Sae marce, protesta a Bologna:
muffa scaricata di fronte al consorzio

SISMA - La rete Terre in moto ha lasciato sacchi pieni di materiale fradicio di fronte alla sede della Cns e ha appeso uno striscione. «Sul sito detta ditta si legge che le strutture sono "destinate a durare in eterno". Parole inaccettabili date le condizioni a solo pochi mesi»

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Due sacchi della spazzatura pieni di materiale ammuffito con sopra un fiocco rosso, a mo’ di regalo. Così la rete Terre in moto “restituisce” la muffa al consorzio Cns, che ha realizzato le casette di Muccia dove i pavimenti sono marciti a causa delle infiltrazioni. Appeso anche uno striscione all’ingresso della sede aziendale di Bologna con la scritta «Basta speculazioni sulla pelle dei terremotati. A voi la muffa, a noi futuro e dignità». 

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Alcuni funghi cresciuti in una sae di Muccia

«Oggi dall’Appennino marchigiano siamo a Bologna per questo: per consegnare al Cns parte di quell’immondizia che loro stessi hanno destinato ai terremotati in questi mesi – dice la rete in una nota -. Con questo “regalo” vogliamo ribadire a chi pensa di speculare sui terremotati in qualsiasi forma, sia essa politica o economica, che non lo permetteremo. Gli abitanti dell’Appennino non lo permetteranno.  Abbiamo sempre criticato la scelta di chiamare “cratere” l’area interessata dal terremoto del 2016 nel centro Italia, ma più passano i mesi e gli anni più questo nome inizia ad essere calzante. L’immobilismo dei governi passati come di quello attuale sta trasformando le nostre zone interne in un vero e proprio cratere, in una buca in cui non solo ci si dimentica dei 77.000 edifici inagibili ma in cui tutto viene inghiottito, soprattutto la vita delle persone. Ora basta, vogliamo un futuro degno di essere vissuto e niente e nessuno potrà negarci questo diritto. Le sae sono costate migliaia di euro al metro quadro – ricorda Terre in moto -. Muffa e funghi spuntano dai tetti e dai pavimenti costringendo persone già provate dalla precarietà dovuta al post sisma a vivere in condizioni insalubri, a sottostare a continui controlli e riparazioni (riparazioni spesso da rifare più volte nel giro di poche settimane) ed a continui traslochi. E tutto questo senza che nessuno se ne sia assunto fino ad ora la piena responsabilità. Nel sito del Cns che nel 2015 è risultato il primo aggiudicatario della gara d’appalto indetta da Consip per conto della Protezione civile e che ha costruito gran parte delle casette con problemi, si legge a proposito dei prototipi delle sae: “Le sae sono adatte a qualsiasi condizione climatica e studiate per essere fruibili anche da persone disabili. Sono progettate nel rispetto della normativa antisismica e delle leggi in materia di sicurezza, igiene e ambiente. Il loro primo ciclo di vita è di sei anni ma sono destinate a durare in eterno”. Queste parole sono grottesche e inaccettabili se confrontate con le condizioni delle strutture a solo pochi mesi dalla consegna».

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