Nella Sae i topi “da compagnia”

LA DOMENICA DEL VILLAGGIO - Tra le tante proteste e lamentale sulle casette anche la presenza dei ratti in alcune aree
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di Giancarlo Liuti

Strano? Ci sembrerà, ma ce lo garantiscono i più autorevoli testi di zoologia. Le cosiddette Sae (“Soluzioni Abitative di Emergenza” consistenti in piccole case di legno destinate a sostituire provvisoriamente quelle normali in attesa che si provveda ad eliminare i danni del terremoto ) non possono purtroppo risolvere i problemi da esse stesse creati, come la fanghiglia che emerge dal sottosuolo, il fetore di muffa che ammorba gli interni e, non ultima, l’inevitabile contiguità con i topi, E allora proteste, lamentele e mugugni che poi finiscono sui giornali e danno l’idea che le soluzioni adottate dai poteri pubblici – comunali, provinciali, regionali, nazionali – non solo non risolvono i problemi ma addirittura li rendono peggiori.
Da alcune zone del Maceratese d’alta collina, ad esempio, arriva una lagnanza particolare ma del tutto verosimile che riguarda la presenza, nelle Sae, di topi clandestinamente penetrati da fuori per godersi non solo il calduccio che c’è dentro ma soprattutto qualche crosta di formaggio accidentalmente caduta dalla bocca di uno dei nostri poveri rifugiati lì. Per cui ai non pochi disagi che loro debbono già sopportare va aggiunto pure quello dei topi.

“Ingresso per topi” in una casetta

Li conosciamo bene, i topi, e non li abbiamo mai considerati amici. Le nostre donne, per esempio, temono che gli si arrampichino su per le gambe fino agli slip (e non mai capito per fare che cosa). Ma simpatici, i topi, non sono nemmeno a noi uomini, che li riteniamo poco puliti e troppo numerosi, tanto da dividersi in varie specie di “ratti” (è questo il nome che scientificamente gli si dà) secondo le loro dimensioni: norvegesi, surmolotti e le cosiddette “pantegane”, a tal punto ben piantate da metterci quasi paura.
Ma il mondo è strano e non mancano i cosiddetti “topi da compagnia”, che a partire dall’Ottocento inglese e adesso un po’ dovunque girano tranquillamente nelle case e proprio come i gatti, che dovrebbero essere i loro più irriducibili avversari, si lasciano anch’essi accarezzare da quell’altra popolazione di viventi che siamo noi. Ovviamente faccio fatica a crederci, ma l’ho letto su autorevoli testi di “zoologia morale”. E può darsi che sulla spinta mai ferma del progresso un bel “topo di compagnia” dovrò farmelo anch’io. Ironia, nelle mie parole? Certo, ma stavolta ho deciso di rinunciare alla cupezze delle ultime settimane e di buttarmi perfino sullo scherzo, che tutto sommato funziona da pur futile sollievo rispetto agli accadimenti quasi sempre disperati della nostra fosca contemporaneità.

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