Sacci, accordo con gli ex lavoratori,
15mila euro di indennizzo:
«Malattie professionali? Ok azioni legali»
SINDACATI - Fillea Cgil e Filca Cisl hanno chiuso la vertenza relativa ai licenziamenti collettivi di 47 dei 71 dipendenti. Preoccupazione delle sigle sindacali per l'abbandono dell'area e sul futuro dello stabilimento

La conferenza di questa mattina: Massimo De Luca segretario provinciale Fillea Cgil, Jacopo Lasca segretario provinciale Filca Cisl, Sauro Bravi delle Rsu di stabilimento
Cementificio Sacci, chiusa la vertenza sindacale relativa ai licenziamenti collettivi: oltre 15 mila euro di indennizzo per gli ex lavoratori ai quali resta la possibilità di agire nei confronti dell’azienda nel caso si manifestino malattie professionali riconducibili all’attività svolta nel cementificio. E’ quanto contiene l’accordo firmato dai sindacati a due anni dall’interruzione dei rapporti di lavoro di tutte le maestranze del cementifico di Castelraimondo – Gagliole.
Accordo raggiunto tra la proprietà del cementificio Sacci di Castelraimondo, attualmente in capo ad Italcementi-Heidelberg ed i sindacati di settore, Filca Cisl e Fillea Cgil, che hanno firmato per quarantasette lavoratori da loro assistiti un accordo di conciliazione, con i il supporto dei legali Pettinari e Pantaleoni. L’accordo prevede per ciascun lavoratore un indennizzo di 15mila e 400 euro netti, molti di più dei tremila offerti dall’azienda. I dettagli sono stati presentati questa mattina nella sede Cgil di Macerata, alla presenza di un nutrito gruppo di ex dipendenti, di Massimo De Luca segretario provinciale Fillea Cgil, di Jacopo Lasca segretario provinciale Filca Cisl, di Sauro Bravi delle Rsu di stabilimento a cui si è aggiunto anche il sindaco di Gagliole Sandro Botticelli, impossibilitato ad intervenire per impegni istituzionali il sindaco di Castelraimondo Renzo Marinelli. Da Macerata è partita forte la richiesta alla Regione Marche di convocare una conferenza dei servizi, sia per monitorare lo stato attuale dello stabilimento, ormai abbandonato dal maggio 2015 quando è cessata la produzione, sia per attuare la messa in sicurezza dello stabilimento che per iniziare una discussione sul futuro del sito, magari individuando possibilità per una sua riqualificazione e per avviare nuove attività, anche estranee alla produzione di cemento, ma che possano fare da traino allo sviluppo locale.
«L’azienda ha sempre avuto una forte determinazione a non investire a Castelraimondo, sia per il rinnovo dei mezzi di produzione che dei prodotti – ha detto Bravi – la Cementir dopo aver acquisito la proprietà dalla Sacci per poco più di cento milioni di euro, non ha presentato un piano industriale, chiudendo lo stabilimento e licenziando i dipendenti, vendendo poi ad Italcementi per trecento milioni di euro, realizzando un’enorme plusvalenza, senza che nessun vincolo obbligasse l’azienda ad investire. Mi spiace che non ci siano le istituzioni, perchè di fronte all’attuale stato di degrado ed abbandono del sito, va chiesto un incontro con la proprietà per sapere le sue intenzioni, riguardo all’eventuale bonifica, per evitare un mostro dal forte impatto sul territorio». Dei settantuno lavoratori rimasti in forze all’azienda, 47 sono quelli seguiti da Fillea e Filca, tra loro il 90 per cento ha trovato un nuovo lavoro, a dimostrazione delle competenze possedute, anche se in gran parte dei casi precari, gli altri sono andati in pensione o sono vicini a questo traguardo. «Chiediamo un tavolo di confronto con istituzioni regionali, comunali e l’azienda – ha aggiunto Lasca – specie dopo il decreto regionale di diniego dell’autorizzazione integrata ambientale, necessario per la prosecuzione dell’attività, perchè dopo l’evento negativo della chiusura del cementificio dobbiamo pensare a rigenerare l’area industriale del cementificio, attraverso un processo di bonfica e riqualificazione, di questo importante stabilimento, non per un nuovo sito di produzione del cemento, ma con l’ascolto e la partecipazione reale della comunità locale, per attivare le risorse con cui far partire la bonifica e processi produttivi, ambientali e culturali, in grado di rigenerare queste zone, già duramente colpite dal sisma e dalla crisi economica».
I sindacalisti hanno denunciato la preoccupazione per lo stato di abbandono della zona del cementificio, per questo hanno chiesto l’avvio della conferenza dei servizi per il monitoraggio e la bonifica, chiedendo che se ne occupi un ente pubblico come l’Arpam ed inserendovi anche la Provincia ed i comuni di Castelraimondo e Gagliole. «Se è stato ottenuto questo risultato è soltanto per la voglia di giustizia dei lavoratori – ha spiegato De Luca – dopo due anni stiamo portando avanti un discorso di civiltà, considerando che questi lavoratori vivono e amano il loro territorio, la proprietà ha ottenuto dalla vendita del gruppo Sacci un risultato finanziario abnorme, riuscendo a pagare solo il 27 per cento dei debiti e mettende decine di famiglie in mezzo alla strada, per la zona era importante anche l’indotto delle altre attività che gravitavano intorno al cementificio. La Regione ha portato avanti in modo remissivo e lento nei confronti della proprietà la vertenza. Occorre evitare che quel sito si riduca in uno stato che possa danneggiare l’ambiente. La Regione dopo il diniego dell’Aia ha stabilito che si provveda alla bonifica, ma personalmente ho grossi dubbi sulle parole del presidente Ceriscioli. Mi viene in mente il caso di Bagnoli, dove soltando dopo venti anni dalla dismissione, forse si provvederà alla bonifica, ho paura che questo si possa ripetere anche per il cementificio di Gagliole e Castelraimondo. Questo era l’unico cementificio della Regione Marche, dove si stanno investendo 5 miliardi di euro in opere pubbliche e dove per almeno vent’anni ci saranno lavori per 13 miliardi di euro nella ricostruzione post terremoto, solo in provincia di Macerata». L’accordo prevede la possibilità per i dipendenti di agire nei confronti dell’azienda, qualora risultassero malattie professionali riconducibili al lavoro svolto nel cementificio. «Il periodo attuale non è dei migliori per sperare in un posto di lavoro – ha concluso Sandro Botticelli sindaco di Gagliole – come Comune chiederemo alla Regione di avviare la conferenza dei servizi e di attivare gli organi competenti, per salvaguardare la salubrità del territorio, saremo in prima linea per affrontare questa problematica in modo forte»

Grave errore aver chiuso lo stabilimento SACCI, i sindcati dovono fare la loro battaglia, l’ILVA di Taranto ci sta provando. E’ assurdo perdere posti di lavoro in una regione dove è in pieno svolgimento grandi opere nella viabilità su gomma e ferro dove la ferrovia passa ancora a ridosso del mare e nella sanità con i nuovi ospedali e soprattutto la ricostruzione nel terremoto. Impianti moderni danno garanzie sia in questi settori che in altri dove nascondersi dietro un dito è da ipocriti. La politica egoista, guarda sempre alle prossime elezioni, mentre quella vera e coraggiosa guarda alle nuove generazioni. Ivano Tacconi capo gruppo Udc Comune di Macerata.
La ferrovia passa ANCORA a ridosso del mare? Mica è facile spostare i binari – neanche di pochi centimetri – anche restando nell’ambito della proprietà ferroviaria.