Fallimento Gi&E:
accordo proprietà-Fim e Uilm,
la Fiom non firma

LAVORO - L'amministratore Luciano Ghergo si è impegnato per un un costo aziendale per dipendente pari a 19mila euro lordi comprensivi del riconoscimento dei mesi di maggio e giugno 2018
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L’ingresso della Gi&E

Firmato l’accordo sindacale alla Gi&E, l’azienda portorecanatese del gruppo Ghergo, che potrebbe scongiurare lo spettro del fallimento. Davanti al funzionario regionale Giuseppe Soverchia, la società è stata rappresentata dall’amministratore Luciano Ghergo assistito da Confindustria Ancona. L’accordo, che prevede un incentivo all’esodo per i 44 lavoratori in mobilità con un costo aziendale per dipendente pari a 19mila euro lordi comprensivi del riconoscimento dei mesi di maggio e giugno 2018, è stato siglato dalla Fim Cisl e dalla Uilm Uil, la Fiom Cgil non ha firmato. Carlo Cesca della Fiom, presente al tavolo, ne spiega le ragioni:«L’azienda non ha proposto un incentivo all’esodo maggiore, né ha dato disponibilità per un anticipo della somma.   La cifra è più bassa di quanto sembri, e al netto sono 15mila euro, come le precedenti proposte.  L’azienda nei fatti non è venuta incontro ai dipendenti della Gi&E».

«Siamo ben coscienti che l’accordo da solo non basta, – scrivono i rappresentanti di Cisl e Uil – serve da parte aziendale un progetto di concordato, sostenibile, che dia risposte ai creditori per dare gambe ad un rilancio e risanamento dell’azienda anche passando a nostro parere dalle cessione di quote societarie per arrivare ad un progetto industriale che mantenga occupazione e possibilmente di poter in futuro riassorbire alcuni degli esuberi che fanno parte della procedura di mobilità. Il mancato accordo avrebbe prodotto sicuramente il fallimento dell’azienda, precludendo ogni possibilità di continuità produttiva, producendo per i lavoratori ulteriori disagi, ci permettiamo di ricordare che l’azienda dal primo febbraio 2018 ha chiesto il pagamento diretto della Cigs da parte dell’Inps e da allora i lavoratori coinvolti sono senza reddito, il fallimento avrebbe aggravato ancora di più questa situazione. Confidiamo nel commissario giudiziale e nel giudice delegato del tribunale di Ancona nell’autorizzare in tempi celeri il progetto di accordo sindacale per consentire a chi aderisce all’accordo di poter vedersi erogata la prima rata per il 15 luglio. Ci rendiamo conto che il suddetto accordo è lontano dalle aspettative che i lavoratori avevano all’inizio, ma con il passare dei giorni e il perdurare dello stallo sulla trattativa dove dall’iniziali 6 mila euro lordi poi diventati 15mila senza il riconoscimento dei due mesi in carico aziendale maturati dopo il termine della Cigs che è finita precisamente il  2 maggio 2018 si è arrivati ai 19mila lordi compresi i due mesi maggio e giugno e il riconoscimento dei contributi previdenziali. I lavoratori che aderiranno all’accordo sanno bene che l’azienda è la stessa che non ha rispettato gli accordi della precedente procedura, ma nello stesso tempo confidano e pongono le loro speranze nella riuscita del progetto concordatario e se questo avviene la credibilità e la solvenza dell’accordo lo garantisce il concordato stesso, detto questo i problemi dell’azienda sono tanti e molti di difficile risoluzione nell’immediato per questo chiediamo alla proprietà un cambio di passo ed una seria ricerca di un socio che crede nelle potenzialità della Gi&E per non disperdere le professionalità che hanno da sempre dato un valore aggiunto all’azienda e per mantenere il sito produttivo a Porto Recanati, ci sono già molti capannoni vuoti dopo un fallimento nella provincia di Macerata e non solo. Si difendono i lavoratori anche con scelte sofferte e con senso di responsabilità, solo il tempo darà ragione se le scelte sono state giuste o sbagliate, ma quando l’alternativa è il fallimento, bisogna avere il coraggio di osare».

 



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