Il Pd sceglie, Messi:
«I candidati papabili
fuori dalla direzione»

POLITICHE 2018 - L'esponente dei renziani, in vista della riunione di lunedì per la scelta delle candidature, chiede l'esclusione dei diretti interessati
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Osvaldo Messi

 

Fibrillazione nel Pd maceratese per le candidature alle politiche. Il partito è sempre separato tra l’ala maggioritaria degli ex Dem che hanno portato alla rielezione del segretario provinciale Francesco Vitalia e l’area dei primi renziani, capitanata dal senatore Mario Morgoni. Il sindaco di Appignano Osvaldo Messi, che aveva sfidato Vitali alla segreteria, chiede ai possibili candidati di non presentarsi alla direzione provinciale convocata per lunedì 22 gennaio per esaminare i temi legati alla campagna elettorale già aperta e in particolare alle proposte di candidature per il Parlamento. Messi ha inviato una mail ai componenti dell’assemblea provinciale: «Siccome si tratta di una materia delicata e si parlerà di persone, ritengo che sarebbe opportuno, anche per garantire un confronto il più possibile sereno, oggettivo e distaccato, che i diretti interessati in quanto possibili candidati, si astengano dal partecipare a questa riunione». Con le candidature della deputata Irene Manzi e del segretario regionale Francesco Comi date quasi per certe, resta in ballo quella dell’ex assessore regionale Sara Giannini indicata per il  maxi collegio per il Senato Marche 3 (che comprende Ascoli, Fermo e Civitanova) dalla direzione provinciale di Ascoli, forte anche del legame con Luciano Agostini. I renziani, forti del 40% alle provinciali, rivendicano almeno una candidatura e hanno messo sul tavolo oltre alla possibile ricandidatura del senatore Mario Morgoni, un nome espressione della società civile come indicato da Matteo Renzi: l’ex rettore di Unicam Flavio Corradini. Mario Morgoni, dal canto suo, appoggia la richiesta di Messi: «Concordo pienamente con la sua proposta, io non avrei partecipato comunque. In questa campagna elettorale assistiamo a una corsa sfrenata alle auto candidature , un partito come il Pd ha il dovere di testimoniare che i suoi dirigenti hanno scelto la politica non come percorso di carriera ma come condivisione di un progetto di società».



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