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La sentenza sulle spese facili
cambia il gioco delle candidature?

IL COMMENTO - Oggi, a meno di due mesi dalle elezioni politiche, la Cassazione, annullando il decreto di archiviazione, riapre la vicenda con il rischio di rinvio a giudizio per 54 ex consiglieri regionali e addetti. A rischio nel Pd le candidature di Paolo Petrini e di Sara Giannini che aprirebbero un'autostrada al senatore uscente Mario Morgoni. Prendono sempre più quota Francesco Comi (che era stato assolto dopo aver scelto il rito abbreviato) e Irene Manzi
sabato 13 gennaio 2018 - Ore 20:57 - caricamento letture
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di Fabrizio Cambriani 

Il 12 di settembre del 2016 era di lunedì. Nel palazzo di Giustizia di Ancona c’era la folla delle grandi occasioni. Si attendeva il verdetto per le spese facili da parte dei gruppi consiliari regionali. In attesa del pronunciamento una folta schiera di avvocati. Dall’altra parte la giudice dell’udienza preliminare, Francesca Zagoreo. In fondo, dietro le transenne, un plotone di giornalisti armati di microfoni e taccuini.

Francesco Comi con l’avvocato Marina Magistrelli

Unico imputato presente, tra gli oltre sessanta, il segretario del Partito Democratico, Francesco Comi. Nella tasca destra della giacca un appunto che sarebbe servito in caso di assoluzione, nella sinistra quello in caso di condanna: le sue immediate dimissioni e già l’indicazione del commissario regionale di partito nella persona di Francesca Puglisi, parlamentare di origini pesaresi. Comi, scegliendo il rito abbreviato, si giocò su quel tavolo, in un attimo, tutta la sua carriera politica. Senza troppi rinvii. Senza ulteriori cavilli. Un triplo salto mortale da venti metri, privo di rete di protezione. Assieme all’ex presidente Spacca, gli ex consiglieri Bugaro e Binci e al funzionario del gruppo Pd Ricci, Comi si fece giudicare, allo stato degli atti e senza alcun dibattimento. Venne poi assolto, assieme agli altri quattro imputati che scelsero con lui il rito abbreviato. Cinquantacinque tra consiglieri e funzionari vennero prosciolti, sei rinviati a giudizio (tre dei quali successivamente assolti).

L’ex assessore regionale Paolo Petrini

Oggi, a meno di due mesi dalle elezioni politiche, la Cassazione, annullando il decreto di archiviazione per 54 prosciolti, riapre questa pagina. E lo fa probabilmente entrando a gamba tesa anche sulle candidature alle imminenti elezioni politiche. Tra i 54 infatti, c’è pure qualche nome di papabile per uno scranno in Parlamento. Sul quale, a differenza di Francesco Comi – che si è fatto giudicare subito uscendone con una assoluzione – pende la spada di Damocle di un potenziale rinvio a giudizio. Francesco Acquaroli e Graziella Ciriaci nel centrodestra, Sara Giannini, e Paolo Petrini, per il Partito Democratico, sono i nomi che circolano per il collegio di Civitanova e Fermo.

 Ma il rischio di un rinvio a giudizio potrebbe toccare in sorte anche a due attuali assessori regionali: Moreno Pieroni e Angelo Sciapichetti. Un’altra rognosa gatta da pelare che si aggiungerebbe alle tante prodotte già dal post-sisma sul tavolo del presidente Ceriscioli. Le fibrillazioni più significative investono, dunque il Partito Democratico. In particolare nel sud delle Marche. Che oltre alla riapertura del fronte “spese pazze” vede anche il caso – ormai divenuto di rilievo nazionale – del sindaco di Offida Valerio Lucciarini, coinvolto in qualità di pugile della domenica in deplorevoli risse di paese. Indiscrezioni lo darebbero in corsa per una candidatura al Senato nelle Marche meridionali.

Sara Giannini

Premesso doverosamente che nessuno è colpevole fino a condanna definitiva, si pone tuttavia, ai vertici nazionali e regionali del Partito Democratico, il problema di opportunità politica nel candidare al Parlamento personalità che, a breve, potrebbero essere rinviate a giudizio per il reato di peculato. Soprattutto se la scelta dell’attuale segretario regionale, Francesco Comi, è stata nella medesima situazione, quella di affrontare a viso aperto il giudizio immediato. Si tratterebbe di due pesi e due misure che gli elettori difficilmente comprenderebbero. In particolare in questa fase di difficoltà che sta affrontando, ad ogni livello, l’intero PD. Lo dico senza troppe perifrasi: la decisione della Cassazione mette a rischio le candidature del deputato uscente Paolo Petrini e quella di Sara Giannini ex assessore regionale, tutti e due ricadenti nel collegio di Civitanova-Fermo. Se i vertici del Pd dovessero prendere in considerazione l’opportunità di non candidare Giannini e Petrini, si aprirebbe un’autostrada per il senatore uscente Mario Morgoni renziano duro e puro della prima ora. Ma si tratterebbe anche di una composizione delle liste che, grazie a questi incidenti di percorso giudiziari, potrebbe portare alla quadratura del cerchio che finora sembrava impossibile da realizzarsi in casa Pd Marche. Una scomposizione delle attuali alleanze che si riordinerebbe in virtù di un diverso, nuovo sodalizio fondato su rinnovate designazioni per le elezioni politiche.

Mario Morgoni

A questo punto, per quanto attiene le candidature, prendono sempre di più quota, relativamente alla provincia di Macerata, le figure di Irene Manzi nel collegio Macerata-Osimo, Mario Morgoni nel collegio Camera Civitanova- Fermo o addirittura nel collegio Senato Marche sud e Francesco Comi in un listino proporzionale. Più in generale si tratta di un terremoto, stavolta politico che, visto il margine di tempo brevissimo per la presentazione delle liste (il termine ultimo è il 29 gennaio) lascia poco spazio a eventuali interventi correttivi.
Ma parimenti apre un inquietante cono d’ombra su sospetti e illazioni per una sentenza ad orologeria che interviene – comunque vadano le cose – a condizionare il corso della vita politica regionale e nazionale.

Spese facili in Regione, la Cassazione riapre i giochi: in 54 rischiano il processo

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