Week surgery a marce ridotte,
chiesto il potenziamento dell’ospedale

SAN SEVERINO - Il comitato per la difesa e la tutela del Bartolomeo Eustachio chiede al governatore Luca Ceriscioli di rispettare gli impegni presi nella delibera dell'agosto 2016 dopo la chiusura del punto nascita

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Il comitato settempedano per la difesa dell’ospedale con il sindaco Rosa Piermattei

 

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Week surgery attiva soltanto parzialmente nell’ospedale di San Severino, con il 25 per cento degli interventi rispetto a quelli possibili: si devono rispettare gli impegni presi con il Comune dal presidente della Regione Luca Ceriscioli nella delibera 959 dell’agosto 2016, dopo la chiusura del punto nascita. Sono queste le richieste per il Comitato per la difesa e la tutela dell’ospedale Bartolomeo Eustachio, che si è riunito l’altra sera per denunciare la difficile situazione dell’ospedale di San Severino. La serata si è aperta con la consegna di una targa di ringraziamento per il lavoro svolto, al dottor Nazzareno Oddi, apprezzato medico dell’ospedale, di recente andato in pensione. Nel dibattito si è chiesto di potenziare il punto di primo intervento dell’ospedale di San Severino, che l’anno scorso ha avuto 7 mila accessi e richiama numerose persone da fuori. Insieme a questo deve essere prevista la presenza di un’ambulanza medicalizzata, chiesto anche il potenziamento delle eccellenze attuali, come oculistica e la piena attivazione della week surgery, che nella delibera 959 è previsto sia di livello provinciale, in cui si potrebbero svolgere ben due terzi di tutti gli interventi chirurgici programmati, della provincia di Macerata. Chiesto anche, in virtù dell’accordo intercomunale con i comitati di Tolentino, Cingoli e Recanati, di mantenere anche i punti di primo intervento in quelle sedi, secondo un modello di sanità che prevede un nodo centrale e sedi periferiche, in realtà in cui assicurare il servizio di pronto intervento, perchè punto di riferimento per un vasto territorio circostante.

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La consegna della targa al dottor Nazzareno Oddi

Proposto anche di mettere in rete le specializzazioni dei nosocomi vicini in modo rendere un servizio più efficiente senza interessi personalistici: ad esempio presso il nosocomio di San Severino Marche, far decollare la week surgery di livello provinciale, oculistica, ematologia, radiologia, diagnostica, analisi; a Tolentino vi è un efficiente reparto di dialisi; presso Camerino ortopedia, utic, e così via, mettendo in comunicazione realtà sanitarie di eccellenza o, comunque, di buon livello. «I sindaci e le popolazioni della montagna si devono unire per una battaglia comune contro lo strapotere del pesarese e dell’anconetano, mettendo da parte gli sterili campanilismi, facendo leva sulle difficoltà create dal terremoto e dalla precaria viabilità – ha detto l’avvocato Marco Massei vicepresidente del comitato di San Severino – occorre modificare il piano sanitario regionale, male organizzato e strutturato: si deve pensare a dei pronto soccorsi – o quantomeno punti di primo intervento -organizzati in modo omogeneo ed efficiente sul territorio con possibilità effettiva di stabilizzazione del paziente che deve raggiungere il ppi in maniera sicura e rapida. L’ospedale unico si farà almeno tra dieci anni e nel frattempo occorre potenziare ciò che già funziona». Sono intervenuti all’incontro il sindaco Rosa Piermattei che ha riferito di avere avuto alcuni incontri sul tema sanità con la Regione, i consiglieri regionali Elena Leonardi, Luigi Zura Puntaroni, Sandro Bisonni, i consiglieri comunali di maggioranza ed opposizione di San Severino, un rappresentante del consiglio comunale di Tolentino, esponenti dei comitati di Recanati, i rappresentanti settempedani di Avulss, Avis e Cri.

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