Taglio degli uffici postali
“Rischio impoverimento per i territori”
LA SCURE - Sono 52 gli sportelli che potrebbero sparire in provincia, 159 in tutta la Regione. La Cisl: "Il piano è congelato, ma la situazione resta preoccupante". E sulla consegna a giorni alterni della corrispondenza, che dovrebbe partire a breve: "Effetti devastanti dove già è stata applicata"

“La speranza del sindacato dei lavoratori postali è che non si voglia procedere alle chiusure prospettate”. Dopo l’allarme lanciato dalla deputata del Movimento 5 stelle Patrizia Terzoni sulla chiusura, da qui al 2019, di 159 uffici postali nelle Marche, di cui 52 nella nostra provincia (leggi l’articolo), la Spl-Cisl precisa che “il piano quadriennale è al momento congelato”. Anche se la situazione resta preoccupante. Perché se il piano dovesse proseguire secondo quanto prospettato, si “determinerebbe un pesante depauperamento dei territori”, aggiunge la Spl-Cisl. Oltre a questo, c’è la questione del recapito a giorni alterni della corrispondenza, al centro dell’attuale piano di riorganizzazione aziendale per risparmiare sul costo del lavoro e che dovrebbe essere applicato nelle Marche, ultima regione interessata dall’attuazione, tra la fine dell’anno e i primi mesi del 2018. “Nelle regioni dove il recapito a giorni alterni è già entrato a regime – denuncia il sindacato – gli effetti del nuovo modello sono stati devastanti e la qualità del servizio è in caduta libera: in molte località del Paese il portalettere non bussa alla porta del cittadino più di una volta a settimana. Da una indagine sulla qualità condotta internamente alla azienda, la struttura del recapito delle Marche risulta essere la migliore a livello nazionale. La nostra impressione è tuttavia completamente diversa: vi sono molte criticità sia per garantire il recapito a domicilio, sia riguardo il ritiro della corrispondenza descritta (raccomandate, assicurate ed atti giudiziari) di cui è stato lasciato avviso presso gli uffici postali. L’applicazione del recapito a giorni alterni non potrà dunque che andare ad inficiare questo quadro già di per sé problematico, con crescenti disagi per i cittadini”. La Slp-Cisl ritiene che le priorità del settore siano ben altre, innanzitutto il rinnovo del contratto, l’organizzazione del lavoro, regole certe sullo sviluppo professionale, sulle politiche di incentivazione economica e meritocratiche. “Mancano politiche attive del lavoro utili a superare le condizioni di vero e proprio precariato che vivono i part-time e il personale flessibile assunto con contratto a tempo determinato – conclude il sindacato -. Come già denunciato in passato, permangono esagerate pressioni in capo agli addetti di sala consulenza e ai direttori degli uffici che, nonostante la firma di un protocollo ad hoc, vengono continuamente vessati affinché aumentino ricavi e quindi utili per gli azionisti. L’impressione è che la funzione sociale dell’azienda e dei servizi che offre sembra perdere di valore ogni giorno che passa”.