Dirigente va in maternità,
l’azienda l’accusa di truffa
Il giudice la assolve
IN AULA - Alla donna veniva contestato di aver falsificato i report dei fax per comunicare l'aspettativa. Secondo la ditta voleva evitare di finire in mobilità insieme ad altri dipendenti in base ad un accordo sindacale. Il legale: "Da cosa doveva difendersi? Dal fatto che era rimasta incinta?"
Dirigente d’azienda accusata di truffa e in seguito licenziata dalla ditta per cui lavorava: il gup del tribunale di Macerata la assolve «perché il fatto non sussiste». L’azienda, un calzaturificio della costa, aveva denunciato la donna sostenendo di non avere ricevuto fax con i quali la dipendente chiedeva l’aspettativa per una gravidanza, un aborto e successivamente una nuova gravidanza. Alla dirigente veniva contestato avesse falsificato i report dei fax con lo scopo di evitare di finire in mobilità. All’epoca dei fatti c’era stato un accordo tra azienda e sindacati per la mobilità dei dipendenti. La truffa sarebbe stata perpetrata, secondo l’accusa, anche all’Inps perché la donna avrebbe percepito indebitamente l’indennità per la maternità. Fatti che risalgono al 2010. Nel luglio di quell’anno la dirigente era andata in aspettativa per una gravidanza, nell’agosto di quell’anno però c’era stata l’interruzione della gravidanza e il mese seguente la donna era rimasta nuovamente incinta. «La documentazione medica non è messa in discussione – spiega l’avvocato difensore della dirigente, Paolo Rossi –. Però la società, sul presupposto che non fosse arrivata documentazione via fax, ha sostenuto che ci sarebbe stata la falsificazione da parte della mia cliente dei report dei fax. L’azienda ha sostenuto che avrebbe imbastito tutto questo per non essere destinataria di un procedimento di mobilità. Peccato però che lei sia venuta a conoscenza dell’accordo tra azienda e sindacato solo due mesi più tardi, a novembre. La mia cliente si è trovata a doversi difendere da una situazione paradossale. Da cosa doveva difendersi? Dal fatto che era rimasta incinta, aveva abortito ed era rimasta di nuovo incinta? Qui non si parla di falsificazione di documenti perché la situazione medica è accertata. Qui si parla di report di fax, che la ditta per cui lavorava deduce fossero falsi perché sostiene non erano arrivati. Un nostro consulente ha dimostrato che invece erano autentici». Oggi il giudice Domenico Potetti ha prosciolto la dirigente con formula piena: «Il fatto non sussiste». «Parallelamente c’è una causa di lavoro che deve ancora concludersi – continua l’avvocato Rossi –, perché la società ha licenziato la dirigente, sulla base di questa attività di falsificazione».
(Gian. Gin.)
