Addio all’ex assessore Giancarlo Urbani:
“Un repubblicano elegante e riservato”

MACERATA - E' morto questa mattina a 87 anni. Ingegnere, ha fatto parte della Giunta Cingolani e ha guidato il servizio Lavori Pubblici della Provincia. Pettinari: "Aveva creato realizzando tante opere un modello di perfetta efficienza, coniugando legittimità e semplificazione" I funerali domani alle 16 nella chiesa Santa Madre di Dio. Il ricordo
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Giancarlo Urbani

 

E’ morto questa mattina alle 8,30, all’età di 87 anni, Giancarlo Urbani. L’ingegnere maceratese, era stato assessore all’Urbanistica del comune di Macerata negli anni ’80 con il sindaco Carlo Cingolani e poi in seguito dirigente capo del settore Lavori Pubblici della Provincia, quando era assessore Antonio Pettinari.  Si era laureato a Milano nel 1959 ed aveva esercitato la libera professione in città. Lascia la moglie Gianna e due figli. I funerali saranno celebrati domani alle 16 nella chiesa Santa Madre di Dio, a Macerata. 

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di Maurizio Verdenelli

E lo ricordo ancora, l’inaccessibile (per noi giornalisti) assessore comunale all’Urbanistica. L’ingegner Giancarlo Urbani l’aveva nel nome il suo destino di amministratore comunale in un momento davvero cruciale per la città che s’avviava alla fine del millennio: l’ultima grande occasione per fare un salto di qualità visto che eravamo nei floridi anni ’80 e non s’allungava ancora l’inquietante ombra della crisi economica.

Inaccessibile, inavvicinabile: fu così che quella sera nella penombra della sala telescriventi del ‘Messaggero’ di Macerata feci quasi un sobbalzo mentre scrivevo quando l’alta figura dell’ingegner Urbani, assessore all’Urbanistica, si materializzò davanti a me appena passata la porta a vetri. Elegante nel suo impermeabile bianco (quasi una divisa per lui che amava i colori chiari: gilet e giacche al solito), e per la prima volta un po’ imbarazzato. Era venuto quasi a scusarsi, con il capo del giornale ‘all’opposizione’ nella pubblica opinione cittadina, per l’incidente in cui insieme con lui, in buona fede, erano caduti tutti: non aver previsto il vincolo posto dalla Soprintendenza sulla storica caserma ex papalina ora centro dei servizi essenziali per il cittadino nel capoluogo, in viale Trieste, quasi all’ombra dello Sferisterio. Già, ormai non lo ricorda più nessuno quella vicenda dove erano finiti a piè pari ed indagati sindaco (l’avvocato Carlo Cingolani che un po’ minimizzava), giunta e i consiglieri comunali che avevano votato l’importantissimo punto. Fu un errore sul quale ‘Il Messaggero’ non infierì nei commenti, poi perdonato con tanto di assoluzione giudiziaria anche (forse) per l’intermediazione del dominus del Pri, cui lui, l’assessore Urbani, apparteneva: il presidente del Senato Giovanni Spadolini, ‘treiese’ di origine e d’affetti e di cittadinanza onoraria. E fu un bene anche per l’utente, e cioè per l’utilizzatore finale di quell’errore in buona fede dell’amministrazione pubblica, il quale finalmente si trovò una struttura dove unitariamente erano compresi tutti i servizi essenziali rispetto alla precedente sede di palazzo Conventati, che risultava ogni anno di più inadatto a quella funzione.

Urbani, una persona per bene. Ed un amministratore in perfetto stile repubblicano, così come allora veniva inteso nella tradizione del ‘pater’ Ugo La Malfa. Dirigente della Provincia, Urbani aveva ‘mille cose da fare’ ma operava soprattutto da tecnico più che da politico. Tanto che nel suo partito diviso in due (l’avv. Graziano Pambianchi da una parte, il dottor Giovanni Meriggi, direttore dell’Aast, l’ente turistico provinciale, dall’altra) l’ingegner Urbani era l’espressione della minoranza, rappresentata da Meriggi, perfettamente accettata dalla maggioranza. Eppure si trattava di un ruolo fondamentale per l’immagine e l’operatività del Pri. “Sul nome di Urbani ci trovammo d’accordo: ci fu l’unanimità in sede quando fu il momento di indicare al sindaco Cingolani il nome del nostro candidato all’Urbanistica” ricorda ora il dottor Luigino Craia, magna pars del Pri, per due volte assessore comunale e consigliere. “Urbani era l’onestà intellettuale incarnata nel ruolo di amministratore pubblico. L’Urbanistica era un settore caldo e noi della maggioranza all’interno del Pri –oddio non era vero che fossimo spaccati, c’erano solo talvolta delle divergenze di veduta- aderimmo subito alla proposta di Giovanni (Meriggi) sul nome del ‘suo’ candidato: Giancarlo Urbani. E vedemmo giusto”.  Quando verso la merà degli anni 80, Urbani lasciò per i preponderanti impegni alla guida dell’ufficio tecnico della Provincia –non  depotenziata come ora- il suo posto fu preso dall’arch. Mauro Compagnucci, ‘poulain’ dell’avv. Pambianchi. Che lasciò contemporaneamente il consiglio con un calembour da…legale considerata la sua anzianità di permanenza: “E’ stato naturale non ripresentarmi: alla fine sarebbero scattati i termini per l’usucapione”.

Ci fu un pendant da consigliere per l’ing. Urbani. Data la sua scarsa frequentata dell’aula consiliare, a causa dei suoi impegni professionali, ci fu anche un tentativo di decretarne la decadenza. “Ma il consiglio si oppose: votò contro”.

“Abitavamo in appartamenti quasi di fronte nella zona di via Mameli” ricorda il regista ed attore Rodolfo Craia “Lo ricordo riservato, di un’eleganza inglese come il suo aplomb. Molto distinto, di una discrezione unica. E ricordo sua moglie, sempre con lui, che per contrappasso aveva un carattere opposto: una bellissima coppia ben assortita. Poi i figli, i nipoti: una grande bella famiglia maceratese con la quale da ragazzino avevo rapporti di simpatia e di vicinanza”.

Dopo l’uscita di scena, l’assessore Urbani, grande protagonista di sette anni, gli ultimi di ‘Macerata granne’ (in consiglio comunale in quegli anni, Mimì Valori, Jader Pojaghi, Mario Crucianelli, Giulio Conti, Renato Pasqualetti, Pietro Marcolini, Sandro Baraboglia, Masino Ercoli, Antonio Corsalini, Giovanni Casale tra gli altri) fece riservatamente …perdere tracce pubbliche di sé, impegnato nella guida ‘urbanistica’ di un altro grande ente: la Provincia. Poi il congedo anche da quello e il silenzio assoluto (mai un commento, mai un intervento anche quando l’antico amico Meriggi fu alle prese con la sua ultima stagione politica): allo stile rigorosamente repubblicano era rimasto fedele. Oggi l’ultimo arrivederci.

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AGGIORNAMENTO – Il ricordo del presidente della Provincia, Antonio Pettinari: “Sono profondamente commosso, se ne va un grande professionista, dalle eccezionali doti morali. Lui, ingegnere, capo dell’ufficio tecnico in Provincia, è stato una guida illuminata per gli amministratori. Ha insegnato a tutti come la regola, la legalità, la legittimità non siano destinate a rendere ‘farraginoso’ l’iter di un’opera pubblica: lui infatti riusciva a coniugare tutto questo aspetto, fondamentale, nel cursus progettuale con la semplificazione, nel rispetto profondo della normativa. Una lezione ineguagliabile ed ineguagliata. Si devono a questo eccezionale professionista opere pubbliche in settori fondamentali della nostra provincia. Nell’edilizia scolastica, ad esempio, tra gli altri gli istituti per Geometri di Macerata, l’ITC di Civitanova Marche, il Liceo Scientifico di Sarnano, i progetti per quello di Recanati, l’Itc di Matelica, l’Itas di Macerata. E nel settore strade, tra l’altro la Trodica-Morrovalle e la variante di Chiesanuova lungo la Cingolana, la sistemazione di oltre cento chilometri (per di più bianche…) affidate alla Provincia, soltanto nel mio quinquennio da assessore. E’ stato il mio maestro, perché sapeva incanalare il mio ardore di giovane amministratore verso la strada sicura della realizzazione. Lavoravamo senza soste tanto che una volta scherzando disse: ‘Assessore, mia moglie ha da dirle due parole…non mi vede quasi più a casa’. Era facile lavorare con l’ingegnere: con il suo nome si chiudeva la bocca a tanti…’Lo ha detto Urbani’. Era garanzia di professionalità e legalità. Con lui dieci anni straordinari: prima come presidente di commissione, dall’85 al 90, poi nei successivi 5 come assessore. Personale indimenticabile di eccezionali virtù non solo tecniche che sapeva aprirsi, lui riservato, in un dialogo fecondo ed umanissimo per il bene pubblico”.



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