Marco Paolini tra le rovine
narra L’Odissea di U
e dei migranti
URBISAGLIA - Nello splendido anfiteatro romano oltre 800 persone hanno assistito allo spettacolo dell'attore veneto, ispirato al poema omerico. La storia di Ulisse diventa metafora di chi è costretto a mentire e vivere di espedienti per raggiungere la propria Itaca di pace

Marco Paolini
di Marco Ribechi
(foto di Andrea Mochi)
Marco Paolini capitan di ventura nell’anfiteatro romano di Urbisaglia. L’attore veneto ha fatto registrare il tutto esaurito nella splendida e suggestiva struttura archeologica dove oltre 900 persone hanno partecipato al reading “U. piccola Odissea tascabile”. La magia del luogo dove «Le querce son sedute a guardare lo spettacolo», come afferma lo stesso Paolini, ha fatto da cornice perfetta al racconto del viaggio di Ulisse e compagni narrato e compresso in un complesso monologo che ha unito elementi letterari a spunti sociologici e culturali della nostra attualità. Oltre al poema omerico in scena sono stati citati anche Italo Calvino, Dante Alighieri di cui è stato letto il XXVI canto, e Jack London, autore molto caro allo stesso Paolini già interprete delle sue opere nell’acclamato “Ballata di uomini e cani” (leggi l’articolo).

Il pubblico nell’anfiteatro romano di Urbisaglia
Anfiteatro gremito e immerso nel silenzio, interrotto solo dal canto dei grilli, la luna e le stelle a brillare sopra il capo degli spettatori immersi tra gli alberi nell’ovale delle rovine di quello che un tempo era una città cardine dell’antico impero romano. «Siamo tutti déi immortali – spiega Paolini – perchè costituiti da immortali atomi di idrogeno che attraverso i millenni, sempre gli stessi, si sono legati con gli altri elementi costituendo la materia e entrando e uscendo da ogni corpo che sia mai esistito sulla Terra». Così parte la riflessione dell’attore, da lontano, da prima del Big bang, quando tutto era concentrato in un punto e non esisteva il tempo e lo spazio, il pensiero, la materia e dio. Con grande maestria Paolini inizia a traghettare gli spettatori nel racconto di Ulisse, chiamato U. per l’occasione, rispolverando tutti gli episodi narrati da Omero nella sua opera immortale. Polifemo, Nausicaa, Calipso, le varie divinità come Poseidone, Eolo, Ermes e altro ancora.

Un momento dello spettacolo
Un continuo rimando tra l’opera letteraria e l’attualità dove milioni di Ulisse a bordo di carrette del mare cercano di affrontare lo stesso infinito e drammatico viaggio per approdare alle coste di Itaca / Lampedusa e trovare un porto di quiete. Ulisse trasformato nel simbolo e nel dio dei vagabondi, dei menzogneri, dei gitani e dei migranti che vivono di espedienti nel tentativo di portare a termine la loro personale Odissea. Al contrario è Enea a incarnare lo spirito europeo, fondatore di una nazione e di un continente glorioso, riconosciuto come vincitore e come degno capostipite di un popolo avanzato e progressista. Nel dramma di U. si consuma la metafora dell’attualità, fatta di divisioni, di massacri e di conflitti. Angeli e demoni al fianco di ognuno, pronti ad invitare e sedurre gli individui che, come in preda alle onde del destino, ne accettano indistintamente le lusinghe. Così fa cantare Paolini al suo pubblico prima di inchinarsi e ringraziare. Una serata magica in un luogo fuori dal tempo che merita di essere conosciuto e frequentato perchè la sua suggestiva bellezza è in grado di catturare qualsiasi emozione. Spettacolo anticipato da una visita guidata alle rovine della vecchia città di Urbs Salvia, la cui quasi totalità purtroppo resta ancora celata sotto la terra che i secoli ha deposto a preservarla.




Location e uno dei più grandi narratori / attore hanno creato una serata magica ….benche la narrazione tratta il problema dolorosissimo di non poter vivere nella propria terra …..anche oggi che ci dichiariamo più civili di allora …..serata indimenticabile.