Sgarbi ritorna a casa e ricorda Liana Lippi
“Lei, mia madre supplente:
mi sento orfano”

SAN SEVERINO - La città accoglie l’ex sindaco in una ‘giornata in memoria’ della ex soprintendente. Sul palco del cineItalia anche il cardinal Menichelli, l’arcivescovo Brugnaro, Papetti, Scoppola e Costamagna

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di Maurizio Verdenelli

(foto di Federico De Marco)

Vittorio è ritornato a casa per ‘piangere’ la morte della seconda madre. San Severino Marche, preti e laici assieme, s’è stretta attorno all’ex sindaco (“lo è sempre” gli aveva detto al telefono Rosa Piermattei), a Michela e Cristina, figlie di Liana ‘la Pasionaria’, la socialista-marxista che aveva guadagnato alla causa della sua città il più popolare critico d’arte. Che ne lanciò definitivamente la bellezza nel mondo. Già, perché nel cuore della professoressa Lippi, morta 30 giorni fa, in cima c’era pur sempre San Severino, lei campanilista estrema in eterna ‘inimicizia’ con ‘i ducati di Camerino e Tolentino’. Nel trigesimo della scomparsa di colei che meritoriamente Sgarbi, allora sottosegretario volle soprintendente, non c’è stato bisogno di ‘lacrime manifeste’ (pure venute irrefrenabili) ma di ricordi semplici. Che parlano di una donna forte, piena di passione, d’amore per l’arte e per la sua terra, volta al bene comune, pronta a ricercare ‘tutto ciò che sarebbe stato il meglio possibile’. Parola di Francesco Scoppola, soprintendente delle Marche insieme con Liana dal 2002. Lo dice prima di essere sopraffatto dall’emozione che la mano ‘soccorrevole’ di Sgarbi posata sul suo braccio ha in parte rattenuto.

Il cardinale Edoardo Menichelli

Il cardinale Edoardo Menichelli

E’ stato Vittorio ad organizzare questa ‘giornata in ricordo’ e a volere con lui sul palco del cine Italia, a fianco del sindaco il card. Edoardo Menichelli, l’arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro, Stefano Papetti, Francesco Scoppola ed Ivo Costamagna (conduttore, l’ottimo Daniele Pallotta). All’Italia, dunque “dove io e Liana nel gennaio ‘90 presentammo Sgarbi come possibile candidato settempedano alle comunali’ (mi ricorda Costamagna) e non al ‘Feronia’ dichiarato inagibile. La città è ferita a morte e Rosa, ‘la leonessa’ ha già minacciato di denuncia sciacalli degli appartamenti e quelli delle locazioni, categorie infami nelle quali si è suddivisa ora una certa Italia a 19 anni fa dal terremoto umbro-marchigiano quando la generosità rendeva inconcepibili tali azioni contro chi è già nella sofferenza profonda. Liana si sarebbe scagliata -dicono Sgarbi, Papetti e Scoppola- anche contro chi ha voluto il trasferimento di tutti i beni della rete museale degli Appennini fuori dal territorio, e cioè nel pur augusto Palazzo Campana di Osimo dove, per ironia della sorte, lei ha curato fino a quando ha potuto una mostra importante (“stringeva il cuore vederla, ogni tanto, chiedere il sollievo di una sedia per la fatica che la malattia gli imponeva” ha ricordato il sindaco Simone Pugnaloni). La mostra, ‘Le stanze segrete’ raccoglie gli infiniti oggetti d’arte messi insieme da Vittorio Sgarbi e Rina Cavallini, sua madre.

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Vittorio Sgarbi questa sera al cineteatro Italia

Non ha lampi, né invettive questa sera il ‘critico più famoso d’Italia’ che una notte d’inverno il 23enne Costamagna convinse con Lippi e Natalini a presentarsi nella lista del Psi a San Severino Marche (“da allora questa è la mia città” ammette) dopo la trionfale presentazione di un suo libro (“vendemmo 1.500 copie”) avvenuta per volontà del sindaco Vissani (“a causa del veto di Zeri” dice Sgarbi) in un luogo diverso dal teatro Feronia. Da allora sono passati molti anni durante i quali è mutato il planetario affettivo di Vittorio. E’ emozionato, dopo aver a lungo ironizzato su cardinali e vescovi veri e laici: “Papetti è anch’egli cardinale, Costamagna vescovo, Scoppola è più propriamente un don” e tutti a ridere, anche Menichelli che indica la ‘badessa’ Rosa Piermattei che voleva ‘farsi monaca’”. Sgarbi, che per tutto il tempo, si era impegnato in telefonate, mail e sms fino a farsi un giro della sala stringendo mani, dando buffetti ed abbracciando i vecchi amici, finalmente getta la maschera, il cuore ‘pesante’ ed addolorato esce fuori inarrestabile. Parla a sorpresa di una vita, la sua, ormai nella sua fase finale, della morte della madre e a distanza di un anno esatto, di Liana: “ho perso il braccio destro, poi quello sinistro”. “E’ la perdita di due memorie, di pezzi della nostra esistenza: è una “mutilazione grave, mi sento orfano”. E spiega: “Mia madre non amava le donne che avevo a fianco, con Liana fu diverso: ne sentiva la matrice materna, familiare, l’affetto profondo. Così per tutto questo tempo Liana è diventata la ‘madre supplente’”. Poi si volta verso l’amico fraterno, che fu insegnante di Michela a Camerino: “Ormai io e Papetti siamo rimasti soli: una coppia di fatto!”. “Una donna straordinaria piena di passione e di coraggio: per me aveva amore platonico-utopico. Nei confronti degli altri era dominatrice”.

Aveva fatto sorridere a lungo la sala: “Se io da sindaco, per volontà di Sclavi a conclusione di un mini compromesso storico Dc-Pci, feci saltare l’ipotesi di una ‘bretella’ con Tolentino, fu per volontà di Liana che non amava né tolentinati né camerti. E se fosse ancora viva non avrebbe digerito il fatto che il Presidente Mattarella abbia ora visitato quest’ultima città e non la sua”. Sgarbi anti-camerinese? No, perché Costamagna pubblicamente gli presenta una supplica da parte di Gianluca Pasqui perché voglia visitare l’ex capitale percossa dei Varano e lui acconsente: “Dopo Campli, di cui sono cittadino onorario e per la quale mi sono battuto perché fosse inserita nel ‘cratere sismico’, farò ora qualcosa anche per Camerino”.

Vittorio Sgarbi con Liana Lippi e il sindaco Rosa Piermattei in una foto d'archivio

Vittorio Sgarbi con Liana Lippi e il sindaco Rosa Piermattei in una foto d’archivio

In sala, dopo una lunga assenza pubblica, c’è l’ex sindaco Cesare Martini: “Liana lo apprezzava molto a differenza di Eusebi, anche se in questo caso non ho mai compreso perché”. Tuttavia nel ricordo non c’è più posto per ‘gli eterni moti del core’ -Sgarbi ricorda la frizione con Wojtyla da lui definito in Tv ‘terrorista’ costata 15 milioni di lire, poi composta a San Severino su suggerimento di Andreotti in occasione della storica visita del papa: ‘mons. Gioia aveva un viso terreo’. Tutto è ormai polvere e pace. E lacrime. Come quelle dell’ex odiatissimo, in quanto ‘camerinese’, vescovo Brugnaro: “Andai a trovarla in ospedale e piangemmo di commozione”.

Tutto si stempera, resta la testimonianza di onestà, solidarietà (Costamagna), la battaglia per l’arte e l’ambiente (Scoppola ricorda la denuncia presa assieme per il vincolo al manufatto Nervi e le polemiche per quello imposto al Colle dell’Infinito, Papetti la difesa dell’oliveto a Loreto e la lotta ai parchi eolici), il rigore e il disinteresse (Menichelli “se c’è da fare qualcosa contro le suore, a causa delle cave, lo farò monsignore” e Brugnaro; “ora in cielo discuterà con il Padreterno per il restauro del Paradiso” dice Sgarbi) la fuga da lustri e lustrini, il disinteresse, l’incorruttibilità. Di questi tempi, si tratta di virtù eroiche.

PS: Alla fine tanta vera partecipazione per la ‘cara Liana, figlia e sorella di San Severino’ afferma il cardinal Menichelli. “Non finisce qui, faremo qualcosa che ricorderà un modo permanente Liana’ confida Vittorio al cronista, anch’egli testimone (dolente) di anni formidabili, così vicini, così lontani.

 

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Monsignor Francesco Brugnaro

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Cesare Martini, ex sindaco di San Severino

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