Morì dopo un’operazione,
medico rinviato a giudizio
CIVITANOVA - Graziano Tantimonaco era morto a 37 anni, sotto accusa è finita una anestesista dell'ospedale di Civitanova. Chiesto risarcimento da 1 milione di euro. L'avvocato Gabriele Cofanelli: "La mia cliente è tranquilla, ha operato con la consueta perizia. Ha sempre svolto il suo lavoro con risultati apprezzabili"
Una anestesista dell’ospedale di Civitanova è stata rinviata a giudizio dal gup del tribunale di Macerata con l’accusa di omicidio colposo per la morte di Graziano Tantimonaco, scomparso a 37 anni in seguito ad un intervento chirurgico cui si era sottoposto nel gennaio del 2015 (leggi l’articolo). L’accusa, sostenuta dal pm Luigi Ortenzi, contesta al medico di aver causato, per imperizia, la morte del giovane, avvenuta in conseguenza di una eccessiva ventilazione polmonare, quando invece, viste le condizioni del paziente, i parametri ventilatori dovevano venire ridotti. L’accusa contesta al medico di non avere utilizzato parametri di ventilazione corretti e adeguati alla patologia polmonare del paziente, «la cui gravità era conosciuta dal medico sia a seguito della Spirometria effettuata dal paziente sia a causa della presenza di ipercapnia, nel corso dell’intervento chirurgico subito da Tantimonaco». I fatti risalgono al 23 gennaio 2015. Tantimonaco lavorava al bancone del pesce in un supermercato di Civitanova. Oggi si sono costituiti parte civile i genitori e una sorella dell’uomo, assistiti dagli avvocati Domenico Formica e Pietro Siciliano. Hanno chiesto un risarcimento di circa un milione di euro. Parte civile si è costituito anche un fratello, assistito dall’avvocato Massimiliano Wolf. Il medico è difeso dall’avvocato Gabriele Cofanelli, oggi sostituito dal legale Esildo Candria. «La mia assistita ritiene di aver operato con la consueta perizia, sono tanti anni che fa questo lavoro con risultati medici apprezzabili – dice l’avvocato Cofanelli -. E’ tranquilla, attende con serenità l’esito del giudizio. Lei, comunque, si è sempre dichiarata innocente». Il processo dovrà dunque far luce se il medico abbia responsabilità nella morte del 37enne o se, invece, il suo operato sia stato corretto.
