Duplice omicidio di Cingoli,
in Assise sfilano i primi testimoni

DELITTO INANI-ABBOULI - Sentito un agricoltore che vide un'auto sospetta poco lontano da dove furono ritrovati i due marocchini uccisi. Acquisiti verbali dei carabinieri. Il processo si sta svolgendo al tribunale di Macerata

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Da sinistra: gli avvocati Fabrizio Belfiore, Francesco Voltattorni e Vando Scheggia

Da sinistra: gli avvocati Fabrizio Belfiore, Francesco Voltattorni e Vando Scheggia

 

di Gianluca Ginella

Partito il processo per il duplice omicidio di Cingoli con i primi testimoni che sono stati sentiti questa mattina dai giudici della Corte d’assise del tribunale di Macerata. Tre gli imputati cui viene contestato di aver ucciso a colpi di pistola i marocchini Hassan Abbouli e Youness Inani, entrambi 30enni, morti il 25 maggio del 2011 e ritrovati a San Faustino di Cingoli all’interno di un’auto a cui poi era stato dato fuoco. L’udienza di questa mattina è partita con un paio d’ore di ritardo, a causa di un disguido nella comunicazione al carcere di Camerino dell’udienza di questa mattina. Giudici, pm, avvocati hanno così dovuto attendere l’arrivo di uno degli imputati, il bodyguard Alex Lombardi, 41 anni di Filottrano, che si trova in cella. Risolto il problema è stato sentito il primo testimone, un agricoltore di Cingoli, Manlio Bussolotto, 66 anni.

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Alex Lombardi il giorno dell’arresto

L’uomo la notte del 25 maggio aveva notato una vettura ferma nelle vicinanze di San Faustino. Si trattava, a detta di Bussolotto, «una jeep, perché aveva una ruota di scorta dietro. Era ferma su di un campo, a bordo c’era un uomo che stava parlando al telefono. Io avevo notato l’auto già mentre stavo nella mia azienda agricola, era ferma da almeno 30-45 minuti. Quando sono passato erano le 22, 22,15. Sul colore dell’auto – ha detto ancora il testimone – posso dire che di certo non era bianca. Ma il colore esatto non lo ricordo, era scuro».  Bussolotto ha poi aggiunto che «quando sono passato il conducente, che aveva gli abbaglianti dell’auto accesi, li ha abbassati». Non ha saputo dire che tipo di fuoristrada fosse. Dopo Bussolotto è stato sentito il luogotenente Domenico Martelli del Reparto operativo di Macerata. Acquisiti gli atti delle indagini che ha svolto, ha solo risposto su una perizia che era stata eseguita, il 26 ottobre 2011, sul fuoristrada Mitsubishi Pajero di proprietà di Alex Lombardi, che secondo l’accusa potrebbe essere proprio l’auto vista da Bussolotto. I fanali abbaglianti funzionavano, gli anabbaglianti no, mentre una delle luci di posizione era rotta.

Il procuratore Giovanni Giorgio

Il procuratore Giovanni Giorgio

Per quanto riguarda gli altri testimoni sono stati acquisiti, in accordo tra accusa e difesa, atti di indagini svolte e verbali. Questa mattina presente in udienza il procuratore Giovanni Giorgio che ha coordinato le indagini insieme al pm Stefania Ciccioli. Imputati al processo, oltre a Lombardi, il 36enne Marco Pesaresi, di Filottrano, e il 33enne Jonny Rizzo, di Ancona. Tutti e tre avrebbero concorso al delitto dei due marocchini per compiere una rapina di droga (l’accusa parla di non meno di 50 chili di hashish). Pesaresi, dice l’accusa, aveva appreso da Lombardi del suo piano per rapinare lo stupefacente e si sarebbe accordato con Abbouli (da tempo fornitore di droga del 36enne) per incontrarsi per comprare dell’hashish nella serata del 25 maggio. L’incontro si era tenuto in un ristorante di Cingoli. In questo modo Pesaresi avrebbe acquistato 2 chili di droga e Lombardi, andato all’appuntamento insieme a Rizzo, avrebbe minacciato con una pistola Abbouli e Inani anche lui presente all’incontro, per prendergli la droga. Poi Lombardi e Rizzo, continua l’accusa, avrebbero ucciso i due 30enni, sparandogli. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Fabrizio Belfiore (per Lombardi), Vando Scheggia e Marielvia Valeri (per Rizzo), Francesco Voltattorni (per Pesaresi). Parte civile (si sono costituiti i famigliari di Abbouli, assistiti dall’avvocato Alessandro Brandoni).


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