Il vice ministro Morando a Macerata:
“L’Italia ha un problema di crescita,
le Marche ce l’hanno doppio”
ECONOMIA - Doppio incontro maceratese per il senatore prima alla Cna e poi al Claudiani per il Circolo Aldo Moro. L'analisi della situazione del Paese è stata seguita da un dibattito fiume

Enrico Morando e Marco Marcatili

Enrico Morando
di Maurizio Verdenelli
(foto di Lucrezia Benfatto e Andrea Petinari)
“L’Italia ha un problema enorme: la crescita”. E le Marche, uno dei territori per antonomasia del miracolo economico nazionale (“E’ un topos di accezione mondiale”) ce l’hanno doppio, crescendo della metà rispetto al Belpaese che a sua volta cresce in misura dimezzata in riferimento all’Eurozona. L’analisi è emersa ieri sera nel corso del dibattito-fiume con il senatore Enrico Morando. Sul tema: ‘Accelerare la ripresa; le sfide economiche, le riforme e la legge di stabilità’, l’incontro con il vice ministro all’Economia e Finanze, ha rappresentato il momento centrale del nutrito calendario proposto anche quest’anno dal circolo ‘Aldo Moro’ presieduto da Piergiorgio Gualtieri.
Nell’affollato auditorium del ‘Claudiani’, ieri sera sono intervenuti tra gli altri Mario Morgoni (un saluto all’amico e collega senatore); l’assessore regionale Angelo Sciapichetti; il nuovo segretario provinciale del Pd, Francesco Vitali; il presidente Istao Pietro Marcolini; l’onorevole Adriano Ciaffi; il chirurgo Gianni Catalini; il presidente di ‘Meridiana’, Giuseppe Spernanzoni; l’ex assessore comunale al Bilancio, Marco Blunno; Giovanni Scoccianti; Renato Pasqualetti, Florindo Mancinelli.

Marco Marcatili
L’analista economico di Nomisma, Marco Marcatili ha ‘interrogato’ l’ospite illustre, introducendo il dibattito. Nel quale sono intervenuti con Marcolini, a lungo assessore regionale al Bilancio (la conoscenza come volano di sviluppo industriale); Giorgio Paolucci, ex sindaco di Potenza Picena (con il relatore c’è stato un pur cortese contraddittorio sul tema degli appalti invano tutelati dalla legge Merloni oggetto di 800 modifiche a dimostrazione della forza della corruzione nel Paese); Maurizio Foglia (sul crac Banca Marche); Giuseppe Cerquetti (evocando nell’eventuale vittoria del Si al referendum, una deriva autoritaria); il presidente dell’associazione invalidi del lavoro, Silvano Mercuri (sul ‘nodo’ dolente dei subappalti e la necessità di finanziare i nuovi macchinari considerato che quelli obsoleti, presenti in gran quantità, provocano gli infortuni) e Dalveno Antinori (in merito all’evasione fiscale il viceministro ha visto in quella dell’Iva la ‘madre’ di tutte le evasioni).
In precedenza Morando era stato ospite di un forum nella sede provinciale della Cna in via Arcangeli convenendo nella necessità di ridurre la pressione fiscale su artigiani ed imprese e sul fronte della formazione dei giovani sul principio dell’alternanza scuola-lavoro con benefici statali, sul fronte dei contributi, da parte dello Stato per le aziende che si facciano carico della presenza dello studente-lavoratore.

Da sinistra Giorgio Ligliani, Enrico Morando e Luciano Ramadori

Mario Morgoni e Pietro Marcolini
Se è mancato il sindaco Romano Carancini, non sono mancati momenti ‘dialettici’ in tema di economia locale e nazionale, in queste ore frenetiche per la legge di Stabilità annunciata come imminente da Matteo Renzi. E riferendosi al premier, il vice di Pier Carlo Padoan ha dichiarato a proposito di un fronte caldo anche nella lotta alla corruzione: “Nella sua enfasi comunicativa, ha annunciato che vorrebbe ridurre a 32 le 32mila stazioni appaltanti. Io mi accontenterei anche soltanto di 300, una per ogni provincia e regione, per ciascuna città metropolitana mentre sta andando bene la centrale degli acquisti che abbiamo nel frattempo realizzato”.

Francesco Vitali
I maceratesi hanno mostrato di saper fare bene i conti, giornali economici alla mano e pure in merito al caso Banca Marche. Dove Enrico Morando ha meritato gli applausi. Rispondendo a Maurizio Foglia che da parte sua aveva criticato il governo Renzi per aver liquidato repentinamente una domenica, banche (tra cui BM) da qualche anno commissariate: ‘Ora si parla di Nuova Banca Marche all’interno di Ubi Banca, previsto il sacrificio di molte delle 300 filiali sul territorio e dunque non si possono nascondere le difficoltà future al riguardo degli operatori marchigiani. “Sono stato relatore di minoranza per la riforma delle banche popolari dal ’92. –ha detto il senatore- Il varo della legge è stato solo nel 2015. Gravissimo il ritardo, eppure il sistema bancario italiano sapeva che c’erano tantissime cose che non andavano. Un ritardo decennale che è servito a banchieri senza scrupoli che sulla pelle dei risparmiatori stavano combinando l’iradiddio (testuale ndr) con l’assoluta certezza che ciò che facevano si sarebbe risolto nel breve con un enorme guadagno per loro e nel medio termine con lo sfacelo dell’istituto di credito: ma a quel punto loro erano già fuori con il tesoro al sicuro”.

Marcatili ha chiamato il viceministro all’Economia a tre domande dopo aver delineato un panorama piuttosto fosco, dalla ripresa fragile, ancor più nelle Marche dove il gap rispetto all’Italia è intorno al 12%, dal 2007 ad oggi: “Così stando le cose –ha detto il giovane analista- per recuperare i livelli precrisi ci vorranno 17/18 anni. Ed anche se i consumi sono un po’ migliorati, gli investimenti hanno frenato e crescono solo dello 0,7% (nel paese: 1,5; in Europa 3); il 50% delle famiglie è fuori uso e non pensa al futuro; i giovani rappresentano un ‘capitale inagito’ e le imprese che esportano lo fanno solo al 60%. Dopo la ricostruzione post bellica non c’è stato uno sforzo unificante, manca la coralità produttiva e l’orizzontamento è corto. Faceva scandalo, una volta, chi guadagnava uno e chi guadagnava 30; ora non se ne parla più anche se c’è chi guadagna fino a 400 volte di più. Inoltre pare finito anche lo spirito d’intrapresa. Pure le grandi famiglie industriali, per lo più alla terza generazione, s’esauriscono”. Ed allora: 1) A quando investimenti collettivi?; 2) Perché non hanno più capacità di afflusso ed assorbimento le celebri eccellenze di frontiera delle Marche? 3) Quale futuro per Macerata, polo culturale e campione di tutte le città medie italiane?
Il viceministro l’ha presa un po’ alla larga evocando il Sud “la zona più depressa d’Europa”, gli sforzi del governo “cui mi onoro d’appartenere” attraverso il bonus di 80 euro. E poi Irap, Ires ed ora Iri. Il problema del malfunzionamento delle istituzioni economiche fondamentali che frena lo sviluppo nell’era di Industria 4.0, che figlia della quarta rivoluzione industriale porterà ad una produzione meccanizzata ed interconnessa che opportunità ma pure gravi rischi. Morando spiega il problema Italia in Eurozona: “Per dirimere una controversia, un tribunale tedesco impiega 2,5 anni ed un’impresa in media riesce a recuperare da un cattivo pagatore il 25% dell’importo perduto; in Italia 3,8 fino a 9 anni, a Reggio Calabria. E il recupero è più difficile, più esiguo”. E dati che fanno ancora paura: “Dal 2007 al 2011 abbiamo perso il 9% di Pil e il 10% del reddito pro capite; le risorse pubbliche e private hanno avuto una contrazione devastante: -32%. Occorre uno shock per recuperare, investendo sulla tecnologia alta, sui macchinari e soprattutto come fattore strategico aggregato al prodotto, puntare sulla conoscenza (che prevede la sostituzione di personale con tutto quel che consegue, ha evidenziato poi nel suo intervento il pensionato Cerquetti)”. Poi il concetto, espresso dal senatore qualche mese fa a Potenza Picena: “Dal 2011 al 2016 in Europa c’è la signora Merkel, uno Stato forte come la Germania che mostra stabilità politica. E noi? Abbiamo avuto nello stesso periodo Berlusconi, poi Monti, poi Letta e dal 2014 Renzi”. Da qui automatico il riferimento al prossimo referendum costituzionale capace per Morando, attraverso il Si, a garantire stabilità e guida politica e dunque migliori progressi economici in un Europa dove è necessario argomentare e concordare su tutto e convincere i partners per far sentire la propria voce”.


Tra i presenti Adriano Ciaffi
In conclusione è mancato nel dibattito e soprattutto nelle risposte, fornite dal viceministro solo ‘en passant’ in un contesto economico generalizzato, il caso Macerata. Ci ha pensato Marcolini che pur elogiando il senatore, ha sottolineato la fragilità della ripresa marchigiana che sconta il 10% in meno sia rispetto all’Europa sia rispetto all’Italia. L’aggancio può avvenire per il presidente Istao tramite la quarta rivoluzione industriale, attraverso il progetto delle ‘città intelligente’, quello della conoscenza per riconnettersi all’innovazione da cui la regione è attualmente fuori e sul piano culturale pel tramite di una federazione di università. Il vero ‘turbo’, anche del capoluogo marchigiano. Che da parte sua pare scontare sempre di più tutti i disagi di una doppia velocità al suo interno: la città di Unimc a cinque marce con eccellenze sul piano della qualità degli studi cui fa da contraltare la città del Palazzo con tutti ritardi e la burocrazia italica. Questa: altra, irriducibile malattia dell’economia (su questo tutti d’accordo, pure il viceministro).








Ma che dici !