Fondi per il centro fiere:
c’è un progetto dal 2006

MACERATA - La partecipazione del Comune al bando statale per la riqualificazione da 12, 4 milioni può beneficiare della tesi di laurea da 110 e lode svolta da Matteo Iommi all'università di Ascoli. Una soluzione che integra il patrimonio storico (l'area di Ricina) e ambientale con una visione innovativa dell'area
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Il progetto di Matteo Iommi per il centro fiere di Villa Potenza
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Il progetto di Matteo Iommi per il centro fiere di Villa Potenza ( un immagine aerea delle coperture)

 

Matteo Iommi

Matteo Iommi

 

Se si è caccia di fondi per un’area strategica come il centro fiere di Villa Potenza perché non cercare tra i talenti di casa nostra, a Macerata? La partecipazione del Comune al bando statale per la riqualificazione delle periferie, che ha come obiettivo il recupero e la ri-funzionalizzazione del vecchio campo boario (leggi l’articolo) può beneficiare di un progetto già elaborato. Una tesi di laurea da 110 e lode, con correlatore niente meno che Cristiano Toraldo di Francia (gli esperti capiranno), conseguita alla facoltà di Architettura di Ascoli da Matteo Iommi nel 2006. Un progetto che guarda al futuro esaltando il patrimonio ambientale e storico della bassa valle del Potenza. Una preziosa “visione” che potrebbe integrare la proposta presentata dall’amministrazione maceratese alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dare una possibilità in più di ottenere i 12,4 milioni stanziati dallo Stato.

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La planimetria generale del progetto

L’idea di una riconversione del vecchio campo boario di Villa Potenza in un centro fieristico espositivo permanente comincia ad affermarsi già verso la fine degli anni 70 con un crescendo di proposte che, pur cambiando l’uso degli spazi, non sono mai arrivate alla definizione di un vero e proprio progetto di trasformazione strutturale dei manufatti e dell’impianto urbanistico. Sarà con la prima amministrazione Meschini (2000-2005) che il tema di un “Polo Fieristico, sportivo, ludico e attrattivo” viene meglio precisato arrivando alla definizione di un “capitolato prestazionale” allegato al cosiddetto “bando esplorativo” rivolto a soggetti imprenditoriali privati.

 

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Scorcio dei percorsi pedonali

Le numerose manifestazioni di interesse pervenute all’amministrazione comunale fecero parlare di “grande successo dell’iniziativa” ma che non trovarono mai applicazione. Tuttavia è proprio in quel periodo  che il “tema” divenne interessante anche sotto il profilo della ricerca urbanistico-architettonica finalizzata ad una riqualificazione ampia ed integrata che comprendeva la zona archeologica di Helvia Ricina ad ovest, il Cemaco ad est e l’asta fluviale a sud. Una cerniera territoriale strategica, posta all’imbocco della bassa valle del Potenza che allora, non a caso, venne efficacemente rinominata “Valle del Pensare” in contrasto all’opposta “Valle del Fare” – quella del Chienti -. Dunque  la discriminante era la qualità della proposta progettuale e ciò poteva meritare anche una tesi di laurea.

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La sezione trasversale

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Il percorso centrale visto dall’alto

Cosa che avvenne nel 2006 con il progetto di Matteo Iommi (attualmente docente a contratto di Tecnologia dell’Architettura alla facoltà di Architettura di Ascoli e Reviewer della rivista scientifica Energy end Building). Oggi che il tema della rigenerazione – riconversione del centro fiere sta ritornando d’attualità con la partecipazione del Comune al bando sulla “riqualificazione delle periferie” riservato alle città capoluogo, Iommi ricorda i contenuti di quella ricerca progettuale. L’architetto descrive il suo progetto come una soluzione che presentava un’orditura tettonica “a placche” che giocava con il terreno e dialogava con gli elementi naturali.

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Scorcio dei tagli architettonici

Il sistema di volumi intendeva apparire come un’eruzione architettonica ottenuta dall’intreccio di informazioni stratificate di tipo storico, topografico e geometrico, partendo dalla ibridazione delle “tracce centuriali” (il sistema con cui i romani organizzavano il territorio agricolo ndr) presenti in tutta l’area di Ricina. La soluzione formale si fondava sulla ricerca di una strategia compositiva in grado di dissimulare la presenza del costruito stesso attraverso un paesaggio artificiale-naturale capace di occupare aree anche molto vaste delle quali diventava parte integrante. Per questa via giunge alla sintesi funzionale delle 3 P: Parco Archeologico, Parco Fluviale e Parco Espositivo con le coperture verdi digradanti verso il fiume rese pedonali.

 

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L’inaugurazione del campo Boario



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