Nuoto, corsa e bici per 42 ore di fila:
il record italiano del triplo Iron Man
è di Alberto Cambio

SAN SEVERINO - L'atleta 48enne, di professione geometra ma con un passato nel mondo del pattinaggio, ha abbassato di 52 minuti il primato nella disciplina più dura al mondo. 11 chilometri in vasca, 540 sulle due ruote e 127 a piedi. "I segreti sono il mio assistente personale e il grande amore della mia famiglia. E' la mente che conta nelle gare estreme"
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I partecipanti al triplo iron man di Bad Blumau, in Austria

 

Schermata del 2016-07-12 20:13:35

Alberto Cambio con la medaglia del triplo iron man

 

di Marco Ribechi

Esistono dei limiti che l’uomo scopre di avere solo nell’istante esatto in cui riesce a superarli. Spesso è proprio il tentativo di migliorarsi, stringendo i denti nonostante il dolore, a fare da motore alle più grandi imprese immaginabili. In questo caso l’impresa è sportiva, estrema e riservata a pochi coraggiosi. Alberto Cambio, geometra di San Severino, dal 10 luglio è il nuovo campione italiano del triplo iron man con un tempo di 43 ore e 5 minuti, ben 52 minuti più basso del precedente. Un successo raggiunto a 48 anni, a testimoniare che quando la testa è lucida il corpo risponde. Una gara massacrante, al limite delle capacità umane: 11,4 chilometri di nuoto, 540 chilometri in bici e infine 127 di corsa, che equivalgono a tre maratone consecutive. Il tutto in un tempo limite di 60 ore. La gara si è svolta l’8 luglio a Bad Blumau, una stazione termale austriaca al confine con l’Ungheria e a prendere parte a quella che in molti definiscono “pura follia” c’erano solamente 32 atleti da tutto il mondo.

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I quattro atleti marchigiani: con il numero 8 Cristian Menghini, con il 9 Gaetano Di Flumeri, con il 10 Alberto Cambio e con l’11 Fabio Flauti

I quattro azzurri, a rappresentare l’Italia, fanno tutti parte della squadra Olimpia Triathlon di Camerino che continua a portare atleti nelle principali competizioni esteme in giro per il mondo. In aprile infatti era stata la volta di Laura Strappaveccia, la donna d’acciaio di Belforte che aveva tentato l’impresa in Sudafrica (leggi l’articolo). Una vita fatta di sport e sacrificio quella di Alberto, a cui però sono seguite anche tante soddisfazioni. «Sono sempre stato una persona attiva – spiega l’atleta – il mio sport era il pattinaggio. Nella disciplina della corsa ho raggiunto buoni livelli anche nel panorama nazionale. Ho giocato anche a calcio e ho preso parte a varie competizioni di atletica. Visto che studiavo a Macerata mi allenavo col Cus. Poi però, verso i 35 anni, mi sono innamorato del triathlon e ho capito che questa era la mia disciplina. Ho già preso parte a 10 iron man ma era la prima volta che tentavo il triplo, è davvero massacrante». Insieme a lui tre compagni d’avventura della provincia di Ancona ma tesserati nella medesima squadra: Fabio Flauti, Cristian Menghini e Gaetano Di Flumeri.

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Un momento della prova di nuoto

 

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Alberto Cambio con il suo assistente personale Gianfrancesco Pilato

Tutti hanno raggiunto l’obiettivo di concludere la gara nel tempo limite, per Alberto è arrivata anche la sorpresa del record italiano. «Non lo avrei mai immaginato, – prosegue Cambio – per me l’obiettivo era scendere sotto le 50 ore. Ho scoperto una resistenza che non pensavo di avere. Nelle gare così estreme conta soprattutto la testa, altrimenti non si superano le crisi. Arriva un momento che hai talmente tanti dolori in così tanti muscoli del corpo che quasi non si riesce a continuare. In quei casi entra in gioco la mente, la volontà». Oltre all’impresa titanica in sé sono tanti i fattori di crisi che intervengono in gara: «Crisi di freddo, di fame, di sete, incapacità a restare sveglio. Io sono fortunato che in gara non soffro di mal di pancia – prosegue il campione – Fare questa attività per così tante ore significa bere litri di liquidi, alimentarsi in continuazione come a casa, non si possono prendere solo integratori. Una parte della vittoria la devo a chi mi ha sostenuto, gli sponsor Multipower e Castellino, ma soprattutto a Gianfrancesco Pilato, il mio assistente personale che ha monitorato la situazione per tutta la gara: senza di lui non ce l’avrei fatta».

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Alberto Cambio stremato all’arrivo con la bandiera italiana

La gara è iniziata con il nuoto, 11 chilometri circa in 4 ore. Poi 540 chilometri in bicicletta che corrispondono circa a 146 giri di un circuito di 3,7 chilometri. Infine, quando le gambe sono già a pezzi, si parte per fare 127 chilometri di corsa. «All’arrivo, sventolando la bandiera del mio paese, mi sono sentito veramente un rappresentante dell’Italia, in quei momenti l’appartenenza è forte». Ma quali sono i segreti di un triplo iron man? «Io sono un po’ anomalo perchè seguo la filosofia che se uno si conosce bene riesce a curarsi da solo e ascoltare il proprio corpo. Non ho un nutrizionista e non sono così metodico come altri colleghi. Certo l’allenamento è importante, bisogna farlo con costanza, correre prima di andare al lavoro, nuotare nella pausa pranzo. Ma non serve essere dei fanatici, bisogna trovare delle motivazioni e in questo l’esperienza della mia età mi ha aiutato. Però il mio segreto più grande è l’amore della mia famiglia e di mia moglie Milena. E’ una santa donna che sa capirmi e starmi vicino. E naturalmente mio figlio Giacomo di 11 anni. E’ a loro che pensavo nei momenti duri della gara, non bisogna mai smettere di pensare ma essere sempre concentrati. Non su quanto manca all’arrivo ma su ogni singolo passo. La battaglia con se stessi è la cosa più importante, la sfida è individuale, non capisco chi, per ottenere risultati sportivi ricorre al doping o altri trucchi proibiti. Io la forza l’ho avuta dalla mia famiglia».

 

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