Giancarlo Giannini
“Mimì” a Montecosaro
“Qui la grande bellezza”

CINEMA - Folla di fan al "Museo a pennello" per la visita dell'attore. Firma con dedica sul gommone Callegari, del film: “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” firmato Wertmuller, che l’aveva lanciato come protagonista nel 1967. La motocicletta di ‘Troppo forte’, la valigia di Claudia Cardinale, la pistola di Ringo (donata da Giuliano Gemma), una cinepresa da…museo e il cappello di feltro marrone di Pasqualino tra gli oggetti cult più ammirati

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Doppio nastro per Giancarlo Giannini questo pomeriggio a Montecosaro

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Giancarlo Giannini con Paolo Marinozzi

 

di Maurizio Verdenelli

(foto di Andrea Petinari)

“Sono felice d’essere qui a Montecosaro, in questo luogo dove c’è così tanto amore per quel cinema bello che si faceva una volta”. Parola di Giancarlo Giannini. Anzi, flatus voci dell’attore che vanta una stella sulla Italian Walk of Fame di Toronto ed una nomination all’Oscar nel ’77 con Pasqualino Settebellezze. Flatus voci, dicevo, quasi un sussurro sul viso scavato e reso sofferente dai disagi dell’avventuroso viaggio sulla tratta ferroviaria Milano-Ancona. “Il treno si sarà fermato almeno settanta volte…” esagera ma non troppo Giannini, ‘sbarcato’ 40 minuti prima da un convoglio superaffollato e senza aria condizionata e finalmente varcato l’ingresso del ‘Museo a pennello’ con 25’ minuti di ritardo rispetto al programma, circondato dal superstaff di Paolo Marinozzi: ragazzi e ragazze con la t-shirt dedicata all’evento. Dove c’è scritto: “Mimì – Metà matto, Metallurgico” inno ad un film cult diretto da Lina Wertmuller. Siamo a Montecosaro (per Giannini è la prima volta) cittadina che orgogliosamente come Gubbio in Umbria innalza il vessillo della creativa e laboriosa bizzarria. “Chi è quel matto che ha ‘voluto’ tutto questo?!” dice non a caso Giannini nel vestibolo del museo. I ‘matti’ come noto, oltre al dominus Marinozzi, sono l’inviato del Tg1 Vincenzo Mollica e il disegnatore maceratese Mauro Cicarè.

Giannini ha indossato i cimeli conservati nel museo

Giannini ha indossato i cimeli conservati nel museo

In realtà è stato solo un ammirato calembour. Perché Giannini, che tagliando il nastro pentacromato (tricolore e giallorosso in onore all’anagrafe romana dell’ospite d’origine spezzina) aveva accennato alla Capitale (e Marinozzi: “siamo papalini”), subito dopo aveva iniziato a ‘periziare’ ogni reperto di questo show room unico nel panorama cinematografico italiano. Firmando con dedica il gommone Callegari, del film: “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” firmato Wertmuller, che l’aveva lanciato come protagonista nel 1967 nel musicarello “Non stuzzicate la zanzara” con Rita Pavone. Un disco della mitica ‘Gianburrasca’ non casualmente ha fatto mostra di sè nella vetrina-Vittoriale insieme con libri biografici e l’immancabile ‘David Copperfield’ (altra interpretazione degli inizi) ed oggetti cult dell’attore.

Molti i fan che hanno accolto l'attore

Molti i fan che hanno accolto l’attore

Sempre seguitissimo, lui, da ‘Olimpia’ splendido pastore belga nero, il più disciplinato tra le centinaia dei fans–che pure stavolta in orario impossibile ed imperversando Caronte ed afa (una lieve pioggerellina, nell’attesa, aveva cancellato anche un refolo gentile traspirante sotto l’arco della sede del museo) si erano radunati per quest’ennesimo Marinozzi-day, calendario enciclopedico del collezionismo marchigiano. A tenere al guinzaglio ‘Olimpia’, cane condiviso (“appartiene in pratica ad entrambi”) il dottor Giuseppe Barboni, ascolano trapiantato a Roma, grande amico di Giannini e ‘gancio’ di Marinozzi. Un’occasione quella di Montecosaro, incastrata infatti nel viaggio dell’attore in questi giorni a Milano (“Sto girando due film”) per San Benedetto del Tronto dove stasera, in un locale, si celebreranno i 28 anni di Barboni.
“Era tutto difficile, tuttavia ci siamo riusciti e sono contento adesso d’essere qui” mi ha detto Giannini prima dell’avvio affollato della ‘giostra’ degli autografi, disciplinati con piglio deciso dallo staff: un gioioso ‘pretorio’ al servizio del Museo e pronto a dare pacche amichevoli sulle spalle dell’illustre Ospite come un amico conosciuto da una vita. “Ah Giancà, grande! come vorrei essere come te!”. Già! Mentre, militarmente divisi in gruppi da venti, i fans, prima di apparire al cospetto di ‘Pasqualino Settebellezze’ venivano fatti defluire da una scalinata e l’altra del museo, aperto e gratuito sempre.

giancarlo giannini museo cinema montecosaro palazzo marinozzi foto ap 13Tra i pezzi forti più a lungo ammirati da ‘Mimì’ sono stati quelli all’interno della Stanza-Verdone con la motocicletta di ‘Troppo forte’ (due visite bagnate entrambe dalla pioggia per le due star romane), la valigia di Claudia Cardinale, la pistola di Ringo (donata da Giuliano Gemma), una cinepresa da…museo (“favolosa, identica l’ho regalata a mio figlio”) e il cappello di feltro marrone di Pasqualino.
Il gran finale è stato all’insegna e all’ombra del manifesto di uno dei film-mito di questo Buster Keaton italiano: “Paolo il caldo” (1973) tratto dall’omonimo libro di Vitaliano Brancati, per la regia di Marco Vicario, marito di Rossana Podestà, protagonista femminile. Tuttavia il grande disegno originale esposto dal Museo a pennello ha proposto un’altra straripante figura femminile, seppure in quegli anni dovesse ancora compiutamente esplodere: Ornella Muti! Nonostante quest’icona della bellezza femminile incombente sulla sua testa, gli occhi di tutti/e sono stati per lui: ‘Paolo il caldo’, anzi l’accaldato.

giancarlo giannini museo cinema montecosaro palazzo marinozzi foto ap 17E le antiche fans non si sono certo accontentate di un autografo su apposito ticket ben stampato dalla Marinozzi’s production and band: “Anche se siamo un pò bruttarelle (testuale ndr), Maestro un bacetto glielo possiamo dare?!”. E Mimì, alias Gennarino Carunchio (strepitoso con Mariangela Melato nell’azzurro mare) alias Pasqualino, alias Paolo il caldo, alias il capo mafioso, occhi liquidi ma pazienti, semidistrutto dal ‘viaggio impossibile’ (dice rammaricato l’autista Luca. “Se avessimo saputo, saremmo andati a prendere il Maestro a Bologna, perlomeno”) si è sottoposto all’ultima corvee in attesa della ‘Prima notte di Quiete”, altro celebre titolo per Giannini-Spider. E prima di ripartire per San Benedetto del Tronto, ricca di palme e refrigerio c’è stato spazio per una passeggiata per la bella Montecosaro da cui si vede l’azzurro mare -soprattutto dallo spettacolare terrazzo di palazzo Marinozzi, amatissimo a suo tempo da Claudia Cardinale.

 

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