Carabiniere ucciso,
il collega arrestato per omicidio

TOLENTINO - Colpo di scena nell'indagine, in manette il militare che esplose il colpo di mitraglietta che ferì mortalmente Emanuele Lucentini. Il legale "Un fulmine a ciel sereno"

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Nel riquadro Emanuele Armeni accusato dell’omicidio del collega Emanuele Lucentini (foto concessa da Corriere dell’Umbria)

Emanuele Lucentini

Emanuele Lucentini

di Gianluca Ginella e Marco Cencioni

Colpo di scena nella vicenda della morte del carabiniere Emanuele Lucentini, originario di Tolentino e in servizio a Foligno: questa mattina è stato arrestato il collega che esplose il colpo che lo ferì mortalmente. La contestazione è omicidio volontario. Ora Emanuele Armeni, 37 anni, si trova in carcere in attesa dell’interrogatorio di garanzia che si svolgerà domani. I fatti risalgono allo scorso 16 maggio. Il difensore di Armeni, l’avvocato Marco Zaccaria: «Per noi è un fulmine a ciel sereno».

Omicidio volontario, con questa accusa in mattinata è stato arrestato Emanuele Armeni, il carabiniere di 37 anni che lo scorso maggio esplose un colpo di mitraglietta alla fine del servizio che raggiunse alla nuca Emanuele Lucentini, 50 anni, da trenta residente in Umbria (leggi l’articolo). Armeni, secondo ciò che era stato ricostruito all’inizio delle indagini, nello scendere dall’auto di servizio esplose un colpo con la sua mitraglietta M12, in maniera accidentale. Una parola, questa, che sembrava sino ad oggi aver dato la linea di quelle che erano le indagini della polizia, coordinate dalla procura di Spoleto. Anche perché i due militari erano amici e nulla lasciava pensare ad un gesto volontario. Eppure dopo una serie di perizie balistiche, la procura ha cambiato completamente le carte contestato ad Armeni di aver ucciso volontariamente il collega. Una accusa gravissima dalla quale ora Armeni si dovrà difendere. Lo farà a cominciare da domani quando è fissato l’interrogatorio di garanzia. «Per ora non ho visto ancora le carte, sappiamo solo che si ipotizza l’omicidio volontario – dice il legale di Armeni, Marco Zaccaria –. Non so quale sia stata l’evoluzione dell’indagine ma questo per noi è un fulmine a ciel sereno». Armeni dopo aver sparato al collega non era rientrato in servizio «aveva iniziato a seguire un programma da uno psicologo. Non mi spiego come possano dire che non si sia trattato di un fatto accidentale» dice l’avvocato Zaccaria. L’episodio risale al 16 maggio scorso. Da allora sono state volte dagli inquirenti diverse perizie balistiche per ricostruire la dinamica dell’accaduto. E probabilmente è su queste che si basa la nuova contestazione.

 

Emanuele Armeni, accusato dell'omicidio del collega Emanuele Lucentini

Emanuele Armeni, accusato dell’omicidio del collega Emanuele Lucentini


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