Riccetti contro tutti
“A Porto Recanati troppe commistioni tra affari e politica”

L'INTERVISTA - Le accuse dell'ex vice sindaco dopo la caduta della giunta Montali che annuncia: "Mostreremo i fatti sommersi, c'è chi ha risposto solo a logiche esterne". Su Paola Giorgi: "Ha montato recite a fini elettorali"

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Il vice sindaco Lorenzo Riccetti durante il Consiglio sul Burchio

Il vice sindaco Lorenzo Riccetti durante il Consiglio sul Burchio

di Alessandro Trevisani

Accuse roventi agli uffici comunali, ai colleghi di maggioranza, alla giunta Spacca nella persona di Paola Giorgi. Contestazioni su sprechi, commistioni affari-politica, strategie di indebolimento dell’amministrazione Montali. Lorenzo Riccetti ne ha per tutti, e anticipa a Cronache Maceratesi alcuni dei contenuti dell’assemblea pubblica che il suo movimento, Uniti per Porto Recanati, convoca per lunedì 15 alle 21 alla palestra Diaz. Upp esprimeva i 6 consiglieri rimasti al fianco del sindaco nei giorni del crollo, quando 5 consiglieri montaliani e le 4 ubaldiane hanno dato le dimissioni provocando l’arrivo del commissario prefettizio. E la locandina che annuncia l’evento mostra il fotomontaggio di un iceberg, con la scritta “Notizie emerse” accanto alla parte affiorante (che normalmente è il 10%), e la parte sommersa del ghiaccio con accanto lo slogan “Fatti sommersi” e il simbolo di UpP. La serata promette quindi la rivelazione di fatti “inediti” che secondo UpP dovrebbero far luce sui motivi autentici delle ripetute crisi politiche e della fine prematura della passata amministrazione. Ne parliamo con Lorenzo Riccetti.

Avvocato, che incontro sarà?
“Mostreremo delle slide con articoli di stampa usciti in questo anno, per ricapitolare quello che è stato raccontato e capito dalla popolazione”.

Racconto che evidentemente non vi soddisfa.
“No. E infatti ogni slide sarà commentata dai nostri ex assessori e consiglieri, che mostreranno documenti e diranno la loro versione dei fatti”.

Ad esempio?
“Mostreremo i fogli preparati per deliberare sulla Khai (l’azienda insalubre di Santa Maria in Potenza che ha fatto causa al Comune contro la decisione di negarle l’apertura di un nuovo capannone: la vecchia amministrazione accusò la Montali di aver smarrito una delibera di approvazione già firmata, ndr). Vedrete le firme di tre assessori e il numero della cartellina nel documento originale della bozza di delibera che non fu mai, in realtà, né scritta né approvata”.

Lorenzo Riccetti e Sabrina Montali

Lorenzo Riccetti e Sabrina Montali

Queste sono questioni già dibattute. Ma le novità quali saranno?
“Non anticipo i contenuti, ma cercheremo di capire perché gli assessori Dezi, Fiaschetti e Canaletti hanno dato le dimissioni, perché le motivazioni che hanno proposto, dall’accorpamento degli uffici alle contestazioni a Salvini, ci appaiono chiaramente delle scuse. Soprattutto Fiaschetti, che ha dato le dimissioni anche tre anni fa quando appoggiava la Ubaldi, sembra obbedire a direttive politiche precise, dettate per sondare la tenuta del governo della città e la sua disponibilità ad assecondare logiche esterne”.

Interferenze dall’esterno, quindi?
“Sì. Ma in questo periodo la tensione è stata sempre altissima. Sono stati dibattuti anche dei non-problemi, come quello del viaggio di Dezi in Cina mentre il suo nome compariva tra i presenti in riunione di giunta: una presenza messa a verbale per sbaglio, che in altri contesti non avrebbe suscitato nessun clamore”.

Di recente avete parlato di difficoltà incontrate con alcuni uffici: possiamo approfondire?
“Tutti i giorni eravamo costretti a fare i conti con una miriade di piccole spese. Questo perché moltissimi acquisti non venivano fatti col Mepa (il mercato elettronico digitale, una specie di eBay delle pubbliche amministrazioni che permette di comprare al prezzo più conveniente, ndr)”.

Come mai accadeva questo, secondo voi?
“Per colpa di una prassi nel fare le cose che si era sedimentata da 15 anni in qua, che faceva a meno dei bandi di gara e a volte anche degli affidamenti diretti. Le risposte che ci venivano da certi funzionari erano: “Io ho fatto sempre così, in carcere non ci sono mai andato e continuo a fare così”, oppure: “L’assessore mi ha messo fretta e il Mepa mi fa perdere tempo”. Ma l’assessore dovrebbe stimolare i comportamenti secondo la norma. Poi se vuoi evitare di andare sul Mepa per comprare due chiodi basta ordinare in una volta sola tutti i chiodi che ti servono quest’anno”.

Altri esempi delle vostre contestazioni?
“La raccolta dello spiaggiato. Il funzionario ha aggirato le procedure, perché, ci è stato riferito, Canaletti gli aveva messo fretta. Anche qui, bastava fare un bando per tutto il verde e lo spiaggiato a inizio anno, chiamando 10 ditte e ottenendo un prezzo concorrenziale. Invece al Porto, da anni, si lavorava nell’emergenza, sprecando soldi ed evitando le gare: questa è la prassi che abbiamo trovato in voga al Comune”.

E che non siete riusciti a rimuovere, a quanto pare, per contrasti tra di voi. Ma perché portare a galla queste frizioni soltanto oggi?
“Avevamo un patto: i panni sporchi si lavano in casa, alle riunioni di maggioranza”.

Da sinistra il vicesindaco Lorenzo Riccetti, la sindaco Sabrina Montali, gli assessori Loredana Zoppi, Attilio Fiaschetti e Italo Canaletti

Da sinistra l’ex vicesindaco Lorenzo Riccetti, il sindaco decaduto Sabrina Montali, gli ex assessori Loredana Zoppi, Attilio Fiaschetti e Italo Canaletti

Ma queste divergenze erano a tal punto insanabili?
“Le volontà erano contrapposte. Quando in giunta Canaletti propose di cambiare il ritiro del giallo (il sacco dell’indifferenziata, ndr), passando da due a una volta a settimana, ci disse che avremmo risparmiato 41mila euro all’anno, tutti fummo d’accordo. E coi soldi volevamo abbassare l’imposta. Ma pochi giorni prima che cadesse la giunta Canaletti propose un progetto di raccolta dell’indifferenziato dalle spiagge libere per 30mila euro, poi ribassati a 10mila euro dopo il nostro rifiuto. Soldi che lui voleva spendere per assumere due persone e comprare i bidoni. Ma questo lavoro lo fanno già i dipendenti comunali”.

È stato questo l’episodio più grave? Alla fine basta contarsi e votare, o no?
“Ci sono stati episodi davvero gravi: una volta siamo riusciti a ribassare un preventivo di 6mila euro in pochi minuti, altre volte abbiamo verificato che l’Ufficio Lavori pubblici realizzava urbanizzazioni diverse dal progetto esecutivo, come alcuni pali della luce in zona Montarice. Prima di Pasqua, poi, c’era stato un invio di tre lettere a tre ditte, per tentare una procedura comparativa su un lavoro da effettuare. Ma una ditta era gestita da un parente del funzionario, mentre a un’altra non hanno mai spedito la raccomandata”.

Accuse gravissime, ma da definire. Possiamo conoscere i dettagli?
“Ne parliamo lunedì”.

Allora veniamo ai ripascimenti. I lavori per rifare spiagge e pennelli, a Scossicci, sono finalmente partiti.
“Già. Chissà com’è che i pontoni si muovono in campagna elettorale. Invece mentre c’era la Montali non si è mai mosso un sasso. Anche qui: troppe strane coincidenze”.

Che intende dire?
“Che Porto Recanati incide parecchio sugli equilibri politici che vanno oltre i nostri confini. E ancora una volta qualcuno ha pensato bene di usare la città come moneta di scambio negli accordi elettorali. La stessa Giorgi ha giocato sporco, incidendo in modo pesante sullo scenario cittadino: era presente alle riunioni degli investitori del Burchio, il che dimostra che c’erano interessi politici che andavano oltre la sua funzione politica. Per fortuna gli elettori hanno capito che questo assessore non faceva gli interessi del territorio”.

Paola Giorgi

Paola Giorgi

Un’accusa che andrebbe forse motivata meglio.
“Ci provo. Un assessore che si rispetti, nel momento in cui esce online il video rubato del litigio Montali-Giorgi in Regione, dovrebbe stigmatizzare la cosa. Se non lo fa, e non l’ha fatto, viene da pensare che sia stato un colpo di teatro organizzato, allo scopo di imbastire una lunga campagna elettorale insieme coi bagnini, a discapito del sindaco”.

Una battuta sul Burchio: il 2 luglio Comune e Coneroblu si affrontano al Tar di Ancona.
“A prescindere da come andrà a finire era una battaglia da combattere, come dovrebbe fare ogni amministrazione che non è collusa con politica e sistema degli affari per lo sfruttamento del territorio. Non è possibile che un investitore e un proprietario dei suoli decidano che fare della città, con l’amministrazione che viene interpellata solo dopo che il piatto è preparato: questo è un sistema che a Porto Recanati spero non funzioni mai più”.


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