Montali apre il “caso” lavori pubblici
“Per la legge il dirigente va reintegrato”
PORTO RECANATI - Il sindaco commenta la scelta del commissario di rimuovere Tommaso Piemontese: "Sta ponderando la giusta interpretazione della norma". L'ex assessore Riccetti: "E' giusto così"
di Alessandro Trevisani
Non ci stanno, Sabrina Montali e Lorenzo Riccetti, a sentirsi sconfessati dalle prime mosse del commissario prefettizio. La questione è quella del decreto 45, con cui Mauro Passerotti ha affidato il IV Settore degli uffici comunali (Sviluppo del Territorio e Lavori pubblici) al segretario generale Maria Donato, di fatto togliendolo al dirigente incaricato dalla giunta Montali il 15 maggio scorso, l’ingegner Tommaso Piemontese (leggi l’articolo). Quello di Donato è un incarico ad interim, “per il tempo strettamente necessario – si legge nel decreto – a chiarire le problematiche inerenti la cessazione dell’incarico conferito dall’ex sindaco”.
In sostanza Piemontese aveva un incarico a contratto, che per legge non può avere durata superiore “al mandato elettivo del sindaco”. Ma il sindaco è caduto con la sua giunta ben prima della fine del suo mandato. Quindi che cosa deve e che cosa può fare Passerotti?
Secondo Montali la durata di un incarico come quello di Piemontese “non può essere inferiore a 3 anni né eccedere il termine di 5 anni”. L’ex sindaco interviene con un comunicato, “senza volere interferire – scrive – sulle decisioni che verranno assunte, ma per esigenze di corretta informazione”. E fonda le sue osservazioni su sentenze della Cassazione e sul decreto legislativo 65 del 2011, secondo cui, prosegue Montali, “anche nell’ ipotesi di cessazione anticipata del mandato elettivo del Sindaco (come nel nostro caso) va rispettato il termine minimo di tre anni. Per l’effetto il funzionario (non confermato – dichiarato cessato) ha diritto al ‘reintegro’ per il completamento del termine minimo di durata anche nel caso in cui vi sia rinnovo dell’organo politico”.

Il commissario Mauro Passerotti all’uscita dal Municipio insieme con il comandante della Municipale Sirio Vignoni
Secondo Montali, quindi, il commissario “non sconfessa l’operato e il modus procedendi del Sindaco e non esprime apprezzamenti sull’assetto organizzativo dell’UTC, ma rimanda alla necessità di una ponderata interpretazione della norma e conseguente scelta tra due opzioni possibili: considerare cessato l’Ing. Piemontese quale automatico effetto della cessazione del mandato del Sindaco o confermare il suo incarico per il termine minimo previsto dalla legge, conformandosi alla giurisprudenza della Suprema Corte, assicurando nel contempo la funzionalità del Settore chiamato a fronteggiare le numerose e gravissime criticità del nostro territorio, solo per citarne alcune: inquinamento area ex Montedison (presenza di amianto) e spazio acqueo antistante (presenza di sostanze chimiche e metalli), sversamenti fognari (su tutti Hotel House non collettato a depuratore comunale), inquinamento torrente Fiumarella, Fiume Potenza e Musone e parte del reticolo idrografico locale, inquinamento acque di balneazione, dissesto idrogeologico, esalazioni insalubri zona artigianale di Santa Maria in Potenza, igiene e decoro urbano”. Insomma per Montali è opportuno che Piemontese concluda il suo lavoro.
Mentre l’ex vicesindaco Lorenzo Riccetti, che era anche a capo dell’Urbanistica, osserva che c’è un dubbio a livello di interpretazione della legge, cioè bisogna capire “se il contratto cessi automaticamente qualora si verifichino le predette fattispecie, oppure esso possa continuare”, ponendo come fine dell’incarico la “scadenza naturale del mandato sindacale”. Per Riccetti l’incarico di Piemontese scade col “termine sostanziale e concreto del mandato del Sindaco, che può essere anticipato rispetto a quello naturale. Ecco esattamente ciò che ha fatto il Commissario prefettizio”.
Ecco quindi che i numeri 1 e 2 della passata amministrazione, entrambi avvocati, propendono per interpretazioni diverse dell’incarico di Piemontese. In ogni caso la questione del IV settore rimane il “piatto forte” di questo passaggio istituzionale. Perché Piemontese, assunto lo scorso febbraio per dirigere l’Urbanistica, l’Edilizia e il Demanio, fu sostanzialmente messo “a capo” di un settore creato accorpando i suoi uffici con quelli del geometra Daniele Re, da un quindicennio a capo dei Lavori pubblici. Una decisione, quella della giunta comunale dell’11 maggio, cui non parteciparono gli assessori Andrea Dezi (Pd, Lavori pubblici, protezione civile e personale) e Italo Canaletti (già aderente a Paese Vero e poi indipendente, Turismo e Servizi ecologici), che si dimisero il giorno dopo dai loro incarichi. Una settimana dopo i due si dimisero anche da consiglieri comunali, insieme a 7 colleghi, sancendo la fine dell’era Montali.
Rimane da vedere, ora, la prossima mossa di Passerotti. Piemontese tecnicamente potrebbe essere richiamato, ma è palese la sua rimozione. Si attende quindi la nomina di un nuovo dirigente per un settore tanto delicato, causa di mille frizioni con la passata amministrazione, in particolare nella vicenda del ripascimento mai eseguito al Lido delle Nazioni: un’odissea che si era chiusa con la rescissione del contratto, ma senza la firma di Daniele Re. E con la Dicearco Srl che ha reagito chiedendo un risarcimento di 800mila euro. L’ennesimo contenzioso che aveva colpito il Comune in questi travagliati 12 mesi, dopo la vicenda della ditta insalubre e la battaglia politica – e dal 2 luglio legale, davanti al Tar – del resort sul Burchio. Grattacapi, questi, che ora attendono il commissario Passerotti.

