“Andrea viveva per la madre”
Era sempre a messa con lei
Tre anni fa i primi sintomi di depressione

DRAMMA DI MATELICA - Chi conosceva il 44enne che si è tolto la vita dopo aver scoperto la morte della mamma lo ricorda come una persona molto intelligente, che aveva dato tutto il suo affetto ai genitori. Quando era piccolo il fratello si era suicidato. "E' sempre stato schivo, chiuso e riservato, un tipo che parlava poco ed aveva pochi amici"

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Andrea Santoro

Andrea Santoro

di Monia Orazi

(Foto di Lucrezia Benfatto)

«Andrea era un ragazzo molto intelligente e bravissimo a scuola, sono stato suo insegnante a Ragioneria, è sempre stato schivo, chiuso e riservato, un tipo che parlava poco ed aveva pochi amici», così don Piero Allegrini, fino ad un anno e tre mesi fa parroco nella chiesa di Regina Pacis, a Matelica, descrive Andrea Santoro, il 44enne che si è tolto la vita dopo aver capito di aver perso la madre, Maria Paolucci, 88. «Veniva sempre a messa, con il tempo è entrato in uno stato di depressione, sua madre era inferma, era solo, non aveva grandi contatti, quando ci si isola, ci si deprime ancora di più», racconta il sacerdote. Sin dalle prime ore di questa mattina, da quando si è sparsa la notizia della tragedia, sotto casa si sono radunati un gruppo di amici dell’uomo, che lo conoscevano da oltre trent’anni, dai tempi di scuola sui banchi di Ragioneria. Fin da subito hanno detto che Andrea Sartoro era un figlio devoto, legato alla sua famiglia. Era l’unico rimasto, dopo che quando aveva 14 anni, suo fratello si era tolto la vita con un colpo con la pistola d’ordinanza del padre, Michele Santoro, che all’epoca era maresciallo dei carabinieri a Montottone (nel Fermano).

La parrocchia Regina Pacis di Matelica dove ogni domenica Andrea Santoro portava a messa la madre

La parrocchia Regina Pacis di Matelica dove ogni domenica Andrea Santoro portava a messa la madre

Proprio in quell’anno la famiglia si è trasferita a Matelica, Andrea ha iniziato a frequentare Ragioneria, laureandosi più tardi in Giurisprudenza a Camerino. Un matrimonio fallito alle spalle, aveva lavorato per qualche tempo alla Halley Informatica, poi in uno studio privato, aveva vissuto qualche tempo a Santa Maria Nuova, nell’Anconetano, tornando poi ad abitare a Matelica, a casa dei genitori, all’epoca con loro viveva anche la sorella della madre. Una lunga malattia del padre, lo aveva strappato all’affetto della famiglia, a badare a lui ed alle due donne c’era sempre Andrea, che fino a sei anni fa aveva lavorato.

Il colonnello Leonardo Bertini, comandante del Reparto operativo di Macerata (primo a sinistra), insieme al pm Rosanna Buccini

Il colonnello Leonardo Bertini, comandante del Reparto operativo di Macerata (primo a sinistra), insieme al pm Rosanna Buccini

Piano piano una depressione, fattasi sempre più grave, si è presa l’anima, la vita dell’uomo, i gesti quotidiani sono diventati sempre più chiusi, sempre più circoscritti dentro le quattro mura dell’appartamento al primo piano del grande condominio, al civico 6 di via Laurini, una delle traverse di via Kennedy. La vita di Andrea era diventata piano piano un dedicarsi agli altri, alle necessità sempre più pressanti di chi viveva con lui. Da poco tempo era venuta a mancare la zia, mentre la madre sempre più fragile, con il passare del tempo, altre volte era caduta. Di recente era stata ricoverata in ospedale, era tornata a casa una settimana fa. Chi lo conosceva lo descrive come una persona sempre più schiva, che nel corso degli anni si era sempre più allontanato da amici e conoscenti, a volte lo si vedeva in giro in bici. «Viveva per la madre, l’ha sempre accudita con grande premura».

Maria Paolucci

Maria Paolucci

Lo ripetono tutti, dalle anziane che vivono nella zona, agli amici, colpiti da questa grande tragedia. I parenti lontani, la famiglia era originaria di Altamura, mentre la signora Maria era originaria di Camerino, una vita sempre più isolata, la disperazione di vedersi spegnere piano piano davanti agli occhi gli affetti di sempre. Il terrore di trovarsi completamente solo, nel buio della depressione, senza vedere più nessun futuro, senza sua madre accanto. L’ultimo a vederlo ieri, un conoscente che l’ha notato passare a piedi, intorno alle 13, non lontano da casa. Gli amici più stretti l’avevano sentito per l’ultima volta giovedì. Tre anni fa i primi segni dell’aggravarsi della depressione, per la quale era in cura, un periodo difficile, chi lo conosceva aveva provato a stargli vicino, ma il male di vivere aveva preso il sopravvento specie negli ultimi mesi, con il timore sempre più forte di poter perdere la madre. La accompagnava a messa tutte le domeniche, andavano insieme a fare la spesa, a volte scendevano in cortile. «Tragedie come questa lasciano un profondo dolore e sconcerto perché pensiamo che nei piccoli paesi come questo certe cose non possano mai accadere – ha detto il sindaco Alessandro Delpriori stamane, arrivando sul luogo della tragedia – posso solo esprimere cordoglio e dispiacere, lo conoscevo di vista.

Il sindaco Alessandro Delpriori sul luogo del delitto

Il sindaco Alessandro Delpriori sul luogo del delitto

Come nella tragedia di Natale a San Severino, la mia sensazione è che vadano riformati i servizi sociali, per dare più assistenza che assistenzialismo. Non basta erogare borse lavoro, occorre nel caso di persone fragili, intervenire prima, cercando di ascoltarle e non lasciarle sole».


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