Sull’altopiano avvistato per la prima volta
un daino adulto a fianco della nuova superstrada
Un’immagine eccezionale scattata dal coordinatore della Lipu, Alfiero Pepponi. Il territorio, a metà tra Colfiorito (Foligno) e Serravalle, si prepara intanto al riconoscimento ICP, avviato il 28 aprile, della patata rossa. E sul fronte delle biodiversità ecco l’autoctono fagiolo cinerino, non coltivato, di cui conserva i semi una serravallese. E continuano le scoperte archeologiche. A Rio di Cesi un importante insediamento abitativo preromano. Un tesoro, intanto, dalle necropoli: tra armi, statuette, vasi, pettorali, dalla ‘Tomba della Principessa’ collane d’ambra ed una retina da donna in oro
di Maurizio Verdenelli
Alla fine, dalla nebbia squarciata dai primi chiarori della mattina è sbucato, come in una favola nordica, “lo spettacolo di quel daino”. Un animale adulto, bellissimo, mai visto prima d’allora sull’altopiano. Un ‘nipotino’ dei cervidi giganteschi che si aggiravano intorno al grande lago con rinoceronti, ippopotami, mammuth, bufali e tigri. Caprioli sì, pure lupi (due branchi) ma quel daino è stato un autentico ‘miraggio’ anche per lui, Alfiero Pepponi, folignate, coordinatore Lipu, componente del comitato di salvaguardia del Piano di sviluppo rurale (PSR) e ‘cacciatore’ d’immagini. “Per la verità qualcuno aveva già visto quello splendido esemplare inquadrato dai fari della sua auto mentre gli attraversa la strada: un cervo, mi aveva riferito. L’errore poi è stato chiaro: proveniva da quelle splendide ramificazioni”.
Il ‘miraggio’ si ‘ concretizzato di mattina: uno spettacolo impressionante. “Sul Monte Orve, appena dietro la sede del Parco regionale e dunque contiguo all’affollatissima ‘Osteria dei vecchi sapori’, nell’ex campo 54 a Colfiorito” precisa Pepponi. Da lì si vede distintamente il nastro lucente dell’asfalto del tratto della superstrada aperto il 16 gennaio scorso dall’ex ministro Maurizio Lupi e da Pietro Ciucci, presidente Anas (dimissionario). La rotatoria per il paese è a poche centinaia di metri. Ed anche i cacciatori, nella zona… Dice, infatti allarmata, Nunziatina Ricci: “Spesso dalla cucina della mia Osteria sento spari provenire dal bosco di Monte Orve: temo per il daino!”. Occorre sorveglianza, dunque per salvare il daino di Colfiorito. Di sicuro se ne parlerà oggi con un illustre conoscitore del capriolo (cui ha dedicato due libri), il dottor Franco Perco, direttore e sovrintendente del Parco nazionale dei Sibillini che a Colfiorito, presente pure il prof. Franco Pedrotti, docente emerito di Unicam, presenta questo pomeriggio la sua ultima pubblicazione: “Andare in Natura”
Coloro che sono contrari alla Quadrilatero potrebbero mettere, d’altro canto, questa ‘meravigliosa’ presenza in relazione ad una silente ‘protesta’ della Natura verso le opere viarie…?
Pepponi sorride: “In realtà la strada è una risorsa, occorre però minimizzare l’impatto sul paesaggio. In particolare evitare la frammentazione urbana: osserviamo però tratti di 50 metri che, seppure pigmentati di marrone, restano impattanti. Il problema vero, resta comunque un altro…”.
Quale?
“Fare tesoro dei tesori immensi dell’altopiano, per metà umbro e per l’altra metà marchigiano. Penso ad un marchio del Parco ad esempio. Una forte opportunità è dal 28 aprile scorso l’avvio da parte del ministero delle Politiche agricole, su input del comune di Foligno, del riconoscimento dell’IGP per la patata rossa coltivata anche nelle Marche, a cominciare da Serravalle di Chienti. La patata conoscerà così una valorizzazione che finora è stata lasciata ai coltivatori locali che la vendono in sacchi lungo una statale sulla quale presto passeranno pochissimi in coincidenza con l’inaugurazione della ‘Quadrilatero’. Vuole sapere un’altra cosa…misteriosa?”
Naturalmente..
“Sull’altopiano nasce l’autoctono fagiolo cinerino colfioritano, unico al mondo. Buonissimo. Il problema è che nessuno lo coltiva ma i semi sono saldamente in mano ad una serravallese, Paola Boldrini. Importante è recuperare questa eccezionale biodiversità umbro-marchigiana e metterla in commercio: sarebbe un boom a far concorrenza ad un mercato dai costi alti”.
Ci sono altri motivi per far sostare i futuri automobilisti di passaggio?
“Certo! L’archeologia. Una storia iniziata con Enrico Mattei che da queste parti veniva a caccia e a pesca insieme con il fratello Italo e i suoi amici di Perugia. Ebbene, una tarda mattina d’inverno, il fondatore dell’Eni, dopo una battuta, mentre stava riscaldandosi davanti al focolare in una casa contadina, vide alcuni bronzetti disposti tutt’intorno il camino. Erano reperti antichi. Ne chiese subito la provenienza. E il contadino: ‘Ne troviamo tanti mentre ariamo o tiriamo su l’acqua del pozzo. Perché, valgono qualcosa?”.
Tutto nasce da Mattei?
“Sì. Di recente i lavori per la nuova Valdichienti hanno fatto venire alla luce la storia romana dell’altopiano. Ho visto palificazioni e villaggi sottratti al buio dei secoli e subito interrati! Una massa di reperti finire quasi tutti nei magazzini. Al Mac (il museo aperto da qualche anno) ce ne sono pochissimi, quelli restaurati”.

Tempio rurale a Casette di Cupigliolo (Foto tratta da “Archeologia a scuola”, esperienza didattica del Liceo Classico di Foligno. A cura di Maria Laura Manca, Maria Romana Picuti e Matelda Albanesi)
Ed ecco emergere, dettagliatissime, le ultime notizie sul fronte degli scavi finanziati dalla soc. Quadrilatero e da poco conclusi. Notizie che provengono dalla dott.ssa Maria Laura Manca, ispettore della Soprintendenza dell’Umbria. Oltre al tempietto rurale risalente alla tarda età repubblicana e prima età imperiale a Casette di Cupigliolo (leggi l’articolo) ecco un’altra sorprendente scoperta in territorio marchigiano: a Rio di Cesi (epicentro del terremoto del ’97) in corrispondenza del viadotto La Palude. Si tratta di un ampio insediamento abitativo su 1.400 metri quadrati. Due edifici, 32 ambienti, una fornace, un pozzo in pietra lavica, una necropoli con tre sepolture: risalente dal 3. Secolo a.C. fino al 4/5. sec. d.C. “La scoperta –scriva la Manca- è da considerare di importante rilevanza storico-archeologica per la ricostruzione del modello insediativo in età romana, inoltre strategicamente collocato su un asse viario che collegava l’antica Plestia con Spoleto e la Flaminia”. Ed ancora: 75 tombe (13 monumentalizzate) sono state scoperte all’altezza dello svincolo del tratto Bavareto-Colfiorito. E’ un’estesa necropoli preromana (VI secolo). Ricchi i corredi: buccheri, spade corte, lance, bacili ad orlo perlinato, pendagli, fibule, armille e vasi in bronzo molto rari, collane in ametista e perfino una retina per capelli in oro. Ed oltre alla splendida Tomba del carro, ecco emergere la ‘Tomba della principessa’ per il ricco corredo femminile con collane in ambra, anelli in bronzo e pettorali decorati e cesellati.
Un grande tesoro a mezzadria tra Marche ed Umbria, in realtà appartenente soprattutto alla gente del posto. Per un nuovo sviluppo legato anche soprattutto alla Cultura oltre alle tradizionali risorse del lago quando colfioritani e serravallesi raccoglievano sanguisughe (da vendere alle farmacie) tritoni, raganelle e i ‘ranocchiari’ portavano a spalla sacchi di juta al mercato per venderne lo ‘scarsamente rassegnato’ e canterino contenuto.

L’insediamento abitativo in località Rio di Cesi (Foto tratta da “Archeologia a scuola”, esperienza didattica del Liceo Classico di Foligno. A cura di Maria Laura Manca, Maria Romana Picuti e Matelda Albanesi)
“L’acqua ce n’è dappertutto: a Cupigliolo, durante i lavori per la nuova SS7 è emersa una fonte di straordinaria copiosità” dice Stefano Capocci “importante è captarla: sarebbe una risorsa per generazioni. L’acqua è vita e futuro”. “Soprattutto sull’altopiano –dice Pepponi- Sulla palude nidificano cannaiole (una da 4 anni ininterrottamente) che, inanellate, sono state poi avvistate dai ricercatori Ispra del ministero dell’Ambiente italiano, in Centro Africa sul lago del Ciad. Ed adesso, per la prima volta, nidificano i cormorani. A fianco dei falchi del lago che sull’altipiano, hanno un comportamento del tutto inusuale: consolidano il rapporto di coppia portando da mangiare durante la nidificazione, alla compagna. Sulle acque dell’ex lago possiamo assistere al balletto spettacolare amoroso dello svasso, e il canto del tarabuso. Qui ce ne sono una diecina, quanti vivono ad esempio in Inghilterra, dei circa sessanta in Italia….”
Una vita perfetta di coppia sulle acque dorate del lago, nessun episodio di stalking…?
“In realtà c’è di tutto, anche violenza sessuale. Squadracce di giovani germani si uniscono, e spesso seviziano ed uccidono, come nelle vita degli esseri umani. Non c’è n’è, però, abbastanza per dire che l’altopiano merita una visita e soprattutto una ‘fermata’ lungo la mare-monti?”.
Eccome…


Tutto ockei, ma Perosino che dice: mantiene la parola data per l’apertura definitiva nel prossimo mese di Giugno?