“Illeciti nel supercondominio
di via Trento”

La denuncia dei residenti

MACERATA - I proprietari di sei appartamenti hanno diffidato Comune, Provincia e società per la lottizzazione "non convenzionata e quindi illecita". Nel testo di una trentina di pagine, un lungo elenco di presunte irregolarità. L'avvocato Gaetani: "Le due giunte Meschini hanno usato delle varianti occulte al Piano regolatore. Ora invece il sindaco Carancini cerca di barcamenarsi e sembra intenzionato a far cadere il Piano che scade nel 2017"
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Il "supercondominio" sorto in via Trento

Il “supercondominio” sorto in via Trento

L'avvocato Roberto Gaetani

L’avvocato Roberto Gaetani

di Alessandra Pierini

«Un supercondominio realizzato quadruplicando le volumetrie originali con varianti fantasma, 300 garage su tre livelli, senza accessi a fondovalle, un mostruoso mondo sotterraneo, attuale dormitorio di girovaghi, nessuna bretella di collegamento alla strada di attraversamento (leggi l’articolo), aumento di volumetrie nel corso degli anni, mancata ultimazione degli edifici e degli adempimenti previsti dall’accordo di programma con la Provincia»: sono questi i principali motivi che hanno spinto i proprietari di sei appartamenti, acquistati nel 2008 dalla Nuova Via Trento spa, assistiti dall’avvocato Roberto Gaetani, stanchi di questa situazione di precarietà, a mettere in discussione l’iter seguito per la riqualificazione dell’area. Con una diffida presentata all’ufficiale giudiziario, al Comune, alla Provincia di Macerata e alla Nuova Via Trento in cui la lottizzazione viene definita “non convenzionata e quindi illecita” chiedono che ne venga controllata la legittimità. «Le due giunte Meschini – accusa l’avvocato Gaetani – hanno usato delle varianti occulte al Piano regolatore, senza darne conto alla Provincia con la quale era stato stipulato un accordo di programma. Ora invece si sta registrando un curioso gioco delle parti tra il Comune e la Nuova Via Trento Spa e Carancini cerca di barcamenarsi e sembra intenzionato a far cadere il Piano che scade nel 2017».

La diffida, un documento di una trentina di pagine, ripercorre la storia del progetto di riqualificazione, nella quale riscontra una lunga serie di “vizi giuridici”: «L’accordo di programma stipulato nel 2000 con la Provincia ha mancato il raggiungimento degli obiettivi fissati, la riqualificazione delle facciate retrostanti via Cavour, tramite realizzazione di due collegamenti pedonali tra via Trento e via Cavour, la dotazione di stanze per studenti universitari, il collegamento tra via Trento e la bretella Nord considerata presupposto indispensabile. L’accordo imponeva anche di creare un Comitato per la vigilanza e il controllo dell’esecuzione dell’accordo, da portare a termine in sette anni. I sette anni sono trascorsi ma non risulta che il comitato sia stato attivato».
Il documento passa poi in rassegna le varie procedure deliberative seguite dal Comune per rendere edificabile il versante Nord di via Trento e le famose varianti: «Facilitato da una serie di omissioni – scrive l’avvocato Gaetani – relative al Piano di recupero, il Comune ha apportato nel 2003 una prima variante sostanziale con notevoli incrementi di altezze e volumetrie, variante che doveva essere trasmessa alla Provincia visto che richiedeva un’integrazione all’Accordo di Programma. Così non è stato e va considerata inefficace».

Via Trento durante i lavori

Via Trento durante i lavori

Altro passaggio chiave, legato a questa prima variante, evidenziato nella diffida, è quello relativo all’innalzamento di quota della bretella: «In sostanza – spiega l’avvocato Gaetani – le costruzioni sono state fatte arretrare rispetto alla strada. Per consentire alla Nuova Via Trento Spa di recuperare il volume che si asseriva compromesso, il Comune ha concesso ulteriori incrementi di altezza e di profondità. Questo ha comportato la ridefinizione degli accessi ai garage,  con un indebito incremento di 15mila metri cubo trasformando l’operazione in un mostro edilizio privo dei presupposti previsti dal recupero. La variante ha anche stravolto la facciata nord del supercondominio visto che il progetto originario prevedeva un loggiato pedonalizzato. La variante è alla base dell’attuale carenza di funzionalità e incompletezza della facciata nord scomposta a piacere dalla Nuova Via Trento in distinti permessi a costruire richiesti come unità a se stanti. Il Comune ha fatto tutto questo senza predisporre e far firmare alla società una nuova convenzione, ma due atti senza valenza giuridica firmati dall’allora segretario Vittorio Gianangeli e dal presidente della società Renato Perticarari, senza coinvolgere il Consiglio comunale».
Veniamo quindi alla seconda variante che nel 2007, oltre a ridurre l’area di verde pubblico, prevedeva un solo collegamento tra i garage e la bretella che la Provincia ha contestato nel suo parere. Sempre nel 2007 con due delibere consiliari il verde pubblico fu ridotto da 20.800 a 2.938 metri quadri. «Il Comune – insiste l’avvocato Gaetani – respinse il parere della Provincia, proseguendo nell’illegalità operativa. La Nuova Via Trento ha venduto appartamenti, senza dire che erano stati realizzati in maniera illecita, in violazione dell’Accordo di programma, compiendo una truffa contrattuale».
Arriviamo al 2009 quando il Comune ha approvato la progettazione della famosa bretella di collegamento tra via Trento e la circonvallazione sottostante che la Nuova Via Trento Spa è stata chiamata a realizzare, nel prevedibile importo di 2.470.997 euro di cui 799.708,67 a carico del Comune: «Da allora sono passati 5 anni – si legge nella diffida – e nessuno si è più curato di realizzare quest’opera. Collegato a questi illeciti è l’ulteriore abuso edilizio ravvisabile nel piano di recupero relativo all’ex Vam di via dei Velini dove alla Nuova Via Trento è stato concesso di relizzare 12mila metri cubi. Le due varianti apportate in questo caso sono stati ritenuti illegittimi dal Tar Marche, decisione attualmente impugnata al Consiglio di Stato».

Il sindaco Carancini con il predecessore Meschini durante l'insediamento

Il sindaco Carancini con il predecessore Meschini durante l’insediamento

E’ a questo punto che entra in gioco l’amministrazione Carancini: «Il Comune – continua l’atto sottoscritto dai proprietari degli appartamenti – si è defilato dalla Nuova Via Trento riducendo la sua quota di partecipazione dal 20% all’1%, ha fatto scadere la seconda convenzione informale senza preoccuparsi di rinnovarla e si sta disinteressando dal pretendere l’attivazione del collegamento retrostante il supercondominio come ha dichiarato in un’intervista a Cronache Maceratesi Paola Ottaviani, nuovo presidente della società (leggi l’articolo). Si può desumere che le parti siano tacitamente concordi nel far decadere, per sopraggiunta inefficacia, i piani attuativi e gli impegni per la realizzazione delle opere pubbliche, premessa imprescindibile dell’Accordo di programma. Nel frattempo è scaduta l’efficacia triennale dei singoli permessi a costruire, conseguiti per edificare i singoli blocchi. La Nuova Via Trento si è limitata a chiedere l’agibilità parziale per i soli lotti venduti».

Così i proprietari dei sei appartamenti in via Trento diffidano il Comune, la Provincia e la Nuova Via Trento a rendere funzionale il supercondominio, ad imporre alla società la firma di una terza convenzione che garantisca il completamento delle opere previste dall’Accordo di Programma prima che scadano i 10 anni dal piano attuativo nel 2017: «Il Comune non può consentire che una società di trasformazione urbana violi a cuor leggero ogni impegno di pubblico interesse, preoccupandosi del solo maggiore utile consentito da una illecita lottizzazione materiale. La persistente inattività del Comune integrerebbe gli estremi dell’omissione di atti d’ufficio e del concorso nella prosecuzione di atti concretizzanti una illegittimità sanzionabile fino all’ultimazione dei lavori». Chiedono quindi al Comune anche di attivare un tavolo di concertazione convocando i ricorrenti su ogni ulteriore modifica al Piano di recupero e che predisponga un elenco cronologico  di tutti i permessi a costruire, varianti, Dia e Scia con indicazione dei firmatari e dei dichiaranti.

 

 



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