Schiavoni ringhia alla Monteverde:
“Anni di politiche culturali scellerate
Pari dignità a ex mattatoio e Buonaccorsi”
MACERATA - Incontro al vetriolo per la presentazione del Movimento associazioni ricerca culturale attiva. Toni accesi sul finale quando il presidente di Punto e a Capo ha attaccato l'assessore comunale alla Cultura" Lei è qui per porre interrogativi costruttivi e non per fare propaganda" . La risposta "Durante il mio mandato ho avuto contatti con ognuno di voi e in qualche misura avete sempre avuto sostegno e spazi a disposizione"
di Claudio Ricci
E’ subito muro contro muro, tra Marca (Movimento associazione ricerca culturale attiva) e l’assessore alla Cultura Stefania Monteverde. E’ il presidente dell’associazione “Punto e a Capo”, Michele Schiavoni ad alzare le barricate, nell’incontro convocato questa mattina dal gruppo di promozione e valorizzazione degli spazi culturali che si è svolto nei locali dell’ex Mattatoio di via Panfilo. «Dopo anni di politiche culturali scellerate – ha detto Schiavoni rivolgendosi alla Monteverde – oggi possiamo ripartire. Ma se l’assessore pensa di fare comizi pre-elettorali in questo posto si sbaglia. E’ stata invitata per porre interrogativi costruttivi rispetto a ciò che questo gruppo di associazioni può, o non può fare – l’attacco – e non per rendicontare sul tuo assessorato facendo campagna pre-elettorale». Toni forti che stridono con il resto del dibattito altrimenti ordinato e pacifico. «In cinque anni ho avuto rapporti diretti con ognuno di voi – aveva detto la Monteverde prima dell’invettiva di Schiavoni – Tra voi vedo chi ha avuto più o meno sostegno, più o meno spazio. Non si può dire che non avete goduto degli spazi di competenza comunale. Guardiamo borgo Ficana, i luoghi di cui beneficia l’Arci, alle residenze nel teatro Lauro Rossi, addirittura ai luoghi vincolati dalla soprintendenza concessi all’Adam, la biblioteca Mozzi Borgetti e la stanza dell’ex cinema dello Sferisterio».

L’assessore alla Cultura Stefania Monteverde durante la presentazione di Marca (Movimento associazioni ricerca culturale attiva)
I presenti annuiscono. Tra loro Alessandro Seri di Adam, Marco Ricotta (Arci) e Letizia Ciccarelli, figlia di Antonio, storico presidente di Idea 88 per circa 20 anni. Spiccano Andrea Fazzini e Maurizio Uncinetti, rispettivamente direttore del teatro Rebis e presidente dell’associazione che gestisce il Cinema Italia. Spazi che saranno al centro delle tre iniziative culturali programmate da Marca per i prossimi due mesi. Una festa dell’Arte al teatro Rebis, il 22 febbraio, un convegno dal titolo “La città degli spazi e delle idee” il 21 marzo al Cinema Italia ed una kermesse all’ex Mattatoio con una selezione della produzione artistica maceratese nelle sue diverse forme. «La festa al teatro Rebis – rivela Fazzini – sarà anche un evento di denuncia del malcostume di questa città di non valorizzare le competenze, consentendo ad esempio ad un’associazione di pallavolo di utilizzare un teatro come quello di Villa Potenza. Stiamo portando avanti la cosa. Abbiamo visto lo statuto dell’associazione a cui è stato concesso lo spazio, accertando che è puramente sportiva. Cercheremo quindi di sfatare il giudizio della commissione tecnica che ha giudicato la nostra un’attività di nicchia. Scopo della festa del 22 febbraio sarà anche raccogliere dei fondi non solo per il Rebis ma in favore del movimento che oggi si viene formando».

Marco Ricotta, Murizio Rinaldelli, Alessandro Seri, Andrea Fazzini, Michele Schiavoni e Letizia Ciccarelli
La consapevolezza che muove l’aggregazione degli attori culturali è un altra: «Il Comune deve farsi capofila delle associazioni riunite – spiega Fazzini – per presentare progetti all’Unione Europea ed ottenere i fondi necessari a portare avanti una progettualità condivisa. Ne è esempio virtuso la collaborazione tra il comune di Sansepolcro (Arezzo) e il Kilowatt festival, che ha ottenuto un imponente finanziamento da fondi Ue». Non a caso il luogo scelto per il fronte comune dell’associazionismo culturale è l’ex Mattatoio. «Gli ex mattatoi – spiega l’architetto Schiavoni – sono il simbolo della riqualificazione urbana vissuta dalle città italiane alla fine degli anni 70. Questi edifici proprio per la loro struttura diventarono luogo di aggregazione e promozione artistica interdisciplinare. L’amministrazione deve completare il recupero di questo spazio con un regolare bando che ne completi la tutela e la valorizzazione. Mutuando un’espressione emersa ad un incontro precedente, possiamo dire che “l’ex mattatoio oggi deve avere pari dignità del palazzo Buonaccorsi”».



…..solo per dire che non sono d’accordo con le parole del Sig. Schiavoni…..credo che l’ex mattatoio non sia paragonabile al Buonaccorsi al quale vengono turisti da tutte le parti…ha un ruolo diverso ed è logico che abbia un trattamento/investimento particolare. Senza nulla togliere alla necessita di utilizzare anche quegli spazi da tempo ristrutturati a beneficio della cittadinanza. Guardando le immagini noto che si presentano alcune persone da tempo inserite nei programmi culturali della città, niente di nuovo, utilizzando spazi e benefici pubblici, certi con successo, altri meno di sicuro.
Ritengo che le scelte culturali negli ultimi anni siano state positive sostenendo una ampia offerta; però sempre se può migliorare. Scusatemi però a tre mesi della scadenza di mandato qualsiasi richiesta e qualsiasi risposta ha sapore elettorale….e per ultimo credo sia importante che un gruppo associativo quando si presenta in società lo faccia in orario extra-lavoro (non lavorate?).
non sia che queste associazioni servono sopratutto a promuovere l’ego e gli interessi di alcuni loro presidenti e associati, vedi quanto spesso si presenta il tema dell’ex mattatoio con gli architetti di Punto e a Capo…..
@ al presidente di Punto e a Capo
Secondo lei questi incontri fatti a 3 mesi dalle elezioni hanno valore diverso rispetto a quello che lei contesta alla Monteverde ?
Ottima la proposta mossa per i mesi prossimi, ottimo il ritrovarsi di associazioni intorno ad un tavolo e cercare il modo per utilizzare gli spazi pubblici in modo condiviso e auspicabilmente sostenibile.
Non è mai troppo tardi per fare una cosa buona e l’Ex Mattatoio aspetta da tanto tempo un’occupazione pacifica e vitale; spazio d’eccezione per attività culturali aggregative per la cittadinanza e pure per performance artistiche più o meno sperimentali potrebbe aprire per davvero una fase nuova per la nostra città
Dopo il clamoroso fallimento dell’Assemblea delle libere associazioni ALFA – soggetto istituito da anni per coordinare le circa 400 realtà associative iscritte all’albo del Comune di Macerata con fini diversi, ma prevalentemente culturali (molte altre non sono iscritte..), fallimento evidenziato dal lavoro fatto dal gruppo che ha organizzato le diverse edizioni de La notte dell’Opera, di cui anche io ho fatto parte, e che dovrebbe muovere soluzione alternativa,
ed i diversi tentativi di mettere insieme le risorse cittadine a partire da Adam (che causa stallo della CCIAA forse soffre più di altri del momento che stiamo vivendo), dai diversi bandi comunali che hanno valorizzato l’unione di più soggetti (che io sappia : gestione delle sedi museali, iniziative cittadine, orti urbani, borgo ficana, ..) ,
oltre la prova di cittadinanza ancora in progress del Coordinamento per le associazioni del centro storico (hanno firmato il patto di cittadinanza elaborato con l’aiuto di validi professionisti nell’aprile 2013, 11 associazioni),
urge a mio parere una scuola di partecipazione,
un contesto neutro nel quale tutti noi possiamo imparare come le associazioni possano essere un bacino di democrazia, una scuola della politica e non area di conflitto continuo sul tema contributi a pioggia,
perché fino ad ora come maceratesi abbiamo portato spesso progetti autonomi, con la pretesa che fossero migliori di altri, senza percorrere lo sforzo del confronto e della necessaria contaminazione di temi e modalità per l’utilizzo di beni pubblici e per la richiesta di sostegno pubblico, a fronte di priorità diverse, per la maggioranza.
L’Amministrazione ha sempre l’onore di mettere insieme quel che c’è e favorire la migliore riuscita dei progetti in campo, ma pure di rendicontare sugli impegni economici, facendo una scelta a priori sulle modalità di accesso e a posteriori sull’utilizzo più o meno efficace. Più volte abbiamo letto le cifre dei contributi, ma se non vengono affiancate alle attività realizzate, creano solo malumori.
Lo stato sociale corre in parallelo alla proposta culturale e per molti purtroppo è una priorità.
Apertura, trasparenza, reale condivisione delle idee e voglia di realizzarle oltre il protagonismo potrebbero essere il vanto di tante associazioni che sembrano esistere solo sulla carta. Che i nuovi centri civici riescano ad accogliere questa prospettiva? Non ne sappiamo ancora abbastanza, ma meglio informarsi prima che ricadano di nuove nelle mani dei soliti noti.
La notte dell’Opera è stata una buona palestra per muovere l’attivismo cittadino, anche se fino ad ora i commercianti sono stati tirati per la camicia dai volontari di quartiere e le associazioni hanno in gran parte preferito fare altro. Quelle poche che si sono cimentate sul tema lo hanno fatto con grande professionalità, cuore e totale gratuità, ma molte sono venute da fuori città e dalla periferia,
forse perché non siamo così pronti a spenderci per davvero.
Ma l’edizione 2015 è ancora da fare e basterebbe crederci per regalare a tutti un evento unico capace di fissarsi nella memoria e caratterizzare ulteriormente l’offerta culturale, a fronte di una scelta tra priorità di bilancio e di tipologia, quella famosa idea di città che rincorriamo.
……..Pe fá la vita meno amara……nza…nza..nza….me só comprato na chitara…nza…nza ….nza!!!!!!!
E ora di farla finita con queste pseudo associazioni che rappresentano se stesse. Se hanno bisogno di spazi li affittano, i Comuni non dovrebbero concedere gratuitamente niente a nessuno.
Basta con lasupponenza di questa signora !!! Ne abbiamo le tasche piene , a casa subito !