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Il Gus è una realtà importante,
sia trasparente

L'INTERVENTO - Alcuni interrogativi posti al presidente dell'associazione Paolo Bernabucci e ai politici locali
venerdì 4 luglio 2014 - Ore 19:39 - caricamento letture
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L'avvocato Andrea Marchiori

L’avvocato Andrea Marchiori

di Andrea Marchiori *

Nei giorni scorsi è apparsa la notizia di un sit-in messo in atto da alcuni ospiti del Gus per protestare su problematiche organizzative attinenti il ramadan (leggi l’articolo), iniziativa che, dopo l’intervento della polizia e dei rappresentanti dell’associazione, si è risolta senza particolari conseguenze. Un episodio che richiama quello accaduto qualche anno fa allorché alcune famiglie di immigrati avevano occupato gli uffici dell’assessorato alle politiche sociali, lamentando le condizioni di indigenza in cui versavano. In quella occasione il presidente Paolo Bernabucci ebbe una dura reazione nei confronti di costoro e di chi, a suo dire, li aveva manovrati per far nascere una tensione altrimenti immotivata. In altra occasione la protesta venne instaurata dalla comunità malese ma, anche in quella occasione, non sfociò in atti di violenza e, come ha sostenuto lo stesso Bernabucci, si trattava di problemi sempre posti sotto controllo.

L sede del Gus in via dei Velini

La sede del Gus in via dei Velini

In effetti, tenuto conto della complessa attività di gestione del fenomeno dei richiedenti asilo e del numero di persone coinvolte nel corso degli anni nel programma di accoglienza, si deve ritenere che i rappresentanti del Gus abbiano svolto il loro compito con competenza. La questione dei richiedenti asilo si fa in questi giorni nevralgica in virtù del semestre italiano di presidenza europea, dove Renzi si giocherà una partita vera contro l’indifferenza dei ricchi Paesi del nord.

Paolo Bernabucci

Paolo Bernabucci

Le questioni che ora vorrei sottoporre al presidente Bernabucci ed ai politici locali sono essenzialmente due: 1) se la crescita esponenziale che ha avuto il Gus in questi venti anni è tutt’ora compatibile con il modello associativo e strutturale proprio; 2) se la percezione di sovvenzioni e contributi pubblici deve imporre una maggiore trasparenza amministrativa e contabile dell’associazione.

Prendo spunto da un comunicato stampa rilasciato dal Bernabucci nel quale rivendicava la laicità dell’associazione, l’estraneità alla politica ed invitava chiunque lo volesse a trascorrere una settimana a stretto contatto con i volontari e gli immigrati (magari camuffati con finti baffi, diceva!) per vedere e credere circa la bontà del lavoro svolto. Mi permetto di osservare (con il dubbio di chi non conosce alcunché dell’attività svolta e, quindi, con il “timore” della smentita) che l’associazione è nata in una parrocchia con la nomina a vicepresidente del parroco per cui, almeno all’inizio, gli associati erano senz’altro animati da sentimenti cattolici che, peraltro, mi pare si legano bene a quelli dell’accoglienza e della solidarietà; forse, col passare degli anni, tale vicinanza alla chiesa si è via via affievolita ed ha prevalso la laicità. L’associazione, inoltre, sarà pure lontana dalla politica ma da questa ha tratto sicuro beneficio sia in termini economici (sebbene finalizzato al sostenimento delle iniziative e non all’arricchimento), che di riconoscimento istituzionale. Peraltro, il Gus mi sembra vicino ad altre organizzazioni di spiccato orientamento di sinistra e non credo che ammetterlo possa essere imbarazzante.

A sinistra Paolo Bernabucci, presidente del Gus, durante la posa della prima pietra la costruzione dello Human Solidarity Children Village in Sri Lanka

A sinistra Paolo Bernabucci, presidente del Gus, durante la posa della prima pietra la costruzione dello Human Solidarity Children Village in Sri Lanka

A proposito dell’attenzione politica riservata al Gruppo, con la determina dello scorso aprile del Comune di Macerata sono stati anticipati all’associazione, quale ente gestore del programma “Macerata Accoglie”  triennio 2013-2016, una somma pari ad  50.000 euro  al mese affinché l’associazione potesse attuare subito gli interventi di cui al progetto Sprar, senza attendere l’erogazione del contributo annuo ministeriale previsto per settembre-ottobre 2014. Si tratta di un contributo triennale di quasi 2 milioni di euro tra liquidità e valorizzazione (con una integrazione da parte dello stesso Comune). In tale contesto, tenuto conto che il Comune ha assunto la funzione della banca che anticipa somme consistenti di denaro pubblico, mi chiedo se sia necessario, o quantomeno opportuno, che sia attuata quella trasparenza amministrativa tipica degli impegni di spesa pubblica, ovvero la pubblicazione del progetto, la destinazione particolare delle somme e la revisione contabile della spesa effettuata da un organismo terzo e resa manifesta ai cittadini. Dette sovvenzioni pubbliche sono, infatti, regolate dai principi della trasparenza amministrativa in uscita (sia dal Ministero che dal Comune) ma non altrettanto da quella d’uso dell’ente utilizzatore che, peraltro, in questo caso non è “ente pubblico”.

Sebbene l’associazione sia senz’altro aperta (il principio è contenuto nello statuto e non potrebbe essere altrimenti), mi chiedo anche se vi siano dipendenti o addetti che percepiscano compensi magari con contratti temporanei o a progetto e se così fosse, mi sembrerebbe doverosa anche una trasparenza amministrativa in questo ambito dato che, lo ripeto, le disponibilità finanziarie sono di provenienza pubblica. A tale riguardo, l’associazione ha dovuto aggiornare il proprio statuto al fine di poter competere nell’assegnazione delle provvidenze economiche e pur prevedendo lo scopo di mutua assistenza regolata dal presupposto del volontariato con i benefici della onlus, non esclude la compatibilità con forme di dipendenza o collaborazione professionale anche in favore di propri associati: “Per l’attuazione dei propri fini statutari l’associazione si avvale in modo determinante e prevalente delle prestazioni personali volontarie e gratuite dei propri associati salvo i casi di particolare necessità in cui l’Associazione può assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo, anche ricorrendo ai propri associati.

Faccio presente che nel Decreto Ministeriale di regolazione della gara per l’assegnazione dei contributi si parla sempre di “ente locale” come soggetto destinatario, mentre il Gus, in questo caso, risulterebbe come ente gestore. Va pure detto che la legge, ancorché in modo approssimativo, dispone in merito ai controlli sull’attuazione del progetto e prevede sanzioni in caso di mancato rispetto dello stesso, sanzioni che si risolvono in una decurtazione percentuale del contributo deliberato. Anche per il passato triennio era stato previsto sia il contributo del Comune sia l’anticipazione di quello ministeriale per l’importo di 25.000 euro ma, poi, non era stata deliberata l’ulteriore anticipazione di contributo allorché il progetto era stato ampliato ad ulteriori dieci immigrati con un aumento della sovvenzione di 125.000 euro.

La considerazione finale che mi sento di fare è che se un ente associativo gestisce un fenomeno così importante, sia dal punto di vista umanitario che economico, sarebbe opportuno che gli organi sociali siano sottoposti ad un maggiore controllo e trasparenza amministrativa (che non può essere quella dell’intruso camuffato), senza con ciò attribuire responsabilità o sospetti su nessuno. Il Gus ha come forma di autoregolazione l’assemblea degli associati ed il consiglio direttivo che non implicano quel controllo libero ed esterno proprio della normativa sulla trasparenza amministrativa. In tale contesto, il ruolo di presidente investe inevitabilmente sia il carattere decisionale che di controllo e ciò non garantisce che in caso di avvicendamento di quello attuale (ribadisco che dal 2007, epoca in cui la carica è ricoperta da Paolo Bernabucci, non ho ragioni per dubitare della corretta gestione sia amministrativa che contabile dell’associazione) sia assicurata la puntuale amministrazione del denaro pubblico. L’affermazione trova, peraltro, conferma da parte della stessa assemblea dell’associazione allorché si prendeva atto delle numerose difficoltà attraversate nel periodo in cui il vertice direttivo era rimasto sguarnito.

Un’ultimissima considerazione politica, totalmente estranea alla specifica all’attività del Gus, che personalmente ritengo lodevole sul piano umanitario, è che anche in questa occasione vi è la dimostrazione che nel bilancio comunale vi sono risorse disponibili oltre quelle destinate alle spese correnti ed indefettibili che consentono di perseguire obiettivi strategici di rilievo politico; in buona sostanza, Macerata non è un Comune che piange miseria se è in grado di rendersi promotore, sostenitore e finanziatore di un programma di accoglienza così imponente. Mi auguro che questo intervento venga colto dal presidente Bernabucci come occasione di positivo confronto e chiarimento, diretto semmai a far meglio accettare una situazione (quella generale dell’immigrazione sregolata) che desta più d’una perplessità. Sarebbe anche interessante conoscere dalle formazioni politiche (partiti e liste civiche) le rispettive proposte programmatiche sul tema dell’accoglienza e la disponibilità a sostenere iniziative come quella in esame.

* Avvocato Andrea Marchiori



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