Gus, 20 anni di trasparenza
e risultati concreti

LA RISPOSTA - Non ci fermiamo all'esistente, spesso gettiamo il cuore oltre l'ostacolo. Molti problemi a Macerata provengono dal nostro orgoglio di essere laici. Quella della nostra collocazione politica e delle “tutele” che abbiamo è una storiella
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Paolo Bernabucci

Paolo Bernabucci

 

Nei giorni scorsi l’avvocato Andrea Marchiori, in un intervento su Cronache Maceratesi (leggi l’articolo), ha espresso i suoi dubbi sul Gus, Gruppo Umana Solidarietà di Macerata, proposto domande e chiesto un confronto con il presidente Paolo Bernabucci il quale non si è fatto pregare e risponde ripercorrendo la storia del Gus e spiegandone i meccanismi.

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di Paolo Bernabucci*

Avrà certamente pazienza, avvocato Marchiori, come l’avranno i lettori di CM (lo spero) per quest’introduzione preliminare e generale che ha l’obiettivo di rendere tutto più chiaro, offrendo informazioni e conoscenze da chi le ha vissute in prima persona, cioè da me. La storia del Gus inizia con la sua fondazione nel 1993. Un gruppo di persone, il 13 dicembre, decise di creare un’associazione di volontariato per aiutare le popolazioni vittime del conflitto interetnico e interreligioso in quella terra che, fino a qualche mese prima, si chiamava Yugoslavia. Io non facevo parte di quelle sette persone. Conobbi invece alcuni di loro e il fondatore in un viaggio da Ancona a Spalato, il 26 o 27 di quello stesso mese, dove entrambi stavamo andando per aiutare dei profughi serbo-bosniaci accolti provvisoriamente in una palestra (il Bonaci) di quella città dalmata. Scoprimmo con sorpresa e piacere che eravamo diversi maceratesi, oltre a dei ragazzi di Modena. Parlando con il fondatore la mia attenzione si concentrò sul personaggio al quale avevano dedicato l’associazione e cioè Guido Puletti che era un giornalista di Brescia, ucciso sei mesi prima da irregolari bosniaci, mentre era impegnato in una consegna di aiuti umanitari nella Bosnia centrale. Guido e un ragazzo sopravvissuto a quella tragedia, Agostino Zanotti, erano miei amici ed erano stati miei compagni in una missione di pace, conosciuta come “La marcia dei 500”, che si proponeva, e riuscì a fare almeno per qualche giorno, di rompere l’assedio di Sarajevo, città simbolo in tutto il mondo. Era il dicembre dell’anno prima, il 1992 e quell’esperienza cambiò la mia vita. Tutto questo per dire che poi è stato naturale incrociare i destini di un’associazione appena nata con una persona come me che aveva già maturato esperienza e conoscenza di quella terra, di quel conflitto. Il presidente del Gus mi chiese di dargli una mano e così accadde. Tornati in Italia e grazie ai contatti che avevo maturato precedentemente inserii il Gus in alcuni network di solidarietà e da questi fu affidata a noi una comunità di profughi mussulmani accampati a Duvrovnik. Per un anno e mezzo molte famiglie maceratesi donarono cibo e scatolame che i volontari del Gus inscatolavano e consegnavano direttamente, senza intermediari, alle famiglie in Bosnia. Si riuscì a fare molti viaggi, quasi uno ogni mese. Io avevo il compito di coordinare e organizzare il tutto (trovare il camion, l’autista, prenotare il posto in nave e via discorrendo) e quasi sempre riuscivo anche ad andare personalmente a fare le consegne, insieme ad altri volontari di Macerata, grazie al grande privilegio di essere, all’epoca, un dipendente pubblico che con facilità poteva permettersi permessi e ferie. La bella intuizione che avemmo, però, fu quella di farci accompagnare in ogni viaggio da chi avesse voluto assistere al buon esito della sua generosità. Molti maceratesi hanno conosciuto la Dalmazia del sud, Mostar, Tuzla e Sarajevo grazie a noi, grazie a quell’espediente.
Ma torniamo all’organizzazione degli aiuti. Molto ci veniva regalato ma non tutto era gratis. Il posto in nave per il camion costava, il gasolio costava. Sulla cabina si poteva risparmiare dormendo sul ponte ma d’inverno era complicato e quindi bisognava prendere una cabina ecc. Collette tra di noi volontari, gruppi di preghiera che avevano preso a cuore l’iniziativa, insieme a qualche imprenditore più sensibile, e così ogni volta si riusciva a trovare i soldi necessari per organizzare la consegna. Ma non ci fermammo qui, io non mi fermai. Nel maggio del 1995 aprimmo un dibattito all’interno del Gus sulla possibilità di aiutare la popolazione di Sarajevo stremata dall’assedio e dalla fame. C’erano continui appelli del Sindaco che chiedeva alla comunità internazionale di portare aiuti alla sua gente. Decidemmo anche noi di fare la nostre parte anche se estremamente pericoloso perché avremmo dovuto attraversare diverse enclave e superare molti problemi legati ai pass dell’ONU che non avevamo ma che riuscimmo a trovare. Coinvolgemmo una decina di comuni del maceratese, l’amministrazione provinciale, parrocchie e quant’altro e riuscimmo a raccogliere 50 tonnellate di aiuti alimentari che, grazie ai tir di Camacci, portammo prima a Spalato e poi a Tuzla e Sarajevo. Il Gus fu la prima Ong europea a portare aiuti umanitari ai superstiti poco dopo la strage di Sebrenica, nel luglio 1995. Feci questa consegna con testimoni Ettore Mo, Giuseppe D’Avanzo, Toni Capuozzo e altri giornalisti. D’Avanzo scrisse un articolo e pubblicò una mia intervista su Repubblica, in quei giorni. Capuozzo aprì alcuni notiziari (Rete 4 o Studio Aperto, non ricordo bene) con il video dell’intervista che mi fece a Tuzla. Dopo qualche settimana fu la volta di Sarajevo e ricordo l’emozione quando fui ricevuto dal Sindaco, accompagnato dall’ambasciatore Pennarola che era facente funzioni in quegli anni senza rappresentanza diplomatica italiana ufficiale per motivi di sicurezza.

Non pensi, avvocato che stia sviando il discorso né pensino i lettori che voglia incensare il Gus, o peggio, me stesso. Questo lungo prologo serve soltanto, nelle mie intenzioni, far capire come gli approcci ai problemi, alle emergenze e, perché no, ai propri ideali sia diverso da persona a persona e quindi da organizzazione a organizzazione. E’ evidente da quello che ho scritto precedentemente che l’associazione chiamata Gus non poteva continuare a occuparsi soltanto di pacchi e di Bosnia. Doveva strutturarsi e doveva essere competitiva anche dal punto di vista organizzativo. Cominciammo a lavorare nel sociale, cominciammo a occuparci di immigrati che vivevano a Macerata e ci chiedevano aiuto e poi, nel 1997, fummo chiamati a lavorare a Serravalle dopo il terremoto. Fummo chiamati noi come centinaia di altre associazioni maceratesi e italiane. Probabilmente grazie alle nostre caratteristiche “umane” riuscimmo a immaginare un modo diverso di portare il nostro aiuto. Tutte le altre associazioni avevano tende, attrezzature e divise coloratissime ma, ci accorgemmo, che tutti facevano quello che facevano tutti senza coordinarsi e senza preoccuparsi se il loro aiuto era funzionale o meno, se veniva aiutato chi aveva già avuto aiuti da un’altra organizzazione 5 minuti prima. Noi arrivammo a Serravalle, osservammo un giorno e decidemmo di fare qualcosa di diverso. Ci preoccupammo del sostegno psicologico alle vittime, creando i “Centri di ascolto” e per l’aiuto concreto, ci offrimmo alla Giunta comunale per stare al loro fianco aiutandoli ad organizzare e affiancando i loro dipendenti che avevano bisogno, per il lavoro aumentato in quei giorni e perché essi stessi vivevano in prima persona lo stress dell’essere terremotati. Quest’intuizione, così banale nel raccontarla ora, fu qualche mese dopo studiata in un corso di studi della Alta Scuola di Studi Strategici della Difesa e, molto più prosaicamente, assunta come modello di intervento dalla protezione Civile della Regione Marche che, da allora, in quasi tutti gli interventi per calamità simili (p.e. Molise 2002 e Abruzzo 2009) adotta questo metodo affiancando con proprio personale gli impiegati degli uffici comunali per gestire gli aiuti e i soccorsi dopo qualche calamità. Solo chi è capace di non fermarsi all’esistente può immaginare modi nuovi e più efficaci e, spesso migliori. Mi sono accorto, però, che ho già scritto 5 pagine, probabilmente troppe anche per le pazienze più generose. Quindi chiudo qui la prima parte di questa Gus story, dal 1993 al 1997. Cerco di recuperare attenzione e ritornare al pezzo che lei ha scritto per non essere evasivo o reticente nelle risposte alle domande che lei mi pone. Alcune sono implicite in quanto ho già scritto: il Gus non è una organizzazione che gestisce soltanto l’esistente ma si pone l’obiettivo di provare a cambiare il mondo o, almeno, quello con il quale entriamo in contatto. Le valutazioni sulla fattibilità o meno di un progetto o un intervento nuovo non sono meramente ed esclusivamente economiche/finanziarie. A volte si decide di gettare il cuore oltre l’ostacolo e sempre decidiamo di fare le cose perché è giusto farle e non perché conviene.

I ragazzi del Gus sono ancora al lavoro  (nella foto di Guido Picchio con il sindaco Carancini e l'assessore Canesin)

I ragazzi del Gus sono ancora al lavoro (nella foto di Guido Picchio con il sindaco Carancini e l’assessore Canesin)

Lei, avvocato, avanza dubbi e perplessità sul progetto Sprar di Macerata ma chi ha il compito di valutarlo lo ritiene uno dei migliori in Italia. Dice che non c’è controllo ma è il controllo continuo e sistematico che viene fatto da Roma e da Macerata che è uno dei suoi punti di forza. E’ stato chiesto un anticipo mensile di 50 mila euro che copre solo una parte della somma che ogni mese noi anticipiamo per lo svolgimento delle attività. Con alcune banche abbiamo concordato un finanziamento che chiudiamo entro la fine di ogni anno ma che, come ovvio, ha i suoi costi. Una breve spiegazione dell’iter che seguiamo e che c’è dietro è utile per renderle l’idea e farle, forse, capire quanto noi facciamo: noi iniziamo a lavorare in questo progetto a partire da ogni gennaio e cominciamo a pagare il personale, le utenze, gli affitti, pocket money ecc. Facciamo questo comunque, anche se il finanziamento dal Ministero arriverà soltanto a fine anno. Lo facciamo grazie all’anticipo delle banche e lo facciamo, in parte, con gli anticipi che qualche Ente può erogare. Tutte queste operazioni sono fatte con budget puntuali, dettagliati, analitici sotto gli occhi attenti e critici dei finanziatori, sotto la lente di ingrandimento della Ragioneria di Stato, sotto controlli periodici, monitoraggi e valutazioni costanti da parte degli enti finanziatori e con rendicontazioni che superano più livelli di controlli. In qualche caso, com’è già successo, alcune rendicontazioni non riuscivano ad attestare l’intera spesa a budget e il Ministero ha decurtato la somma equivalente nell’annualità successiva.
In dieci anni di progettualità con Macerata non è mai successo che il Comune sia stato chiamato a metter mano ai suoi fondi, a prova di chiunque voglia verificare . Credo anche sia inevitabile che dopo tutti questi anni di attento lavoro e trasparenza ci sia una fiducia nel nostro operato ma non, però, a scapito di atti amministrativi e di controllo. Possiamo entrare più nello specifico, in un secondo momento, se vorrà. Lei fa anche riferimento a “manifestazioni” dei nostri assistiti. Può certamente succedere che ci siano momenti conflittuali e di confronto ma il nostro lavoro garantisce una serena e pacifica gestione. Ma non perché ci sono io quanto perché al Gus lavorano professionisti di grande esperienza e capacità. La nostra organizzazione è presente in altre regioni e in ogni progetto lavorano persone qualificate per titoli e capacità. A lei è sembrato strano che si sia cambiato statuto nel 2007 (ma l’avevamo già fatto nel 2000, credo) ma i cambiamenti che vengono discussi e decisi sono frutto di adeguamenti necessari, in virtù di nuove modifiche legislative, per operare e essere rispondenti alle giuste e sempre più esigenti richieste degli Enti pubblici. Dal 1998 siamo stati Onlus e poi nel 2005, con il Decreto di idoneità MAE, O.N.G. riconosciuta in base alla legge 49/1987 abbiamo assunto una nuova dimensione che ci ha portato a decidere di iscriverci all’Albo nazionale delle APS (associazioni di promozione sociale), in base alla legge 383/2000, tipo, per intenderci, Arci Acli Legambiente ecc.. e conseguentemente decadere dall’albo delle associazioni di volontariato, di cui alla legge 266/91. Questi cambiamenti statutari, caro avvocato, non sono per “intercettare” nuovi fondi ma per essere sempre più rispondenti al lavoro che facciamo e al ruolo che abbiamo e al cambiamento delle normative. Le iscrizioni sono frutto di lavoro fatto in precedenza e che deve essere dimostrato con fatti concreti, con risultati ottenuti negli anni e con la trasparenza, e lo è stato altrimenti non saremmo iscritti. In questi giorni stiamo seguendo, portando il nostro contributo nei tavoli nazionali, la nuova legge sulla cooperazione allo sviluppo e la riforma del Terzo Settore, a quel punto forse dovremo aggiornare nuovamente lo statuto. Per quanto riguarda il MAE abbiamo avuto il decreto di idoneità grazie al lavoro che avevamo fatto nei dieci anni precedenti e per mantenere l’idoneità ogni anno dobbiamo presentare relazione dettagliata delle attività e bilanci che pubblichiamo regolarmente nel sito. Ci siamo potuti iscrivere al registro delle APS perché eravamo cresciuti e avevamo molte sedi in molte altre province italiane e per la nostra presenza alla federazione nazionale Cocis. La scelta di essere iscritti ad un altro albo, APS, è stata dettata dal fatto che questo nostro lavoro deve essere fatto da professionisti, quindi da retribuire secondo ccnl o co.co.pro., il volontariato è solo una delle componenti che, come nel nostro caso, coesistono ma che non può essere predominante. Lei fa poi una curiosa e divertente considerazione sull’essere nati “in una chiesa” con un vice presidente sacerdote e poi essere approdati a sinistra. Diciamo solo che per me e tutti noi la laicità è un valore da difendere e molti dei problemi che abbiamo, a Macerata soprattutto, dipendono da questo nostro orgoglio d’esser laici. Molti nostri concittadini, forse anche lei, pensano che solidarietà sia sinonimo di carità e che, solo la Chiesa o organizzazioni che fanno riferimento ad essa possono cimentarsi in questo settore. Non è così, almeno per noi non è così. Non voglio citare A. Camus (cerco la santità senza Dio) o altri filosofi ma cercare il bene dovrebbe essere uno degli istinti dell’uomo, con la minuscola o maiuscola che sia. Se poi vuole conoscere il mio pensiero le dico che io sono più attratto dal “giusto” che dal “buono”, come categoria di pensiero e come tensione ovviamente. Lei vede questa nostra “forte” laicità come uno schieramento politico o di parte. Le assicuro che non è così per la nostra organizzazione e non è così per me. Non vorrei farle nomi e cognomi di volontari e operatori che sono chiaramente di destra e con i quali ci scambiamo continuamente scherzi e battute, non è interessante. Potrebbe essere più interessante, per lei credo, l’apprezzamento al nostro lavoro dell’allora Ministro degli Esteri Fini che nel 2005 citò il nostro lavoro come esempio da seguire. Oppure dovrei dirle degli incontri con Bondi in Abruzzo o i tanti progetti con il Ministro Maroni e tanti altri esempi. Questa della nostra collocazione politica e delle “tutele” politiche che abbiamo è una storiella che periodicamente viene fuori alimentata da chi non sa dare spiegazioni allo sviluppo e crescita del Gus. Spesso viene fuori, e alimentata, da quel mondo provincialotto che mal riesce a digerire il successo degli altri. Senza dimenticare vere e proprie guerre che abbiamo subito o forse stiamo ancora subendo da chi sente intaccato un monopolio “culturale e ideale” della solidarietà. Siamo troppo grandi per Macerata, evidentemente, e siamo troppo diversi da chi è abituato a vivere di prebende e sovvenzioni. Noi facciamo progetti e ci sottoponiamo a rigidi controlli, anche il suo se vorrà. Ma ci sarà un perché se, in una stanza che va a fuoco, c’è chi strilla chi maledice il capo condomino e c’è chi in silenzio lavora per portare in salvo le persone. Ci sarà un perché se nel 2005 quando stampa e televisioni di tutto il mondo parlavano di quello che stavamo facendo in Sri Lanka un’importante personaggio maceratese, sollecitato per avviare una campagna di sostegno al Gus, disse: “Aiutare quei comunisti? Mai”. Ci sarà un perché se il Vescovo di Macerata Conti mi abbracciò quando andai a raccontargli, lamentandomi, degli attacchi che il Gus stava avendo da una parte della chiesa maceratese. Ci sarà un perché se a un nostro collaboratore di estrazione fortemente cattolica fu impedito di fare l’educatore adducendo come motivo ostativo che lavorava per e con il Gus? Ci sarà un perché se nel febbraio 2012, quando ci fu il nevone, il Gus decise di chiedere ai nostri ospiti africani se volevano dare una mano a spalare la neve e ai 100 che accettarono decidemmo di pagarli con l’equivalente dei voucher per ringraziarli e perché non si sentissero sfruttati. Ma ancora oggi in città, quelli che sanno tutto, dicono che è stata una mossa politica, dicono che i soldi poi li abbiamo chiesti al Comune, alla Regione o chissà chi? Ci sarà un perché se lei sente il bisogno di scrivere un pezzo su un’organizzazione e non sente il bisogno di parlare con il presidente o con chi ci lavora. Lo sa, caro avvocato, che il Gus ha una quarantina di dipendenti ccnl e ancora di più collaboratori. Lo sa che ci sono persone che lavorano con noi e che mi danno i numeri per competenza e professionalità. Lo sa quanti psicologi, assistenti sociali e ragazzi e ragazze che, grazie a noi, stanno confrontandosi con il mondo del lavoro e stanno mettendo in gioco i loro studi? Lo sa che la formazione continua è un nostro cavallo di battaglia? Lo sa che ci hanno chiamato da una grande città del nord per aiutarli a gestire il problema degli immigrati? Lo sa che nelle prossime settimane apriremo, probabilmente, il fronte “Rosarno” per dare una mano e aiutare quei disperati, senza progetto, per ora, ma solo gettando il cuore oltre l’ostacolo, come a noi piace fare e come continueremo a fare. Aumenteremo l’incredulità e il fastidio di qualche sagrista e di qualche buontempone da bar che la mattina, dopo aver letto le pagine dei giornali, pontifica sui problemi del mondo ascoltato dagli altri beoni e da chi vuole farsi raccontare le cose e non vuole farlo di persona. Ma non metteremo la bacheca GUS su qualche muro di Macerata e non sentiremo, di certo, il bisogno di chiedere il permesso a qualcuno per assumere qualche nuovo collaboratore o aprire nuovi progetti o nuovi fronti d’intervento. Noi operiamo, agiamo, facciamo tesoro dei nostri errori e andiamo avanti cercando di migliorare sempre il nostro lavoro. Lo so avvocato ho scritto moltissimo. Mi ero ripromesso di essere sintetico ma è evidente che non ci sono riuscito. Le chiedo però di leggere, con l’attenzione di cui sono certo, e di comprendere alcune risposte che non sono esplicitate ma che sono evidenti. Se invece non riuscirà a trovare tutte le risposte di cui mi chiede conto e se avrà piacere di approfondire questi e altri argomenti la invito nella nostra sede, oppure dove vorrà, per una chiacchierata che possa aiutarla a comprendere. Ma dovrà venire pronto ad affrontare la complessità di un’organizzazione come il Gus che non è una bocciofila, non è una congrega di “compagnucci della parrocchietta né, tantomeno, un covo di comunisti”. Analoga disponibilità vale anche per il direttore Zallocco, ovviamente. Il Gus è una organizzazione non governativa (ONG) che opera in Italia e nel mondo ed è la prima che ha avuto la propria sede legale e storica in questa nostra cara città. Siamo nati accidentalmente a Macerata, vorremmo continuare a esserne fieri.

*Paolo Bernabucci, presidente del Gus



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