In Enoteca “Il Picchio e la vigna”
Verso un polo unico dell’enogastronomia
MACERATA - Dedicato ai vini maceratesi e scritto da Carlo Cambi il nuovo volume edito dalla Camera di Commercio di Macerata. Scelte cinque città-immagine delle Marche: Urbino, Acqualagna, Ancona, Macerata e Ascoli, e a Jesi il centro della rete regionale
La presentazione, nella Civica Enoteca Maceratese, del nuovo libro che la Camera di commercio di Macerata ha dedicato ai vini maceratesi e che è stato scritto con grande passione da Carlo Cambi, ha consentito di approfondire alcuni temi riguardanti i nostri prodotti di eccellenza e soprattutto di guardare in prospettiva al futuro dell’enogastronomia delle Marche.
Lo stesso Carlo Cambi, nel sottolineare che ha realizzato il volume “Il Picchio e la vigna” per stimolare i maceratesi ad essere orgogliosi delle produzioni di eccellenza del settore vitivinicolo, ha lanciato frecciate velenose contro la classe politica che negli anni, anziché favorire e potenziare le produzioni agricole, hanno incentivato la realizzazione dei centri commerciali mentre le vallate del Chienti e del Potenza si sono intasate di capannoni “industriali” quasi tutti inevitabilmente vuoti. Ci si è dimenticati che i nostri vini hanno secoli di storia e di civiltà alle spalle e che quindi, opportunamente valorizzati, avrebbero potuto spuntare quotazioni ben più alte delle attuali, perché al valore commerciale (valido per tutti i vini) c’è da aggiungere il valore dell’unicità assoluta, della tradizione, della cultura.
Sullo stesso filone logico ha insistito l’enologo Roberto Potentini il quale ha messo in evidenza come nell’entroterra marchigiano, di fronte al crollo di autentici imperi industriali che hanno messo in ginocchio intere comunità, oggi resiste purtroppo soltanto l’agricoltura che produce beni primari e li trasforma e li rende appetibili. “Noi – ha detto Potentini – abbiamo vini di eccellenza ma non abbiamo una massa critica tale da far fronte ai mercati mondiali. I francesi hanno la loro bandiera nello spumante e dietro a questo prodotto esportano vini assolutamente inferiori ai nostri. Ma essi investono molto più di noi nella promozione dell’immagine e nella commercializzazione”. E non ha mancato di sottolineare che oltre 50 anni prima di Dom Perignon il fabrianese Francesco Scacchi, nel volume ”Del Bere sano” aveva descritto la maniera di fare lo spumante.
Del futuro dei prodotti tipici delle Marche ha parlato invece Alberto Mazzoni, direttore dell’Istituto di tutela dei vini delle Marche, il quale, dopo aver rifatto brevemente la storia dell’evoluzione vitivinicola delle Marche e della difesa ad oltranza dei vitigni autoctoni della regione, ha sottolineato di abbinare il vino con la gastronomia e soprattutto con il turismo. Per cui ora si cercherà di fare massa critica realizzando una rete unica di interessi e di iniziative. Nessuno può andare più da solo a competere in un mercato globale. Si partirà quindi con la promozione anche turistica di cinque città-immagine delle Marche che dovrebbero essere Urbino, Acqualagna, Ancona, Macerata e Ascoli. Il polo unico dell’enogastronomia regionale sarà concentrato su Jesi con varie iniziative promozionali. Innanzitutto la realizzazione di master di specializzazione riservati agli allievi dei 7 Istituti alberghieri delle Marche. In secondo luogo concentrando qui la clientela che da tutto il mondo frequenta le nostre industrie nel corso dell’anno per far ammirare e conoscere le nostre produzioni enogastronomiche di eccellenza. Si creerà in un padiglione un itinerario della produzione vitivinicola partendo dalla qualità del terreno, dalla varietà dei vitigni e arrivare infine alla pigiatura e produzione del vino. Questo per far conoscere ai ragazzi, fin dalla più giovane età, quanta abilità, maestria, cultura, arte ci siano nella produzione vitivinicola.
Ha concluso la serie di interventi il presidente dell’azienda speciale Ex.It. della Camera di commercio, Luca Bartoli, che ha ribadito la necessità di difendere e promuovere i nostri prodotti di eccellenza.



Molti esperti,per quanto ne so,sostengono che una commercializzazione spinta del vino ne penalizza la qualità per effetto dell’incremento della produzione.Se esiste un problema di limiti sarebbe oltremodo utile stabilire l’estensione di tali limiti per conciliare le diverse esigenze.Mi sbaglio ?Ciò detto gradirei sapere come poter acquistare il volume presentato.Giovanni Bonfili.