Al «Lauro Rossi» è andata in scena la bugia
La Compagnia «G.Totola» di Verona ha presentato Il bugiardo di Goldoni
di Walter Cortella
Per chiudere degnamente la sua fase competitiva, il 45° Festival Macerata Teatro ha calato sul tappeto verde un «pezzo» davvero forte, la Compagnia «G.Totola» di Verona, che ha messo in scena un classico di Carlo Goldoni, Il bugiardo, per la regia di Carla Totola. Uno spettacolo benfatto e apprezzato dal pubblico, assolutamente in linea con quelli proposti finora. E questa notizia è assolutamente vera, non è l’ennesima «spiritosa invenzione» del signor Lelio, il personaggio principale della divertente pièce, nata dalla prolifica penna del commediografo veneziano. Le sei compagnie che si sono esibite nel corso della kermesse maceratese hanno evidenziato una elevata professionalità a tutti i livelli, sia sul piano artistico che sul piano tecnico. Ormai un’ampia fascia del teatro amatoriale ha raggiunto uno standard di assoluto valore. E le opere in cartellone, frutto di una selezione molto accurata, hanno tutte riscosso lusinghieri consensi da parte degli spettatori che di volta in volta hanno espresso le proprie preferenze, sulla base delle quali sarà assegnato il premio per il «gradimento del pubblico».
Adesso, però,entra in azione la giuria tecnica e immagino che il suo sarà un lavoro arduo, dovendo i giurati individuare lo spettacolo che si aggiudicherà il prestigioso «Premio Angelo Perugini», un trofeo da sempre molto ambito. Parliamo ora dello spettacolo. L’esibizione della formazione veneta, «vecchia» conoscenza del pubblico del «L.Rossi», è stata accolta con molto calore. La trama della commedia è leggera, non ha altra pretesa se non quella di divertire. E ci è riuscita sicuramente, con la complicità del buon Lelio, il protagonista principale, un giovane spiritoso e brillante, un simpatico mascalzone, inventore a getto continuo di bugie, tanto da elevarle al rango di sistema di vita. Non può farne a meno. Per lui mentire è essenziale, come respirare. Tuttaviaquelle sue innocenti invenzioni non arrecano male a nessuno. Si potrebbe dire che sono «funzionali»alle sue imprese quotidiane, in particolare quelle amorose. Se ne serve, infatti, con dovizia per conquistare il cuore, in verità subito ben disposto, della bella Rosaura (Jessica Rollo), una delle due figlie da marito del dottor Balanzone (Claudio Neri), l’enciclopedico medico bolognese in servizio a Venezia. Lelio èun uomo affascinante, intelligente, simpatico e sempre pronto a cogliere ogni favorevole occasione o spunto che il timido Florindo (Marcello Pecorari), incapace di manifestare il suo amore per la stessa ragazza, gli offre involontariamente. Ma nella Venezia goldoniana i matrimoni vengono combinati dai padri, ansiosi solo di concludere ottimi affari, disinteressandosi del tutto dei sentimenti delle parti interessate.
E così Balanzone e Pantalone de’ Bisognosi, che a dispetto del cognome è un ricco mercante veneziano, si accordano e stipulano il contratto di matrimonio dei loro figli, ignari di tutto. Ma ecco l’imprevisto: Lelio è figlio di Pantalone, il che lascia immaginare che la vicenda amorosa dei due giovani potrebbeavere un felice epilogo, con soddisfazione di tutti. Ma la situazione è ingarbugliata: Lelio ignora i maneggi del padre e temendo il peggio che fa? Semplice, inventa una bugia: non può sposarsi poiché ha già una moglie a Napoli. Rosaura è furiosa, Balanzone è furioso, Pantalone è furioso. Tutti sono furiosi. E Lelio? Beh, questa volta il giovanotto è costretto a fare ammenda e ad ammettere di aver raccontato una montagna di frottole. È sinceramente dispiaciuto? Macché! La commedia si chiude, infatti, con una sua ultima (chissà?) «spiritosa invenzione». Carla Totola, con questo Bugiardo, riproposto a 25 anni dalla prematura scomparsa del padre Giorgio, «colonna» storica del teatro amatoriale italiano, si conferma regista dotata di squisita sensibilità artistica. I suoi allestimenti sono sempre deliziosi ed apprezzati anche in campo internazionale. Dispone di uno stuolo di attori di prim’ordine, con alle spalle esperienze formative di assoluta qualità. Lo hanno confermato in quest’ultima performance, oltre ai summenzionati interpreti, anche Enrico Lorenzato, nel ruolo di Pantalone, Andrea Girardi (Ottavio), Massimilla Serego Alighieri (Beatrice) e la giovanissima Ottavia Bergamini, nell’insolito ruolo di Arlecchino. Leggera, aggraziata nelle movenze coreografiche, bravissima.
Un Arlecchino di alta scuola, non c’è che dire! D’effetto le musiche composte per l’occasione da GiannantonioMutto ed eseguite dal vivo da Federica Galia al violino e Roberto Rizzini alla chitarra. Di tradizione le maschere de «La fucina dei miracoli», eleganti i costumi di Daniela Corso. Funzionale, anche se un po’ rumorosa, la scenografia in metallo di Cristina Bighelli, capace tuttavia di ricreare le suggestioni di certi angoli di Venezia, con i suoi caratteristiciponti e ponticelli. Il Festival si chiude in bellezza, all’insegna del buonumore. E nemmeno questa è una «spiritosa invenzione».
(Foto di Maurizio Iesari)



