Curato per metastasi che non aveva
Sei radiologi imputati

MACERATA - Al via il processo per la vicenda del sangiustese Emilio Moretti, curato per cinque anni con cicli di chemioterapia

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sanitadi Gianluca Ginella

Caso Emilio Moretti, il sangiustese curato per cinque anni per metastasi che non aveva, oggi si è aperto il processo per sei radiologi che si occuparono del 56enne con tac ed esami di vario tipo.
Sono tutti accusati di lesioni colpose i sei radiologi imputati al tribunale di Macerata che avevano sottoposto a esami, tra il 2003 e il 2008, Emilio Moretti, diagnosticando, secondo l’accusa, sostenuta dal pm Francesca D’Arienzo metastasi al fegato che Moretti non aveva. Imputati al processo sono: Luigi Oncini, 59 anni, responsabile dell’unità operativa di Radiologia di Macerata, Luigi Gigante, 66 anni, Marcello Bartomioli, 63 anni, Tommaso Taccari, 51 anni, Stefania Lisi, 52 anni (tutti avevano visitato Moretti all’ospedale di Macerata) e Riccardo Lanza, 73 anni, che aveva visitato il 56enne al Santo Stefano di Potenza Picena. I sei radiologi sono imputati per aver eseguito tac e risonanze magnetiche, e per l’accusa diagnosticando erroneamente le metastasi che in seguito si rivelarono angiomi. Moretti per cinque anni fu sottoposto a pesanti cicli di chemioterapia, che provarono il suo fisico e lo costrinsero a lasciare il suo lavoro di giardiniere al comune di Monte San Giusto. I medici al processo sono difesi dagli avvocati Giancarlo Nascimbeni, Jacopo Allegri, David Zanforlini, Stefano Gregorio e Ruggero Gregorio. Oggi si è costituito parte civile Moretti, assistito dall’avvocato Domenico Musicco. I sei radiologi sostengono che non era compito loro diagnosticare una malattia, e con gli esami si limitano a rispondere alla domanda che viene fatta dal medico. Nel caso di Moretti, che era già stato operato per un tumore al rene, dovevano rispondere se le macchie che presentava al fegato fossero cresciute o mutate. Il processo è stato rinviato al 20 febbraio 2014, nella prossima udienza sarà sentito Moretti.


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