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In nome del manzo ribelle

MACERATA - Sulla questione dell'ex mattatoio
mercoledì 12 giugno 2013 - Ore 16:23 - caricamento letture
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Maurizio Boldrini

Maurizio Boldrini

di Maurizio Boldrini*

Facevo la terza elementare proprio di fronte al mattatoio. Quotidianamente noi bimbi eravamo obbligati e involontari testimoni della mattanza delle bestie che arrivavano con camion e ci arrivavano all’orecchio i tonfi dei pesanti corpi dei bovini dopo che una pistola li “fulminava” alla testa.  Un giorno capitò che un manzo riuscì a evadere, a scappare dal mattatoio. Immaginabile la reazione di noi bambini, incominciammo a fare il tifo per la bestia, con  urla e gesti d’incoraggiamento per l’animale, vano il persistente richiamo all’ordine della maestra.  Gli operai del mattatoio impiegarono non poco tempo per catturare di nuovo il manzo che finì come le altre bestie, ma ci lasciò una forte lezione sulla ribellione e libertà. In memoria e in nome del manzo ribelle intervengo sulla questione dell’utilizzo dell’ex mattatoio sollevata da Massimiliano Sport Bianchini (leggi l’articolo). Da una parte c’è il Sindaco che vorrebbe destinare gli spazi all’Accademia di Belle Arti, mentre Bianchini è favorevole a un concorso di idee culturali per le associazioni. L’idea che un ente locale consegni spazi a una istituzione non mi entusiasma, che  è ciò di più scontato e normalizzante si possa fare, rafforza lo stato delle cose, non le rinnova, non le inventa.  All’idea di Bianchini (che dà la possibilità di generare il nuovo) invece mi piace contribuire rendendola molto pratica e diretta: visto che all’ex mattatoio ci sono spazi strutturalmente importanti ma vuoti, si faccia avanti chi, tra coloro che fanno cultura a Macerata, è in grado di rendere un singolo locale idoneo tecnicamente per svolgervi stabilmente un’attività culturale, che le proposte avanzino, e che esprimano competenza organizzativa.  Per quanto mi riguarda, teatralmente potrei dire come e cosa, ma non è quello che importa in questa sede. Sono certo che in città ci sono competenze professionali e artistiche per fare di ogni singolo spazio dell’ex mattatoio una fucina autonoma di produzione culturale, senza alcuna necessità di omogeneizzare la tipologia delle proposte. Un esempio di culture eterogenee, addirittura dissonanti, che comunque coesisterebbero in un’unica collocazione spaziale. Si potrebbero attivare convenzioni pubblico-privato per l’utilizzo di ogni singolo locale, cosicché il privato che si giova dello spazio possa contraccambiare, non solo con la propria attività a beneficio della collettività, ma anche riservando giornate d’utilizzo al Comune. In sostanza il Comune, senza spendere un euro, godrebbe di un complesso culturale tecnicamente attrezzato e funzionante per molteplici attività, i privati avrebbero uno spazio ideale per progettare e realizzare con maggiore tranquillità poiché alleggeriti dai grandi costi d’affitto. Opero a Macerata da più di 30 anni, so che l’effervescenza culturale in questa città è dovuta specialmente all’estro, al coraggio, all’immaginazione di singoli artisti. Non sempre gli amministratori sono agili a cogliere e riconoscere le invenzioni organizzative e tendono a normalizzare in base a schemi già collaudati. L’ex mattatoio è un’occasione perché Macerata possa diventare indicativa anche in ambito nazionale. Molti anni fa, quando si riaprì il “Lauro Rossi”, la città perse un’occasione, quella di fare del Teatro Comunale una struttura produttiva, sull’esempio di alcuni nuovi tentativi che stavano sorgendo con coraggio in Italia e che oggi sono i migliori sia dal punto di vista organizzativo che artistico. In quel caso gli amministratori decisero di scegliere “il quieto vivere”, normalizzando il “Lauro Rossi” con le stagioni dell’Amat.  Auspico che la storia non si ripeta con l’ex mattatoio, perché ci sarà almeno una bestia che si ribellerà, e stavolta non sarà macellata.

*Maurizio Boldrini, direttore Minimo Teatro

 

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