Nuova legge elettorale
“I tempi sono maturi”

Il consigliere regionale del Pd Angelo Sciapichetti: "Superare il bicameralismo perfetto, serve un Senato delle Regioni e delle Autonomie"
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Angelo Sciapichetti

Angelo Sciapichetti

Dal consigliere regionale del Partito Democratico Angelo Sciapichetti, riceviamo una riflessione sul tema della legge elettorale:

“Con un’ordinanza interlocutoria, il 17 maggio la Corte di Cassazione ha rinviato alla Consulta la soluzione del caso sollevato dall’avvocato Aldo Bozzi di Milano che, in merito all’attuale legge elettorale, tre anni fa, insieme ad altri 26 ricorrenti, ha fatto causa allo Stato per “lesione del diritto di voto”. È un fatto che finisce per dare ulteriore ragione all’amico Bruno Mandrelli, che proprio dalle colonne di Cronache Maceratesi è tornato più volte sull’argomento, richiamando l’attenzione delle forze politiche e del Pd in particolare (leggi l’articolo). Dopo tanto parlare, sembra essere questa volta buona per arrivare ad una riforma della legge elettorale e per dar vita ad un processo riformatore che gli italiani attendono da anni, bloccato ogni volta da veti, furbizie e contrapposizioni.
Lasciano ben sperare in questo senso anche le recenti dichiarazioni a Bruxelles di Enrico Letta, presidente del Consiglio, e quelle di Gaetano Quagliariello, ministro per le Riforme. Ma ancor prima Giorgio Napolitano, non appena rieletto Presidente della Repubblica, ha richiamato “i responsabili dei tanti nulla di fatto nel campo delle riforme”, denunciando “l’imperdonabile mancata riforma della legge elettorale”. Credo, però, che se non vogliamo pagare un ulteriore durissimo prezzo alla disaffezione alla politica da parte dei cittadini, non si possa proporre come superamento del Porcellum qualche semplice modifica dell’attuale legge. Quella legge, che – è bene ricordarlo – il centrosinistra non ha mai voluto né tanto meno votato, va cambiata per intero e nel più breve tempo con una riforma profonda: non ci si può accontentare di semplici ritocchi. Il punto è come uscire dai disastri che il Porcellum legge ha provocato e non come renderlo costituzionale. Ha ragione Dario Franceschini quando dice in proposito che “abbiamo incassato che non si andrà più a votare con la legge vigente. Il resto è frutto di invenzioni”, oppure ci troviamo di fronte al classico elefante che partorisce il topolino? Diciamolo chiaramente: la politica tutta, in questi anni, ha dimostrato di essere sorda alla richiesta di cambiamento di una legge vergognosa che è un imbroglio pazzesco, che produce un Parlamento di nominati e non di eletti, che espropria il cittadino di ogni scelta, che attribuisce un premio di maggioranza (senza una soglia minima di voti ottenuti) alla Camera e uno per ogni Circoscrizione elettorale al Senato, garantendo l’ingovernabilità.
Una legge da cui ha preso le distanze persino il centro destra che l’ha votata in Parlamento e lo stesso Calderoli, padre putativo, che ora rinnega se stesso e dice di preferire il ritorno al vecchio vituperato Mattarellum. Occorre anche dire con onestà e chiarezza che, da sola, la riforma elettorale non basta per riavvicinare i cittadini alla politica. È necessaria una riforma complessiva delle Istituzioni che porti ad un taglio del numero dei parlamentari e al superamento del “bicameralismo perfetto”, arrivando ad una Camera che legifera e dà la fiducia al Governo e a un Senato delle Regioni e delle Autonomie. Sul versante partiti è ora di abolire il finanziamento pubblico, introducendo il contributo volontario del 4 X 1000 dell’Irpef dei cittadini-elettori. Il tutto evitando di ricadere in un dibattito già visto, deprimente, che ruota intorno a singoli interessi e che rischierebbe di vanificare anche questa volta una riforma organica. O si fanno davvero le riforme che il Paese aspetta da più di venti anni, oppure il sistema rischia di non reggere all’urto di una crisi economica, sociale e politica senza precedenti. Gli italiani hanno capito che i problemi drammatici che stiamo vivendo sono anche il segnale di un cambio epocale mondiale che in gran parte sfugge alle nostre mani; il che non ci solleva dalle responsabilità, al contrario ci carica di slancio e impegno. Questa dovrebbe essere anche la metafora del rapporto del Pd con il Governo Letta: un Governo che non è quello che avremmo voluto, ma semplicemente quello possibile, “di servizio”, in questo momento difficile.



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