Ancora sulla legge elettorale

Nessuna risposta da parte dei nostri parlamentari. D’altro canto era forse ingenuo aspettarsi qualcosa di diverso da parte dei nominati, anche del PD
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Bruno Mandrelli

Bruno Mandrelli

di Bruno Mandrelli *

Se non si cambia registro ho come l’impressione che il numero dei votanti alle prossime elezioni politiche (anticipate o meno che siano) potrebbe diminuire ancora. Ho espresso in passato, ospite di Cronache Maceratesi, la mia opinione su una legge a dir poco orribile, esortando anche a livello locale a prendere una posizione forte e chiara a che l’abrogazione del “porcellum” sia la priorità delle priorità politiche (leggi l’articolo).  Risultati? Obiettivamente scarsi, qualche frase inserita in un contesto più vasto, qualche espressione di assenso portata avanti a corrente alternata. D’altro canto era forse ingenuo aspettarsi qualcosa di diverso da parte dei nominati, anche del PD. La questione torna tuttavia di stringente attualità nel momento in cui non solo i “saggi” del Presidente Napolitano quanto la Corte Costituzionale ci avvisa, sommessamente e senza invasione di campo, che probabilmente l’attuale normativa è incostituzionale. Il “porcellum”, infatti, oltre ad essere ripugnante e peggio della legge Acerbo in vigore nel ventennio (se è vero che il premio di maggioranza c’era anche allora ed anche in misura superiore ma almeno si potevano scegliere i parlamentari, l’attuale meccanismo della lista bloccata non l’aveva immaginato neanche il più servile dei suggeritori del regime, così come non l’aveva lontanamente immaginato neanche la DC degasperiana che pur venne accusata di volere una legge truffa per aver ipotizzato un premio per chi avesse superato il 50% dei voti), colpisce a morte il principio della democrazia rappresentativa e della libera scelta degli elettori per la composizione delle assemblee elettive (nel caso di specie il parlamento).

Noi cittadini, va ribadito, da troppi anni non siamo liberi di eleggere nessuno, delegando (subendo?) le scelte dei partiti (tanto è vero che il mio partito, il PD, nel mentre è stato tiepido – o non eccessivamente impegnato – per la modifica della legge ha pur tuttavia posto in essere un palliativo comunque apprezzabile come le primarie per la scelta dei “nominati”. Peccato però che la regola sia a dir poco incrinata dai corollari relativi ai criteri di determinazione del corpo elettorale che ha potuto partecipare alle primarie, alla scelta dei capilista, dei nomi riservati alla direzione, dalla possibilità di optare per un collegio o l’altro e chi più ne ha più ne metta. Comunque, come già scritto, meglio che niente).  Ora: a prescindere dai tanti profili di incostituzionalità che si potrebbero individuare (e che, spero, anche la Corte prima o poi indicherà con chiarezza, da parte mia segnalo la violazione dell’art.lo 56 della Costituzione laddove si prevede che l’elezione della Camera dei Deputati  avvenga a suffragio universale e diretto e dell’art.lo 1 laddove si prevede che la sovranità appartiene al popolo) osservo che, nel momento in cui la scelta dei parlamentari è sottratta ai cittadini ed attribuita solamente al sistema dei partiti (o movimenti che dir si voglia, la sostanza non cambia, sempre nominati sono), a me sembra che si travalichino anche i limiti imposti dall’art.lo 49 della Costituzione in forza del quali i cittadini, associati in partiti, concorrono alla determinazione della politica nazionale.

Concorrono, quindi non hanno l’esclusiva. La situazione attuale è invece diversa ed i partiti (la cui vita interna ed il metodo democratico cui devono essere improntati non vedono ancora regolamentazione) hanno, nella sostanza, l’esclusiva per la composizione delle aule parlamentari (complici anche le soglie di sbarramento che puniscono eventuali spiriti liberi che volessero comunque provarci ma premiano le formazioni politiche tradizionali, anche se minori, sol che si associno in cartello con qualche formazione più significativa in termini di voti) che è il luogo ove principalmente si determina la politica nazionale. Questa esclusiva va eliminata al più presto ed è auspicabile che i “nominati” siano in grado di dimostrare che sanno mettersi in gioco: l’alternativa, in buona parte purtroppo già praticata, è quella di vedere uno stuolo di yes man/yes woman che ripetono pedestremente le parole del capo, detentore del potere di rimetterli in lista o meno alla prossima tornata. Auspico perciò più libertà critica e meno conformismo anche se, va detto, i segnali non sono incoraggianti. Marco Ricci, ad esempio, ha scritto un articolo stimolante con titolo quell’ “Abbiate pietà”  (leggi l’articolo) già utilizzato da un interessante fondo di Antonio Polito sul Corriere della Sera di una decina di giorni fa. La reazione dei diretti interessati è, plasticamente, negativa: la classe politica nazionale ha eluso per Polito (e la classe politica e dirigente locale, nelle sue varie articolazioni, elude per Marco) la presa di posizione, optando per un silenzio purtroppo assai significativo. Pietà  l’è morta quindi, nella migliore delle ipotesi; nella peggiore torna in mente il titolo di un bel film di Robert Aldrich dei primi anni settanta, Nessuna pietà per Ulzana, un western revisionista che si metteva un po’ dalla parte degli indiani confinati nella riserva: non vorrei che oggi, nella riserva dei diritti civili e politici, ci rimanga il cittadino elettore. Quindi confermo la mia opinione: o si cambia la legge elettorale o di cittadini disponibili ad avallare con il loro voto gli elenchi dei nominati se ne troveranno sempre meno.

P.S.

Ad evitare un utilizzo improprio di quelli che ho chiamato i “contesti più vasti” o la declinazione del triste elenco delle priorità vere del paese, magari a conforto della necessità di fare prima altre cose e dopo, solo dopo, dedicarsi alla modifica della legge elettorale (c’è sempre in giro qualche arguto intellettuale specialista del “benaltrismo”), specifico sin d’ora che la priorità dell’impegno politico per l’abrogazione del “porcellum” non è a mio avviso incompatibile con le scelte e l’impegno sulle tante altre emergenze che ci investono in questi giorni: lavoro e disoccupazione, vecchie e nuove povertà, lacerazione del tessuto sociale e principi di soffocamento delle libertà fondamentali dell’uomo e del cittadino (penso soprattutto, per tale ultimo profilo, alla paurosa, devastante assenza di prospettive per i giovani ed a quella che è una condanna ad una morte lenta, anche per fame, di tanti pensionati al minimo). Su ciò e sulle cose che si potrebbero fare anche a livello locale si avrà sicuramente  occasione di tornare.

* Avv. Bruno Mandrelli, consigliere comunale del Pd Macerata



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