«In troppi alla festa nello chalet»
Condannato il titolare
CIVITANOVA - Oggi la sentenza al tribunale di Macerata. L'evento si era svolto da Petè sul lungomare sud. Sotto accusa Paolo Cerolini, 61 anni. Assolta la moglie. L'avvocato difensore Sergio Marini: «Non è stata una cosa volontaria»

di Alessandro Luzi
Una festa in uno chalet a Civitanova con oltre 600 persone in più rispetto al limite consentito: condannato il titolare dello stabilimento. A finire sotto accusa per mancato adeguamento alle disposizioni amministrative dell’autorità Paolo Cerolini, 61 anni, residente a Potenza Picena. L’uomo, titolare dello chalet Petè, sul lungomare Piermanni, è stato condannato a un mese d’arresto e 400 euro di ammenda, convertiti in una pena pecuniaria.
I fatti contestati dall’accusa, sostenuta dal pm Raffaela Zuccarini, sarebbero avvenuti il 2 agosto 2022. Quel giorno, dice l’accusa, il 61enne avrebbe organizzato un dopocena con musica nello chalet, appuntamento autorizzato con Scia fino ad un massimo di 200 persone. Ma per l’accusa dentro allo chalet c’erano almeno 893 persone che ballavano e occupavano tutta la parte all’aperto del locale.

L’avvocato Sergio Marini
Oggi il pm ha chiesto la condanna a due mesi di arresto e 150 euro di ammenda. Il giudice Andrea Belli ha deciso per la condanna a un mese di arresto e 400 di ammenda convertiti in pena pecuniaria.
«Ha perso il controllo della serata, non è stata una cosa volontaria – ha detto l’avvocato del 61enne, Sergio Marini -. Purtroppo nelle contravvenzioni l’elemento soggettivo, dolo, colpa volontarietà non conta, quindi c’era poco da fare. Vediamo le motivazioni. Ho sostenuto che si era attivato tanto che il mio assistito aveva chiesto autorizzazioni per le duecento persone, poi ha perso il controllo serata e non aveva strumenti per modificare la situazione».
Per questa vicenda era imputata anche la moglie di Cerolini, Barbara Mariucci, 55 anni, residente a Potenza Picena. La donna, avvocato, è stata assolta per non aver commesso il fatto: «Lei non è responsabile. Non c’entrava assolutamente niente» ha concluso Marini, difensore anche della 55enne. Anche il pm aveva chiesto l’assoluzione per Mariucci.