Filippo Mignini e il femminismo
di Romolo Murri :
“Cent’anni di occasioni perdute”

L'INTERVISTA - Il Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici, presenta il convegno "Vicende e rappresentazioni delle donne italiane nel 900”

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Il professor Filippo Mignini

Il professor Filippo Mignini

di Carmen Russo

Il femminismo -movimento che mosse i primi passi a ridosso della rivoluzione francese- in Italia ebbe il suo exploit nel secondo dopoguerra, con l’acquisizione del diritto di voto del gentil sesso, si fonda su solide basi, alcune poco conosciute. Una di queste è il lavoro e gli scritti ai quali Romolo Murri dedicò gran parte della sua produzione letteraria. Da questo punto, verso una visione a tutto tondo del fenomeno, partirà il convegno “Vicende e rappresentazioni delle donne italiane nel 900”. Organizzato dalla collaborazione del Dipartimento di Studi Umanistici e del Centro Studi “Romolo Murri” di Gualdo, avrà luogo domani 14 maggio alle ore 10 nell’ Aula A del Dipartimento di Studi Umanistici -sezione Filosofia.
Filippo Mignini, il Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici, aprirà il convegno con il suo intervento dal titolo “Romolo Murri e la questione femminile” incentrato su scritti poco noti, molti inediti, di questo personaggio che aveva fatto sua, la causa femminista.

Ma chi fu Romolo Murri e come sia nata in lui l’attenzione alla causa femminista, è proprio il direttore Filippo Mignini ad anticiparlo in un’intervista.
“Romolo Murri è stato un sacerdote marchigiano, laureato in lettere all’università statale di Roma, ha iniziato sin da subito ad occuparsi della posizione dei cattolici nella vita politica italiana perché, secondo lui ingiustamente, in quel momento si erano ritirati dalla politica attiva. Nel corso degli anni  fonda il primo movimento politivo dei cattolici che si chiamava Democrazia Cristiana Italiana, ma presto, nel 1904 viene soppresso dall’autorità di Pio X.  Murri, diffidato dall’occuparsi attivamente di politica, a causa della sua perseveranza viene sospeso “a divinis” nel 1907 e scomunicato nel 1909.
Nello stesso anno diventa deputato al Parlamento Italiano, nella circoscrizione di Montegiorgio, fino al 1913 quando dopo aver perso per una manciata di voti le elezioni, lascia la vita politica attiva per dedicarsi esclusivamente al giornalismo. Attivista alla partecipazione dell’Italia alla prima guerra mondiale, simpatizza per il fascismo e vi aderisce come tanti intellettuali del tempo, ritenendolo un movimento che potesse portare un soffio di rinnovamento nella società italiana. Prese da questo, poi, le distanze e trascorse la sua vita fino alla morte avvenuta nel 1944, studiando, pubblicando e lavorando in modo quasi ossessivo vista la produzione sterminata sia di  testi editi che di testi inediti nell’archivio di Gualdo. Nel 1912 sposa una signora norvegese Ragnhild Nuld Che era attivista femminista, aveva dunque proprio in casa un’esponente del movimento.”

Come continua a raccontare il professor Mignini, nel 1914 si svolge a Roma il convegno del movimento internazionale femminista che si aveva ogni cinque anni. Murri scrive una serie di articoli sulle questioni emerse al convegno i quali rappresentano la parte della sua produzione maggiormente centrati sulla figura della donna, sul rapporto della donna nella società e quindi la attuale storia del femminismo. Siamo negli anni 1913 – 1914.
Il pensiero del giornalista sul movimento, il direttore del Dipartimento di Studi Umanistici, lo riassume in cinque punti chiave:

“Il primo è che Murri considera il movimento femminista a lui contemporaneo come “una seconda fase”:  una più matura nella quale le donne avevano assunto un atteggiamento di maggiore responsabilità rispetto ad una prima fase fatta esclusivamente di rivendicazioni. A distanza di esattamente cento anni e avendo visto l’evoluzione della storia del movimento femminista e le difficoltà che questo movimento ha avuto, è sorprente che lui lo ritenesse già una seconda fase nella quale le donne si avviavano ad acquisire una responsabilità precisa sia nella famiglia, sia nei figli, sia nella professione che nella vita politica. Come in molti altri ambiti siamo costretti ad osservare un’esperienza di molta perdita di tempo e di molte occasioni perdute.”

 

Romolo Murri

Romolo Murri

Dunque, secondo lei, pochi passi in avanti sono stati fatti da allora.

“Certamente, alcune questioni sono state ovviamente superate, ma altre sono rimaste ancora vive. Ad esempio -e questo è il secondo punto che emerge molto forte dai suoi interventi- la considerazione che Murri sugli “spiritosi”, ossia coloro che ridevano dei convegni del movemento femminista che come scrive su Idea Democratica- lui stesso riteneva: “nel suo insieme, un magnifico complesso lirico di creazione umana e sociale, l’umanità è l’umanità dei due sessi” In sostanza qui sostiene che il movimento delle donne stava dando un contributo decisivo alla storia dell’umanità.
L’altro punto, il terzo, è un’idea permanente di Murri: considerare la donna -da un punto di vista sociale-come madre. Ciò che realmente distingue l’uomo dalla donna  è il fatto che solo lei possa essere madre. La maternità attribuisce alla donna un ruolo specifico dal quale derivano poi molte altre cose, non superabile e non trascurabile. Il quarto nodo su cui insiste è il ruolo educativo della donna, non solo nella famiglia ma anche nella scuola o nella società in genere e lui lo vede come un corollario della sua maternità- risponde a coloro che accusavano le donne facenti parte del convegno di aver lasciato i propri figlia a casa dicendo che erano andare a Roma proprio per occuparsi dei figli perché chi ha seguito i lavori di questo convegno si è reso conto di quanta fosse stata l’insistenza sull’educazione dei fanciulli, sul rapporto tra donna e fanciullo. Per cui non li hanno lasciati affatto, ma se ne sono fatte carico ancora di più. Qui giungiamo al quinto punto. In un articolo, egli scrive: “il movimento divenuto maturo, non è più la battaglia della donna contro l’uomo, ma è la battaglia dell’umanità per un più largo intendimento di quei molteplici uffici i quali, più che alla vita pubblica, come è comunemente intesa, hanno attinenza diretta alla vita della casa e della scuola, alle prime formazioni, agli umili compiti quotidiani.” Egli collega questo movimento  direttamente allo sviluppo dell’umanità come tale e della democrazia, ma per Murri democrazia significa acquisizione di maggiore libertà.”

Romolo Murri, sacerdote nella prima parte della sua vita, come vedeva la posizione della  Chiesa, da sempre riluttante all’emancipazione femminile?

In un articolo del 31 maggio del 1914 su “Idea Democratica” intitolato Il Femminismo e la Suocera, egli affronta la questione del suffragio, sostenendo che le donne abbiano tutto il diritto di votare, il problema è più casomai orientarsi, scegliere quei partiti che abbiano maggiore sensibilità per i problemi femminili.
Qui si inserisce la “suocera” cioè la Chiesa, che ha considerato qualsiasi forma di liberazione come il peggior nemico del genere umano o sono stati i partiti conservatore e moderato? In realtà alla fine, “anche sul suffragismo e sul femminismo in genere, incombe la scelta che si impone a quanti vogliono oggi entrare nel vivo e nella mischia sociale: o  antidemocratici e clericali, o anticlericali e democratici.” Così scriveva, ma ricordiamo che aveva perso le elezioni per un’allenza tra i cattoli e i socialisti che si misero contro di lui anche con una serie di imbrogli e di violenze psicologiche esercitate nei confronti dei votanti. La sua, fu un’accesa polemica visto anche che il femminismo appartiene essenzialmente alla storia della democrazia , è chiaro che non potrà trovare appoggio e sostegno e non potrà svilupparsi.

Oggi è cambiata la posizione e la considerazione della “Suocera” nei confronti delle cause femministe?

La società oggi è cambiata molto, alcuni problemi sono stati superati. Per quanto riguarda i rapporti tra Chiesa e coscienza femmile, penso che sostanzialmente il problema rimanga, non sono stati fatti dei progressi sensibili. Oggi anche la chiesa, in generale nella battaglie ad esempio sull’aborto o sul divorzio – sui quali Murri è sempre stato contrario, vedendoci un declino rapido del nucleo – famiglia -, si adegua quando non può più farne a meno, quando, cioè, la coscienza pubblica in una società è talmente maturata che sarebbe impensabile ed incomprensibile il contrario.”

“Il femminismo è stato il primo momento politico di critica storica alla famiglia e alla società”  lo scriveva il Manifesto di Rivolta femminile nel luglio 1970, circa 60 anni dopo la vasta, ma ancora poco conosciuta, produzione di Romolo Murri.


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