S’ode a destra uno squillo di tromba
DAVOLI A MERENDA - Attualità maceratese del Manzoni
Non si placa in città lo sconcerto seguito all’ultimo consiglio comunale (leggi l’articolo). Sembrava di trovarsi al centro della battaglia di Maclodio di manzoniana memoria. Ad aver saputo che si metteva così, avremmo potuto condurre nell’aula gli studenti per assistere alla mirabile messa in scena di una pagina letteraria: una vera rarità, perché praticamente nessuna compagnia si sogna di presentare a teatro l’allestimento del Conte di Carmagnola, tragedia da cui è tratto lo spaccato tocattoci in sorte.
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Nell’ultimo consiglio comunale è successo di tutto: lo stesso Pirandello avrebbe avuto difficoltà a strecciare le contorsioni dei consiglieri. Al punto che, qui di seguito, indicherò tra parentesi le mie considerazioni (fatte tra me e me, mentre mi facevo violenza a rimanere in aula fino al termine dei lavori) a mo’ di parafrasi di quanto visto e udito:
1. Due consiglieri firmano la mozione di censura al Sindaco, la motivano, e all’atto del voto escono dall’aula (allora, dico io, che la firmate a fare?).
2. Garufi tuona citando Pasolini e condannando l’ignavia dei colleghi (sarà un linguaggio un po’ troppo aulico, per questo consesso? I tuoi strali scaldano i più colti di noi per le consonanze ideali che contengono, ma dubito che la politica ascolti i poeti: non l’ha mai fatto…).
3. Alcuni dell’opposizione (quelli dell’Udc, ne varietur…) salvano l’Amministrazione mentre le votano contro alcuni della maggioranza (è cambiata la maggioranza, quindi? Il sospetto è lecito) e alcuni “civici” prudentemente non si presentano in aula (occhio non vede, cuore non duole…).
4. Quando è unita nelle proprie mozioni (e cioè quasi mai, ma qualche volta sì…), l’opposizione subisce l’assenza (strategica?) di alcuni consiglieri (rettifico, quindi: quasi mai, ma qualche volta no). Che strana opposizione!… Mancano addirittura quando si votano delibere a favore di problemi sollevati e propugnati con zelo da loro stessi nei mesi scorsi, come nel caso della scuola di Via Panfilo: un’opera di sensibilizzazione talmente tenace e riuscita da coinvolgere propositivamente il resto del Consiglio e la Giunta! (E quando finalmente si vota mancate voi?).
5. L’amministrazione, dal canto suo, mette all’ordine del giorno la votazione di una delibera già bocciata nel consiglio precedente, suscitando sconcerto e indignazione (repetita iuvant, si diceva un tempo: ma se il Consiglio ha bocciato un provvedimento, lo si può ripresentare come se niente fosse a distanza di pochi giorni?).
6. Richiami del Presidente. Commette un lapsus, Romano Mari, richiamando all’ordine i consiglieri. Dice infatti più volte: “Che figura facciamo? Ci stanno guardando da casa!” (se non vi guardavano da casa non c’era niente di male?). Al di là delle esortazioni omiletiche, il polso del presidente si rivela fiacco, a fronte dell’esuberanza colorita dei signori consiglieri. Probabilmente ha alzato interiormente bandiera bianca già da un po’, quando si consuma il duello Pantana-Tacconi che chiude la riunione.
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L’ameno “fricandò” è condito da urla assatanate, capannelli di consiglieri che fanno tutt’altro, voci di sottofondo, battute a tratti anche salaci, fino al momento in cui Tacconi maltratta la Pantana che esce in lacrime dall’aula. La soccorrono e confortano tre consiglieri e l’assessore Curzi. Il resto dell’assise è incredulo o noncurante: pare eccessiva la reazione di Pantana, punta pesantemente nella sua femminilità (Non c’è da mettersi a piangere, Deborah. Se Tacconi non si accorge che sei una donna, è davvero messo molto male…); pare eccessiva la rabbia di Tacconi, punto nel vivo per le ironie diffuse sul Modello Marche punito senza ritorno dal voto nazionale (ma in fondo l’Udc è nota per i cambi di direzione repentini, e la tradizione antica del muro di gomma – che ha permesso ai loro padri di governare indisturbati per cinquant’anni – li dovrebbe aver abituati a ben altre provocazioni!). Tutto insomma pare eccessivo, in quest’aula infiammata e stravolta. Non siamo più nemmeno alla frutta: abbiamo scavallato anche l’amaro.
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Il momento più dignitoso e qualificante di quest’orribile consesso odierno lo fornisce l’assessore Pantanetti, rimettendosi alle decisioni del Consiglio sovrano, in occasione della votazione della famigerata delibera già bocciata precedentemente, ripresentata e ribocciata stavolta: riguardava la possibilità per le imprese di fare ipoteche invece di polizze fidejussorie (la Giunta la ripresenterà pure nel prossimo Consiglio?). Peccato che duri solo un attimo, la lezione di civiltà giuridica pantanettiana. Dopo il voto di bocciatura pressoché unanime, si riprende la battaglia:
“S’ode a destra uno squillo di tromba, / a sinistra risponde uno squillo: /
d’ambo i lati calpesto rimbomba / da cavalli e da fanti il terren.
Quinci spunta per l’aria un vessillo, / Quindi un altro s’avanza spiegato:
ecco appare un drappello schierato; / ecco un altro che incontro gli vien.” (A. Manzoni)
Lieto di non essere fatto per la politica! (F. Davoli)
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Il teatrino dei piccoli è degenerato. Chiudete il sipario.

Manzonianamente dedicato agli ultimi epocali scontri in Consiglio Comunale dapprima tra frange della maggioranza e poi tra frange dell’opposizione (sì, perchè a Macerata gli scontri più duri non avvengono tra maggioranza e opposizione, ma internamente alla maggioranza e internamente all’opposizione):
“Lascio poi pensare al lettore come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie (n.b.: i quattro capponi di Agnese, destinati al dottor Azzeccagarbugli), così legate e tenute per le zampe, a testa in giù … dava loro fiere scosse e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate, le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una contro l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura”.
Un Manzoni applicato ai mangioni.
Davoli ti voglio dare questa ultima soddiosfazione, poi ho promesso a me stesso di dire basta a tutta questa confusione plitica scritta e parlata. L’Udc non vuole salvare come tu scrivi l’Amministrazione ma i cittadini maceratesi traditi dal programma di un Centro Sinistra solo litigioso. Quando una consigliera Donna urla additando un collega del mio Partito che stava parlando di cose molto serie per le imprese in difficoltà che tutti i mesi devono garantire buste paga ai propri dipendenti, in questo caso perdere la pazienza, non si distingue uomo o donna,si chiede solo maggiore attenzione – rispetrto. Il modello marchigiano che richiami nel tuo Alessando Manzoni è quello che l’Udc si è impegnato sempre per salvare i posti di lavoro della Raffineria Api di Falconara, la grande viabilità regionale e gli stabilimenti ex SADAM di Fermo e Jesi, dove tantissimi nostri Agricoltori maceratesi portavano le barbabietole da zucchero, impianti da trasformare oggi nelle nuove tecnologie energetiche queste trasformazioni si possono fare solo con un partito che sa sacrificarsi per il bene del Paese garantendo alle famiglie marchigiane i posti di lavoro venuti anche dal famoso Modello Industriale Marchigiano attraverso decisioni spesso impopolari. Dpo tutto questo se si arriva all’1,80% non è certo un problema, sotto un’altro il simbolo del mio partito la D.C. è riuscitao a fare dell’Italia una potenza industriale garantendo benessere a tutti. Gestirlo oggi sembra molto difficile vedete Voi come si può fare, quando faccio questi discorsi in Municipi molti si annoiano o si mettono ad insultare Tu compreso: Continuate pure ad invocate Pasolini, Manzoni, Pirandello chi ne a più ne metta. Per noi la Famiglia è quel nucleo dove si deve garantire una o più buste paga. Abbiamo perso la pazienza solo per parlare di questi obbiettivi.
Caro Ivano,
purtroppo io ero presente e quando tu sei scattato all’indirizzo di Deborah Pantana, lei non stava urlando proprio un bel nulla né al tuo indirizzo né a quello di Pizzichini. Stava invece parlottando con Salvatori. Sono d’accordo sul fatto che sia disdicevole fare quello che fai anche tu e fate tutti quanti, e cioè – quando uno parla – fare tutt’altro anziché starlo a sentire; capisco anche che, quando è il proprio turno, dispiaccia vedere che anche gli altri riservano a noi il trattamento che noi riserviamo agli altri. Tuttavia, in quel momento probabilmente deve averti infastidito dapprima la battuta di Salvatori sul Modello Marche (ossia quel mostro di opportunismo – detto anche “tattica dei due forni” – che l’elettorato ha premiato con Pettinari ma punito subito dopo, con buona pace delle presunte intenzioni premurose nei confronti della gente); dapprima la battuta di Salvatori, dicevo, e poi questo parlottio sottovoce di contorno, presumibilmente da te ricollegato a quell’argomento. A me spiace, tuttavia, non che uno abbia perso le staffe (in quel clima terrifico non era difficile), ma che continui a tenere il punto con tenacia e pervicacia, quando basterebbe – forse democristianamente no, ma cristianamente sì – riconciliarsi e metterci una pietra sopra (fermo restando che sono affari vostri).
Pensavo, nei giorni scorsi, che questa “singolar tenzone” somiglia al Giro d’Italia che salvò il Paese dalla guerra civile dopo l’attentato a Togliatti; come alle battaglie per il mare pulito ai tempi della DC, quando i governi nel frattempo facevano passare le leggi peggiori. Non credo che sia il caso di Macerata; fermo restando, invece, che è pazzesco continuare questo pessimo show, mentre la città, che dici di difendere, boccheggia.
Quanto alla famiglia che tanto decanti, forse hai sbagliato partito: vorrei infatti ricordarti che il Vs. segretario Casini – appoggiando Mario Monti ed anzi salvandosi il seggio proprio presentandosi con lui – ha contribuito a darle il colpo di grazia con le tasse che ci stanno sul groppone. Di che parliamo? Bisognerà, una buona volta, che vi rendiate conto che, se siete sprofondati all’1,8% non è perché siete stati fedeli al vostro credo popolare (lasciamo perdere cristiano, perché sennò non finiamo più!), ma proprio per il contrario. A me pare autolesionista ostinarsi a dare la colpa ai detrattori. Dovresti, proprio in forza della tua rettitudine – che è indubbia, e lo so – lanciare i tuoi strali contro i tuoi dirigenti che hanno tradito. E, purtroppo per tutti, non sono pochi.
Un abbraccio.
L’ultima soddisfazione di Chanel: il solito O d G (mattei, giovani, etc..).
@ Filippo Davoli:
Oddio, forse Bartali era un po’ meglio di Tacconi (anche per scongiurare le rivoluzioni e le guerre civili), e comunque non si trattava di un Giro d’Italia ma di un Tour de France, http://www.ciclismoweb.net/2009/index.php?option=com_content&view=article&id=4573:bartali&catid=72:le-due-ruote-della-storia&Itemid=67
Il paragon non regge è troppo ardito
per questi lecca cxxo di partito
per questo che il lor parlar ha odor di fogna
odor che dopo un po tutto l’aere impregna
ed per questo che dall’aula talun prende comiato
quando l’ambiente è ormai troppo ammorbato
non trovar ragioni troppo profonde
non scomodar il lavator nell’Arno dalle corrette sponde
Comunque se la tragedia non calca il piancito
e chi l’ha fatto s’è subito pentito
seppur nobile il fine e storica la tesca
l’opera di per se “è una boiata pazzesa”
@ Massimo Giorgi
1 a 0 per te. 😉