S’ode a destra uno squillo di tromba

DAVOLI A MERENDA - Attualità maceratese del Manzoni
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davoli-a-merendadi Filippo Davoli

Non si placa in città lo sconcerto seguito all’ultimo consiglio comunale (leggi l’articolo). Sembrava di trovarsi al centro della battaglia di Maclodio di manzoniana memoria. Ad aver saputo che si metteva così, avremmo potuto condurre nell’aula gli studenti per assistere alla mirabile messa in scena di una pagina letteraria: una vera rarità, perché praticamente nessuna compagnia  si sogna di presentare a teatro l’allestimento del Conte di Carmagnola, tragedia da cui è tratto lo spaccato tocattoci in sorte.

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Nell’ultimo consiglio comunale è successo di tutto: lo stesso Pirandello avrebbe avuto difficoltà a strecciare le contorsioni dei consiglieri. Al punto che, qui di seguito, indicherò tra parentesi le mie considerazioni (fatte tra me e me, mentre mi facevo violenza a rimanere in aula fino al termine dei lavori) a mo’ di parafrasi di quanto visto e udito:

1. Due consiglieri firmano la mozione di censura al Sindaco, la motivano, e all’atto del voto escono dall’aula (allora, dico io, che la firmate a fare?).

2. Garufi tuona citando Pasolini e condannando l’ignavia dei colleghi (sarà un linguaggio un po’ troppo aulico, per questo consesso? I tuoi strali scaldano i più colti di noi per le consonanze ideali che contengono, ma dubito che la politica ascolti i poeti: non l’ha mai fatto…).

S'ODE A DESTRA UNO SQUILLO DI TROMBA3. Alcuni dell’opposizione (quelli dell’Udc, ne varietur…) salvano l’Amministrazione mentre le votano contro alcuni della maggioranza (è cambiata la maggioranza, quindi? Il sospetto è lecito) e alcuni “civici” prudentemente non si presentano in aula (occhio non vede, cuore non duole…).

4. Quando è unita nelle proprie mozioni (e cioè quasi mai, ma qualche volta sì…), l’opposizione subisce l’assenza (strategica?) di alcuni consiglieri (rettifico, quindi: quasi mai, ma qualche volta no). Che strana opposizione!… Mancano addirittura quando si votano delibere a favore di problemi sollevati e propugnati con zelo da loro stessi nei mesi scorsi, come nel caso della scuola di Via Panfilo: un’opera di sensibilizzazione talmente tenace e riuscita da coinvolgere propositivamente il resto del Consiglio e la Giunta! (E quando finalmente si vota mancate voi?).

5. L’amministrazione, dal canto suo, mette all’ordine del giorno la votazione di una delibera già bocciata nel consiglio precedente, suscitando sconcerto e indignazione (repetita iuvant, si diceva un tempo: ma se il Consiglio ha bocciato un provvedimento, lo si può ripresentare come se niente fosse a distanza di pochi giorni?).

6. Richiami del Presidente. Commette un lapsus, Romano Mari, richiamando all’ordine i consiglieri. Dice infatti più volte: “Che figura facciamo? Ci stanno guardando da casa!” (se non vi guardavano da casa non c’era niente di male?). Al di là delle esortazioni omiletiche, il polso del presidente si rivela fiacco, a fronte dell’esuberanza colorita dei signori consiglieri. Probabilmente ha alzato interiormente bandiera bianca già da un po’, quando si consuma il duello Pantana-Tacconi che chiude la riunione.

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L’ameno “fricandò” è condito da urla assatanate, capannelli di consiglieri che fanno tutt’altro, voci di sottofondo, battute a tratti anche salaci, fino al momento in cui Tacconi maltratta la Pantana che esce in lacrime dall’aula. La soccorrono e confortano tre consiglieri e l’assessore Curzi. Il resto dell’assise è incredulo o noncurante: pare eccessiva la reazione di Pantana, punta pesantemente nella sua femminilità (Non c’è da mettersi a piangere, Deborah. Se Tacconi non si accorge che sei una donna, è davvero messo molto male…); pare eccessiva la rabbia di Tacconi, punto nel vivo per le ironie diffuse sul Modello Marche punito senza ritorno dal voto nazionale (ma in fondo l’Udc è nota per i cambi di direzione repentini, e la tradizione antica del muro di gomma  – che ha permesso ai loro padri di governare indisturbati per cinquant’anni – li dovrebbe aver abituati a ben altre provocazioni!). Tutto insomma pare eccessivo, in quest’aula infiammata e stravolta. Non siamo più nemmeno alla frutta: abbiamo scavallato anche l’amaro.

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Il momento più dignitoso e qualificante di quest’orribile consesso odierno  lo fornisce l’assessore Pantanetti, rimettendosi alle decisioni del Consiglio sovrano, in occasione della votazione della famigerata delibera già bocciata precedentemente, ripresentata e ribocciata stavolta: riguardava la possibilità per le imprese di fare ipoteche invece di polizze fidejussorie (la Giunta la ripresenterà pure nel prossimo Consiglio?). Peccato che duri solo un attimo, la lezione di civiltà giuridica pantanettiana. Dopo il voto di bocciatura pressoché unanime, si riprende la battaglia:

“S’ode a destra uno squillo di tromba, / a sinistra risponde uno squillo: /
d’ambo i lati calpesto rimbomba / da cavalli e da fanti il terren.
Quinci spunta per l’aria un vessillo, / Quindi un altro s’avanza spiegato:
ecco appare un drappello schierato; / ecco un altro che incontro gli vien.” (A. Manzoni)

Lieto di non essere fatto per la politica! (F. Davoli)

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Il teatrino dei piccoli è degenerato. Chiudete il sipario.



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