Il Generale Ciro Cocozza racconta la realtà dell’Afghanistan
L'incontro si è svolto in occasione della serata conviviale del Rotar Club Camerino-Matelica a Villa Fornari
Un angolo di medioevo alle porte dell’Asia, in bilico tra la redenzione e l’abisso. È questo l’Afghanistan di oggi, ad undici anni dall’intervento militare delle forze alleate.
Ne ha parlato lo scorso 4 aprile il generale Ciro Cocozza, che ha relazionato sul tema “Afghanistan, vittoria o sconfitta?”, durante la serata conviviale del Rotary Club Camerino-Matelica a Villa Fornari. Il generale è stato presentato da Stefano Bonifazi, presidente del Club: “La presentazione si ripromette di analizzare, ad oltre undici anni dall’inizio della missione della Comunità internazionale, i risultati raggiunti in tale paese a fronte di impegni decisamente gravosi in termini di uomini, risorse finanziarie e, soprattutto, di vite umane. L’analisi critica dei risultati ha riguardato in particolare la ricostruzione e lo sviluppo del paese e la lotta al narcotraffico, in considerazione che nella regione viene prodotto più del 90 per cento dell’oppio mondiale”.
Un curriculum militare di prim’ordine quello del generale di corpo d’armata, originario di San Severino Marche, consigliere militare presso la rappresentanza. Nato di Bruxelles, generale di corpo d’armata dal 2002 e comandante della divisione multinazionale Eurofor, capo di stato maggiore del comando forze alleate del Sud Europa, con responsabilità su tutte le operazioni.
Nato nei Balcani, Mediterraneo ed Iraq, insignito di numerose onorificenze e profondo conoscitore di quella realtà. È stato illustrato il service di alcuni Club Rotary della provincia di Ascoli Piceno, a favore dell’ospedale pediatrico di Herat, nella regione controllata dai militari italiani, che permette di aiutare una realtà con 150 posti letto, che aiuta 15 mila piccoli pazienti l’anno, in cui c’è bisogno di tutto. “Gli scopi della missione internazionale sono stati quelli di dare assistenza, contribuire alla ricostruzione del paese, sostenere un programma anti-narcotici, disarmare i gruppi paramilitari e ripristinare i diritti civili – ha esordito il generale – è presente un contingente di circa 130 mila militari, che costa 400 milioni di euro al giorno, in undici anni sono caduti 3274 militari di cui 52 italiani. Che risultati si può dire siano stati ottenuti undici anni dopo? A livello istituzionale è stata portata una parvenza di democrazia, ma l’Afghanistan resta uno dei paesi più corrotti del mondo. Politicamente è alla 174esima posizione su 176.
Il paese produce il 90 per cento dell’oppio mondiale, pari al 5 per cento dei terreni coltivati disponibili. L’anno scorso le coltivazioni sono calate del 36 per cento per una malattia dei papaveri e le coltivazioni alimentari si sono estese del 18 per cento. La sua produzione rappresenta un quinto del prodotto interno lordo del paese, pari a 4 miliardi di dollari. Sul mercato occidentale il valore dell’eroina ricavata è compreso tra 70 e 150 miliardi di dollari”. Il militare è poi passato ad analizzare i deludenti risultati della ricostruzione, per cui si spende solo il 10 per cento delle somme riversate sull’Afghanistan, indicandone i motivi nell’eccessiva burocrazia di quel paese, il proliferare di organizzazioni non governative senza un coordinamento centrale, il maggiore costo richiesto dall’impiego di militari nella realizzazione delle opere. “L’economia locale sta facendo i primi passi, due terzi della popolazione vivono con meno di due dollari al giorno – ha spiegato Cocozza – ci sono 15 milioni di disoccupati e le risorse naturali sono sfruttate da paesi stranieri, la crescita è troppo legata ad aiuti stranieri (14 miliardi di dollari) ed alla droga (4 miliardi). È aumentata la scolarizzazione, oggi sono 8,2 milioni i bambini che vanno a scuola, di cui solo il 35 per cento bambine, sono state costruite 4500 nuove scuole, ma il 40 per cento circa delle scuole sono sotto le tende o rifugi di fortuna”.
Sono cinque milioni i bambini che non vanno a scuola, è molto sviluppato il lavoro minorile. Solo l’8 per cento delle bambine accede all’istruzione secondaria, è molto alta la percentuale di violenza sulle bimbe a scuole, l’anno scorso sono state distrutte 150 scuole femminili, 109 studentesse e cinque maestre sono state sfregiate con l’acido. La percentuale di analfabeti è del 57 per cento, di cui l’85 per cento sono donne. Per quanto riguarda la sanità meno del 60 per cento degli Afghani ha accesso a strutture sanitarie, nel paese c’è “un sistema sanitario che è un eufemismo definire embrionale”, ha precisato il generale.
L’aspettativa di vita media è di 48 anni per gli uomini e 44 per le donne, Cocozza ha poi raccontato la storia di Alberto Cairo, avvocato piemontese che ha studiato riabilitazione e si è trasferito in quel paese martoriato dove dirige sei centri della Croce Rossa, in cui ha curato un milione di disabili, proposto nel 2010 per il premio Nobel. L’ultima parte della relazione, ha riguardato l’analisi dei diritti civili della popolazione ed il ruolo delle donne. I talebani hanno riportato indietro di secoli la modernità di un paese che negli anni Sessanta era in tutto e per tutto simile all’Occidente. “I talebani hanno cancellato il ruolo della donna nella società, in questo paese la donna esiste solo in abito familiare, può passare attraverso lo spazio ma non occuparlo. Ha solo il diritto di essere punita come un uomo. Oggi ci sono delle imprenditrici, come la signora che gestisce Radio Herat con 14 giornaliste tutte donne. Ci sono però leggi specifiche che non sono applicate, come quella anti-violenza.”, ha spiegato il militare. Le donne utilizzano il burqa per garantirsi l’anonimato, in forma di protezione. L’80 per cento dei matrimoni sono combinati, di cui la metà con bambine sotto i 16 anni. Nove donne su dieci non hanno i documenti, una donna su due subisce violenza in ambito familiare. Lo stupro non è considerato un reato, nei crimini morali è ricompreso l’adulterio. Secondo il codice di comportamento del consiglio degli Ulema, un uomo può picchiare una donna se serve per la sua educazione, le bambine sono comune merce di scambio usata per pagare i debiti, i bambini maschi sono venduti per essere avviati alla prostituzione, un bambino su quattro muore prima dei cinque anni.
“La missione internazionale è stata una vittoria o una sconfitta? Azzardo una risposta che vale solo per me, non abbiamo perso ed abbiamo posto le condizioni per un Afghanistan migliore, i bambini non devono essere schiavi ma devono poter far volare gli aquiloni. Non dobbiamo girarci dall’altra parte, dobbiamo impegnarci per far sì che possa essere per loro un futuro di sorrisi. Un abbandono precipitoso del paese potrebbe vanificare gli sforzi fatti e provocare, come avvenuto in passato, la guerra civile”, ha concluso il generale.
