Il primo libro stampato a Camerino

L'editore Gian Giacomo Benedetti nel 1523 pubblica "Hecatelegium"

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LIBRO CAMERINOdi Maurizio Verdenelli

Il primo editore a Camerino aveva un nome (di battesimo) che nella storia italiana della stampa sarebbe stato ricordato a lungo in epoche recenti: Gian Giacomo. Non era un editore ‘di sinistra’ come Feltrinelli, il romagnolo Gian Giacomo Benedetti -più stampatore che editore, perdi più itinerante laddove il periglioso ed incerto business chiamava- ma come naturale per quei tempi (ed ora forse ancora di più, a ben pensarci) perfettamente allineato con il Potere. Si deve infatti a lui, a Gian Giacomo, il primo libro stampato nel Ducato con gli auspici del Signore del momento, il duca Giovanni Maria Varano che da mecenate non si sarebbe mai sognato di passare alla storia perché per cultura e libri proprio non aveva attenzione né vocazione. Ma, si sa, la storia è ricca di sberleffi alla …verità storica. Fatto sta che lo stemma di Giovanni Maria Varano appare nel volume dall’ellenico titolo “Hecatelegium”. E  cioè la raccolta di cento ‘frammenti’, si direbbe oggi, soprattutto poetici e licenziosi dell’umanista Pacifico d’Ascoli (prima metà del sec. XV, inizi del secolo successivo).

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Pier Luigi Falaschi e Giuseppe De Rosa

Era inoltre destino che nelle Marche, sin dal Rinascimento, nonostante la potenza del Ducato di Camerino e la sua centralità culturale e politica, le mode arrivassero anche allora con decine d’anni di ritardo. Infatti il primo libro stampato, venerdì 15 maggio 1523, arrivava a Camerino a circa 70 anni dalla Bibbia di Gutemberg, del 1454-1455, cui si fa generalmente riferimento come il ‘natale’ della stampa. In ogni caso, nelle Marche, Camerino fu tra le prime città a celebrare il ‘battesimo’ del libro anche se le vicine Jesi (la prima in assoluto) e soprattutto Matelica, senza contare l’umbra ma dirimpettaia Foligno (con la Comoedia di Dante Alighieri) le avevano già dalla fine del secolo prima rubato la ‘palma’ in un settore che seppure per nulla curato in quegli anni, avrebbe cambiato per dirla con Bacon, il mondo.

PRIMO LIBRO CAMERINO (2)La serata, presente nel Grand Tour Cultura 2012-2013 della Regione Marche, nel corso della quale è stato dunque presentato il ‘primo libro stampato nelle Marche’ è stata magnifica. “Hecatelegium” è di proprietà della Biblioteca Valentinaia e il suo direttore, il professor Pier Luigi Falaschi ha introdotto il relatore, l’avv. Giuseppe De Rosa (già vice direttore de l’Appennino camerte e già vice presidente dell’Ordine dei Giornalisti delle Marche) con un autentico florilegio di ‘notizie’. Presentando ad una platea straordinaria per cultura, attenzione e presenza (una sera di domenica piena di neve e gelo) anche altri libri straordinari, tra cui una Cronaca di Norimberga che sembra stampata appena ieri per nitidezza di immagini, caratteri e resistente grammatura delle pagine. Così anche per il libro di Benedetti -che editò altri libri tra il Maceratese e l’Anconetano- nonostante che lui fosse piuttosto povero, a differenza del suo omonimo di qualche secolo dopo,  in canna e non si potesse certo permettere tutti i ‘caratteri’, anzi molto pochi e scarsi capolettera. Nonostante tutto un’opera che ha sfidato i secoli ed è giunta ai giorni nostri con intatto vigore tipografico, senza un graffio. E pensare che i libri attuali sono fatti per durare 30/40 anni al massimo.

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Pier Luigi Falaschi

De Rosa è stato splendido con informazioni e dettaglio, tanto da fissare anche il giorno della settimana in cui Hecatelegium venne dato alle stampe. Non poteva essere diversamente per l’antico allievo del prof. Falaschi che, docente di Storia del Diritto Italiano all’università di Camerino, lo laureò discutendo sulla Signoria dei Varano nel ‘300. Una tappa importante del Grand Tour anche se tutti a Camerino si augurano che il prossimo appuntamento di prestigio, la gloriosa ed antica Biblioteca Valentiniana, cara al prof. Boccanera, lo possa finalmente ospitare nella sua sede naturale abbandonata ormai 15 anni fa senza finora ritorni, nonostante le promesse.

(Foto di Genesio Medori)

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Giuseppe De Rosa

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