Il “Memorial Walk” chiude
l’avventura americana di Ulderico Lambertucci
Il maratoneta treiese torna in Italia dopo aver realizzato il nuovo record mondiale over 50
Ulderico Lambertucci ha firmato da pochi giorni un’altra impresa riuscendo a percorrere 4622 km in 63 giorni da San Francisco a New York (leggi l’articolo): questo risultato rappresenta il nuovo record mondiale per gli over 50. Il maratoneta di Treia nel suo ultimo giorno negli Usa ha partecipato al “Memorial Walk” ed è proprio la carovana di Ulderico a raccontare quest’ultima avventura americana:
“Alle 9 del mattino ci incontriamo all’incrocio tra la 5°Av e la 54 St con Silvana Mangione. E’ lei che si è spesa più di chiunque altro per la realizzazione e il riconoscimento ufficiale di questo “Memorial Walk”, appuntamento andato in scena il 30 aprile. Subito un inghippo con la metro. La linea 5 è chiusa per l’intera giornata e dopo qualche cambio riusciamo ad arrivare al luogo della partenza. Un po’ in ritardo ma non fa nulla. La gentile NYPD (New York Police Departiment) ci sta aspettando senza minimamente scomporsi. Battery Park (Sud di Manhattan) perciò è l’inizio. Un breve tratto di strada di circa un 1 km ci separa dal monumento a forma di sfera realizzato con materiali estratti dalle macerie delle torri e il Memorial vero e proprio che si trova nel luogo esatto degli attentati.
Siamo un po’ emozionati. Il luogo esatto della partenza dal parco è stato richiesto dalla NYPD stessa. Tengono questo monumento nel cuore e si sentono anche da lui rappresentati. Molteplici sono state le vittime del loro dipartimento, l’11 settembre 2001. Si parte. I partecipanti? Siamo noi della missione insieme a tutti gli amici che ci hanno raggiunto dall’Italia. A malincuore non si è potuto allargare il numero di partecipanti. In quel caso le autorizzazioni allo svolgimento del cammino avrebbero avuto tempistiche di mesi. Ma non è di certo il numero delle persone che crea l’evento. Come scritto ieri, già realizzare questo in uno dei luoghi più controllati della Terra, è stato un miracolo. Arriviamo a Ground Zero. Ad attenderci il capo relazioni esterne della NYPD. Si tratta del signorr Giga che appartiene alla speciale sezione che si occupa della sicurezza dell’intera area in ricostruzione e dove appunto si trova anche il “9/11 Memorial”. Salutiamo gli agenti che ci hanno scortato.
Gentilmente accompagnati da Giga, dopo aver attraversato serratissimi controlli di sicurezza, entriamo. Lo spettacolo al quale ci troviamo di fronte è struggente per la vastità del vuoto che si è venuto a creare dopo i crolli. Allo stesso tempo però i rumori del cantiere mai fermo creano una sensazione di rinascita. Il suono dell’acqua dei monumenti ci dà la percezione dell’eternità della vita. Sono infatti due enormi piscine quadrate create nell’esatto punto delle fondamenta delle torri gemelle. Una cascata interna a tutto il perimetro ed un foro al centro dove confluisco le acque. Una sensazione di vuoto quindi, a rappresentare una sorta di momento di smarrimento dell’essere umano, nell’eternità dell’esistenza scandita dallo scorrere dell’acqua. Ai bordi delle strutture tutti i nomi delle vittime. Ci sono molteplici teorie su quello che è veramente successo in questo luogo. Forse anche troppe. Resta il fatto che in quella mattina di settembre in questo luogo ma non solo, morirono 2.977 persone di più di 90 paesi. Continuiamo la visita all’interno di quello che sta diventando un vero e proprio parco. Abbiamo con noi alcuni libri che parlano della nostra terra, da dare in dono alla persona che ufficialmente rappresenta il sito.
In un istante ci salgono in mente la traversata, l’immane fatica spesa da Ulderico per raggiungere questo luogo, noi che lo abbiamo aiutato sul campo, il tentativo di raccontarvelo attraverso immagini e racconti, l’aiuto di amici che sono a casa come quelli che abbiamo incontrato lungo la strada, chi si è preso a cuore la nostra iniziativa senza neanche mai averci incontrato prima, chi ci ha raggiunto negli States donandoci la possibilità di condividere queste emozioni. Chissà che tutto questo messo insieme non abbia dato un piccolo o grande contributo che sia, a quella sensibilizzazione che crea l’apertura dei cuori e delle coscienze atte a far si che questi avvenimenti drammatici non accadano più. Sinceramente lo speriamo dopo averci messo anima e cuore per far si che si realizzasse ciò che vi abbiamo raccontato dal primo giorno sin ad arrivare a questo preciso istante. Ci eravamo prefissati degli obbiettivi strada facendo. Possiamo con serenità scrivere che quelli che veramente contavano sono stati raggiunti uno dopo l’altro.
Il tutto grazie ad un’insieme di persone che direttamente o indirettamente ci hanno dato una mano. Per lo svolgimento del tutto l’associazione “il Maratoneta” che da anni segue queste missioni è stata di fondamentale supporto. Attraverso gli amici Franco Capponi e Roberto D’Ascanio che la rappresentano, non ci siamo mai sentiti soli ne prima ne durante lo svolgimento della missione. Entro domani (mercoledì) con grande piacere riabbracceremo l’Italia. Un abbraccio veramente forte da parte di tutti noi”.
Nelle foto alcune immagini del “Memorial Walk”

