Tremonti bacchetta l’Università di Macerata
“Meno immobili e più borse di studio”

Questa la dichiarazione conclusiva dell'ex Ministro, nel capoluogo per la presentazione del suo libro

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Tremonti ieri a Macerata per la presentazione del suo libro

di Alessandra Pierini

«L’Università? Se a Macerata si comprassero meno immobili e si destinassero più fondi alle borse di studio sarebbe utile. Ditelo ai baroni». Questa indicazione, pronunciata dall’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, al termine del suo tour maceratese per la presentazione del libro “Uscita di sicurezza” (leggi l’articolo), pronunciata con un tono pacato, senza alzare la voce nè aumentare il ritmo, ha colpito come una fucilata al cuore della città capoluogo. Sono diversi i motivi per cui questa critica, vestita da consiglio, pesa come un macigno sull’Ateneo: innanzitutto, negli anni ’70, quando Tremonti insegnava a Macerata la situazione immobiliare dell’università era diversa e l’ex ministro, pur non avendo esperienza diretta dei cambiamenti, se ne è reso perfettamente conto, per di più, osservando da esterno, il peso di ciò che dice è carico di obiettività. Le dichiarazioni di Tremonti giungono al termine della trasmissione andata in onda in diretta su E’tv, durante la quale il professore ha risposto a domande inviate da maceratesi e marchigiani tramite sms e telefonate. Dopo «aver scalato 101 scale per arrivare fino allo studio», come ha sottolineato più volte, con un seguito piuttosto numeroso tra staff e sicurezza, nell’attesa dell’inizio,Tremonti si è intrattenuto con i presenti. Mentre i suoi hanno sottolineato la scelta di calarsi nella realtà locale di Macerata e dopo aver selezionato la città come punto di partenza, il professore non accetta che si parli di una strategia: «A Macerata abbiamo scelto di fare così, da altre parti vedremo. Macerata è nel mio cuore e nella mia memoria e la memoria va rinfrescata. Sono venuto altre volte ed è sempre Macerata». Qualcuno dello staff, prima dell’inizio, si preoccupa del tenore delle domande che arriveranno dal pubblico, qualcun altro rassicura: «Sono le tigri che fanno il gladiatore».  Diversi i temi passati in rassegna davanti alle telecamere, dalla riduzione del numero dei parlamentari («va approvata in Parlamento, è come chiedere ai capponi di anticipare il Natale»), sul ruolo delle Province («sono necessarie in certi luoghi, qui a Macerata ha senso? ha mai fatto una strada provinciale?»), sulle banche («si stampa moneta per regalarla alle banche»), su Mario

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Baldassarri  («E’ un uomo particolare con idee particolari, lui ha le sue e io le mie ma siamo sicuri che sia un maceratese?»), sul Tfr («mettere il tfr in busta paga è l’unico modo per far ripartire la domanda»). Tremonti non è accomodante, non è politically correct e se, fino a qualche mese fa era un personaggio scomodo per il governo Berlusconi, ora rischia di diventare scomodo per molti altri in primis banche, finanza e speculatori anche se il fatto di aver fatto parte dell’ultimo Governo non gioca a suo favore.
E per quanto riguarda gli enti locali? Quali sono le indicazioni del professore? «C’ è un momento di blocco ma non sono i soldi che mancano, sono le regole che sono troppe. Non credo che gli enti locali siano così disastrati e ci sono ancora ampi margini per fare economia».


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