L’importanza dell’insegnamento della storia
di Maria Luisa Lasca
La maestra nella classe terza della scuola primaria fa esperimenti per illustrare il concetto di evoluzione agli scolari: spiega i fossili usando creta, gesso e oggetti portati dai bambini stessi, una conchiglia, un osso, un animaletto di plastica, sì da ricreare nel giro di qualche ora fenomeni che hanno occupato millenni di storia. I docenti accompagnano gli studenti della scuola secondaria in visita ad Auschwitz. I genitori raccolgono in un album le foto dei nuovi nati, documentando i progressi che avvengono nel corso della loro crescita. Tutti stanno facendo la storia, integrando il modello dell’insegnamento trasmissivo con quello del laboratorio.
Il lemma storia deriva dal latino e dal greco e allude a una conoscenza attraverso l’indagine, la ricerca. La disciplina chiamata storia, che si svolge dentro e fuori la scuola, può oggi essere definita lo studio delle società nel tempo. È l’unica materia, assieme alla matematica e all’italiano, insegnata in tutti gli anni in tutti i tipi di scuole. Il Grande Quaderno vuole gettare uno sguardo sull’insegnamento della storia oggi, su una materia che appare la più vicina all’interdisciplinarità e all’integrazione dei saperi cui si accennava in una precedente puntata (Edgard Morin e i sette saperi), raccogliendo indicazioni per mostrare la bellezza e l’importanza dello studio della storia.
Il Professor Paolo Coppari è un esperto di storia: docente di Lettere presso la scuola secondaria di primo grado di Recanati, svolge da molti anni attività di formatore ed è il coordinatore della rete “ Le Marche fanno Storie”. Accetta di buon grado di intervenire nel Grande Quaderno: “La nostra associazione è nata da una doppia considerazione: da un lato la consapevolezza della ricchezza e molteplicità, nella nostra regione, delle esperienze didattiche legate all’insegnamento storico; dall’altra l’esigenza che le stesse siano divulgate e coordinate, che diventino oggetto di riflessione per evitare i rischi della frammentarietà e autoreferenzialità. Da un lato la certezza che la scuola, malgrado le molteplici difficoltà odierne, resti uno dei più importanti laboratori di sperimentazione a livello di metodologie didattiche, contenuti, strumenti, linguaggi; dall’altro l’amara constatazione che nessuna istituzione, di fatto, si preoccupa di valorizzare, portare alla luce, condividere e moltiplicare questa ricchezza. È da queste premesse, piene di luci e ombre, che è nata dunque l’associazione “ Le Marche fanno Storie ” che, naturalmente, è fondata sul volontariato, sulla passione e sull’amore per la nostra professione.” Il Professor Coppari illustra l’attività de “Le Marche fanno Storie”, nata nell’anno scolastico 2008-2009, evidenziando che è uno dei pochi esempi in Italia di un’associazione che coordina e mette in sinergia l’attività didattica non solo delle reti di storia, ma anche degli istituti storici della nostra regione; essa infatti intende avviare un’ azione di coordinamento delle molte realtà che, da anni, in ambito marchigiano, si occupano dell’insegnamento della storia e, soprattutto, del suo rapporto con le nuove generazioni. In particolare la rete si dedica alla formazione, alla promozione dell’innovazione didattica, all’organizzazione di eventi di argomento storico.
Interessanti le iniziative finora svolte, come “La storia cantata. Immagini, parole e canti degli emigranti italiani” (Recanati e Castelfidardo, maggio 2010), che ha permesso ai partecipanti di scoprire nuove e affascinanti prospettive nello studio e nell’insegnamento dell’emigrazione italiana. Coinvolgente e intensa è stata l’iniziativa “Progettiamo l’Unità d’Italia”, promossa dalla Regione Marche in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale; essa ha permesso alla rete “Le Marche fanno Storie” di fare una ricognizione di buone pratiche che le scuole marchigiane hanno effettuato sulle tematiche del Risorgimento, del processo di unificazione nazionale, della costruzione del sentimento di identità nazionale, del senso attuale che i giovani danno alla cittadinanza. Tutto l’anno 2011 è stato attraversato dal progetto: dall’avvio a Recanati con l’iniziativa “I mille volti dell’Unità d’Italia” agli appuntamenti estivi con la Scuola Estiva di Arcevia e il Seminario nazionale di Educazione Interculturale di Senigallia, sino alla fase autunnale in cui la “carovana dei mille progetti” ha fatto tappa a Pesaro con “L’Unità d’Italia raccontata ai ragazzi. Romanzi, immagini, documenti che hanno narrato il Risorgimento”; a Monterubbiano “ A tu per tu con il Risorgimento: l’Unità d’Italia nei progetti delle scuole marchigiane”; a Macerata con “Tracce di risorgimento: ricostruire la storia attraverso la memoria” ed infine ad Ancona “ 150 …storie per crescere cittadini: Unità d’Italia,Cittadinanza e Costituzione nei progetti delle scuole marchigiane”.
Nel sito web storia Marche 900 si possono trovare utili informazioni, oltre che sull’ associazione “Le Marche fanno Storie”, sugli istituti storici della regione, con indicazioni di riviste, documentazioni, attività di formazione, laboratori e iniziative di didattica della storia, come la Scuola Estiva di Arcevia, attiva nel proporre corsi di insegnamento interdisciplinare di storia e geografia. La formazione è fondamentale per rinnovare metodi e prospettive: se ne occupa attivamente e intensamente Clio ’92, un’associazione di insegnanti e ricercatori che operano nel campo della didattica della storia; nata nel 1998 e presieduta dal Professor Ivo Mattozzi, essa intende approfondire e dare impulso alla ricerca storica e applicata sui problemi dell’insegnamento e dell’apprendimento della storia.
Nel territorio maceratese sono preziosi l’Istituto Storico della Resistenza e dell’età contemporanea “Mario Morbiducci” di Macerata, associato alla rete INSMLI (Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di liberazione in Italia), con le sue pubblicazioni e i laboratori didattici per le scuole, e il Centro Studi Storici Maceratesi, che annualmente promuove studi e ricerche sui vari aspetti della storia e della cultura della provincia di Macerata, con pubblicazioni, convegni e altre iniziative culturali. Naturalmente musei, archivi, biblioteche e siti archeologici permettono di toccare con mano la storia e di svolgere attività di laboratorio, applicando la didattica alla storia locale.
In tutti i livelli scolastici i programmi sono stati recentemente sostituiti da Indicazioni Nazionali che attengono ad abilità, conoscenze e competenze, per cui l’insegnamento della storia richiede una formazione storica e geografica integrata. L’impostazione interdisciplinare della storia e della geografia, la geostoria, propone l’integrazione del punto di vista storico con quello geografico e viceversa, una complicità disciplinare, un’alleanza per affrontare tutti i problemi, non ultimo quello di gestire due discipline con poche ore a disposizione. Tale prospettiva può contribuire all’educazione all’interculturalità, alla cittadinanza, al rispetto del patrimonio culturale e ambientale. Il territorio marchigiano diviene così caso di studio e laboratorio. In questa sintetica introduzione alla tematica dell’insegnamento della storia non si può non rendere omaggio alla lezione di Jacques Le Goff, grande storico medievista vivente, appartenente alla Scuola delle Annales e fautore della nouvelle histoire, per il quale la storia è sempre storia sociale, confluendo in essa studi di economia, geografia, storia culturale.
Ci ricorderemo la nevicata del 2012, ritenuta la più copiosa degli ultimi cento anni nelle Marche, un evento, quindi storia, che ha inciso e inciderà sulla geografia del territorio. Per ora ha ridisegnato confini e solchi dando l’impressione che un’incisione si sia sovrapposta alle campagne, al territorio più antropizzato del mondo, dove le querce e gli ulivi e gli umili orti hanno rivelato la loro forza e bellezza, nella neve. Quando non toccheremo più con mano la candida coltre ma essa non sarà così lontana nel ricordo da evocare scenari fiabeschi, come in certi dipinti di Bruegel, allora ci sarà la giusta distanza a cui aspira il filosofo Blaise Pascal, adatta a valutare come andarono veramente le cose e ad accettare la storia. Della nevicata del 2012 e di tutto il resto.
Scrive infatti Pascal nei suoi Pensieri: Se si è troppo giovani, non si giudica bene, se troppo vecchi, neppure. Se non si riflette abbastanza, o se si riflette troppo, ci si incaparbisce o ci si intesta. Se si considera il proprio lavoro subito dopo averlo terminato, se ne è ancora tutti presi, se troppo tempo dopo non ci si immedesima più. Lo stesso accade per i quadri, se si guardano troppo da lontano o troppo da vicino. Un punto soltanto, indivisibile, è quello giusto, gli altri son troppo vicini o troppo lontani, troppo alti o troppo bassi. La prospettiva sa fissarlo nell’arte della pittura; ma, nella verità e nella morale, chi lo stabilirà?

