L’ombra della mafia
su un misterioso delitto nel pesarese

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Potrebbero essere state inscenate per depistare gli investigatori le modalità mafiose usate nell’omicidio di Antonino Amato, il pasticcere palermitano di 36 anni ucciso questa mattina a Sassofeltrio. L’uomo, infatti, è stato legato ai piedi in modo molto semplice e frettoloso, e non è stato incaprettato come i killer volevano probabilmente dimostrare. Il corpo, poi, è stato cosparso di benzina e dato alle fiamme, ma il cadavere è solo bruciacchiato e non carbonizzato. In ogni caso, gli assassini hanno agito in modo cruento e sono quindi dei professionisti. L’omicidio è stato senz’altro pianificato. L’auto di Amato, una Ford ‘Mondeò, è stata tamponata da un’altra vettura intorno alle 5:30, mentre il pasticcere si stava recando al lavoro. L’auto non sarebbe la Lancia Thema trovata bruciata nelle vicinanze, che sembra fosse stata abbandonata alcuni giorni fa. I carabinieri, insomma, al momento, non hanno elementi per collegarla all’agguato. Una volta abbordata la Ford Mondeo di Amato, i killer lo hanno fatto scendere – o è sceso lui per constatare i danni – e a quel punto sarebbe stato aggredito. L’uomo è stato raggiunto da due colpi di pistola, uno alla spalla e l’altro – con ogni evidenza il colpo di grazia – alla nuca. La pistola è una cal. 9, facilmente reperibile. Ancora da ricostruire le varie fasi dell’aggressione, perchè il pasticcere è stato anche colpito alla gola con un coltello (due fendenti, una ferita “importante”, secondo gli investigatori, dunque non compatibile con una minaccia) e poi legato ai piedi, per essere infine cosparso di benzina. Decisamente corpulento, Amato dev’essere stato ridotto all’impotenza da più persone, o con ogni probabilità messo ko dal primo colpo di pistola. I carabinieri non hanno per ora ipotesi accreditabili, anche perchè Amato viene definito come una persona “normale, anonima”. Nelle Marche era arrivato nel 2002, e prima aveva lavorato nella vicina Romagna. A dare l’allarme, questa mattina, è stata una persona di passaggio che, visto il corpo a terra, ha subito avvisato il 118. Del caso si occupa la Procura di Urbino, dove domani mattina dovrebbe tenersi una conferenza stampa.

La vittima non sarebbe collegata in alcun modo alla mafia, non sarebbe un collaboratore di giustizia nè un soggiornante. Tra i suoi precedenti, la falsificazione del tagliando assicurativo e il ritiro della patente per guida in stato di ebbrezza. L’uomo aveva avuto tre figli dall’ex moglie, e un quarto dalla compagna, una beneventana. Lavorava, da circa un anno, in un bar pasticceria di Gabicce Mare. (ANSA)


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