Un fondo di solidarietà
anzichè la statua
per Matteo Ricci

Una famiglia scrive al Vescovo
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Di seguito pubblichiamo una lettera aperta al Vescovo Giuliodori da parte di Agostino Regnicoli e Miriam Mugnoz:

Eccellenza,

dopo esserci rivolti a Lei poco più di due mesi fa con una lettera nella quale esprimevamo preoccupazione per l’attacco contro il Centro di Studi Biblici “G. Vannucci” di Montefano, ora torniamo a scriverLe riguardo alla grande statua che si vorrebbe erigere a Macerata in piazza San Giovanni in onore di padre Matteo Ricci.

Prima di addentrarci nel merito ci preme dirLe che non siamo grafomani in cerca di polemiche: in realtà ci costa fatica scriverLe e lo facciamo solo perché crediamo nella Sua paternità spirituale e nel Suo grande compito di Pastore guida dell’intera comunità diocesana; la nostra coscienza e il senso di responsabilità ci spingono ad uscire dal silenzio per dare voce a ciò che sentiamo per non rischiare di incorrere nel peccato di omissione. Non essendo possibile uno scambio di opinioni in una chiacchierata informale, siamo costretti a ricorrere al mezzo scritto.

Tornando alla statua di padre Matteo Ricci, da un lato apprezziamo il desiderio di onorare la memoria di questo illustre concittadino, che ci ha lasciato una formidabile testimonianza di apertura, dialogo e ascolto, di rispetto e capacità di cogliere il buono che c’è in culture e tradizioni religiose diverse – e, anzi, auspichiamo che l’esaltazione di cui gode in questo periodo trovi un adeguato riscontro nella concreta attuazione del suo insegnamento.

Dall’altro lato, però, siamo rimasti interdetti e anche un po’ scandalizzati quando abbiamo letto che per la realizzazione della scultura saranno necessari 600mila euro, in parte già stanziati dalla Fondazione Carima mentre il resto dovrebbe essere erogato da Regione, Provincia e Comune. Se fossimo in un periodo di “vacche grasse” non ci sarebbe niente da ridire, ma purtroppo non passa giorno in cui non giungano notizie di fabbriche chiuse, persone che perdono il lavoro, famiglie che non riescono più ad arrivare a fine mese.

Non è un caso che all’inizio di giugno sia stato ufficialmente presentato il progetto per la costituzione del fondo diocesano «La Solidarietà a Lavoro», che mira a “Sostenere quanti si trovano in uno stato di povertà garantendo una particolare attenzione alla dignità della persona, della famiglia che proprio in uno stato di bisogno diventa più fragile” (Emmaus 23/2010).
E’ senza dubbio una proposta lodevole, che ovviamente non può sostituire politiche governative a favore della famiglia e dei più deboli (tanto sbandierate a parole quanto poco concretizzate), ma che invita alla necessaria assunzione di responsabilità da parte delle famiglie che si dicono cristiane, chiamate ad essere solidali e ad accompagnare nuclei in difficoltà con un impegno economico continuativo.

Ebbene, quando il progetto è stato presentato poche settimane fa all’inizio del terzo anno del cammino diocesano per famiglie, al quale aderiamo, si è parlato di un impegno mensile minimo di 5 euro a famiglia: fatti due conti, la somma che dovrebbe essere spesa per la statua di padre Matteo Ricci equivale all’impegno annuo di 10.000 (diecimila) famiglie! La proporzione ci sembra proprio scandalosa!

Facciamo fatica a capire perché la Chiesa abbia bisogno di iniziative così “vistose” (Lei stesso ha parlato ieri di “grandi imprese”), per le quali poi batte cassa nei confronti di enti pubblici, quando le emergenze che ci troviamo a vivere dovrebbero spingerci a dare la priorità a scelte forse meno mediatiche ma senz’altro più evangeliche. Tanto più che se, ad esempio, il Comune di Macerata oggi stanziasse 100mila euro per il monu­mento, visti i drastici tagli di bilancio probabilmente li toglierebbe alla spesa sociale e ai servizi ai cittadini.

Sappiamo che si è da poco insediata la Commissione diocesana che raccoglierà tutti gli elementi per la causa di beatificazione di padre Matteo Ricci, e ci sentiamo di lanciare una provocazione: se avvenisse il miracolo dell’utilizzo dei fondi stanziati per la statua di padre Matteo Ricci per un fondo di solidarietà intitolato a suo nome, la Commissione potrebbe chiudere rapidamente e con successo i suoi lavori.

Con la speranza di ottenere una cortese risposta, La salutiamo rispettosamente.


Agostino Regnicoli e Miriam Mugnoz (famiglia cristiana amareggiata)


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