Il patriarca degli alberi
si accascia al suolo
La roverella di Treia
di Matteo Zallocco
Il patriarca del verde sta morendo. Questa mattina, complice il violento acquazzone, è caduta una parte rilevante della roverella di Treia, uno degli alberi più grandi d’Italia, il primo nelle Marche. Diversi dei suoi enormi rami si sono accasciati al suolo, la pianta appare agli occhi dei passanti come tagliata a metà.
Da qualche tempo il gigante stava male, indebolito dai parassiti come il cerambice della quercia ed altri insetti xilofagi che erodono il legno all’interno, indebolendo il tronco e i rami. All’interno dell’albero c’è un’ampia cavità dove ristagna l’acqua piovana che accelera il processo di degenerazione del legno.
Il patriarca del verde ha più di 450 anni, è alto 23 metri con una circonferenza del tronco di 6.45 metri e una circonferenza della chioma di oltre 30 metri.
“Purtroppo non c’è niente da fare – spiega amareggiato Luigi Santalucia, sindaco di Treia -. Qualche mese fa è stato fatto un sopralluogo da parte di Sovraintendenza, Comunità montana, Provincia e Regione e ci hanno riferito che i mali dell’età sono incurabili. Avevano bloccato alcuni rami con un’armatura ferrea e posto delle cure contro questi insetti che stavano facendo grossi danni. Ma non era un’operazione semplice. E’ davvero un peccato trattandosi di una delle piante più vecchie e più grandi d’Italia”.
Il gigante verde si trova a Passo di Treia, vicino allo stabilimento della Cucine Lube.
“E’ stata proprio la Lube – spiega l’ex assessore Sandro Marozzi – a valorizzare l’intera area, realizzando anche un percorso illuminato in cui si può girare intorno all’albero. Gente da tutta Europa è venuta a visitarla. Mi avete veramente dato una brutta notizia – aggiunge Marozzi, che si trova in vacanza – e staserà tornerò a Treia per vedere cosa è successo. Qualche anno fa , durante la prima amministrazione Capponi, la pianta era stata colpita da un fulmine e venne realizzata un’imbracatura per sostenerla. E’ una delle roverelle più vecchie d’Europa, uno degli alberi più grandi d’Italia in assoluto, è citata in tutte le guide e qualche anno fa fu riconosciuta come Monumento nazionale”.
Venti alberi secolari sono stati infatti recentemente elevati al rango di Monumento Nazionale e quindi meritevoli di salvaguardia e protezione. Tra questi “patriarchi” figura, unico Monumento Verde a rappresentare le Marche, la Roverella di Treia, il cui nome scientifico è “Roverella Quercus Pubescens”. Un patrimonio naturale che ha subito un colpo mortale in questa vigilia di ferragosto. “Il rischio – spegano gli esperti – è che ora altri rami inizino a cadere “. Il gigante del verde purtroppo è sul viale del tramonto.
(Foto di Guido Picchio)
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L’appello lanciato qualche mese fa:






Prima o poi anche i giganti crollano. Se si tratta di “querce amiche” siamo tutti un pò più poveri.
Sono veramente dispiaciuto e amareggiato!!
Avevamo fatto un intervento straordinario nei primi anni ’90, dopo che la grande quercia colpita da un fulmine, manifestava una fenditura propri sulla corona di intersezione dei ,rami principali che rischiava di spaccarla a meta’.
E’ stato un grande albero di Quercus, uno dei piu’ grandi del Paese, e nei sui presunti 400 anni ha visto tutta la nostra storia!! Ne’ riparleremo come sifa’ per i grandi personaggi della storia locale e non solo. Di fronte alle tante piccolezze dei giorni nostri una cosa grande, vera, autentica non contestabile (forse qualcuno dei soliti ci proverà ugualmente??) come la quercia di San Marco Vecchio!! ci rende veramente tristi e come dice “Rugens” un po’ piu’ poveri.
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Breve storia. La piu’ grande quercia delle marche cresceva sull’aia
della famiglia Palmucci, era dotata di un fusto di metri 6,60 di circonferenza
e una chioma di 32 metri di diametro. Per circa quattro secoli,
sotto questa chioma si sono svolte tutte le attività connesse con la vita
di generazioni di contadini, ma durante la guerra la pianta ricoprì un’insolita
funzione:sotto di essa rimase per diverso tempo spiegata un’officina
dell’esercito polacco.
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Credo che la quercia di cui ora si piange la fine ricadesse ab antiquo su una proprietà dei conti Pagani. Credo inoltre che dopo l’intervento di “ingessatura” e riempitura con resine non identificate avrebbe meritato un costante monitoraggio, opere di manutenzione e una fascia di rispetto adeguata alla vetustà della roverella. Ricordo infine che nel 2003 la Legambiente chiese alla Soprintendenza il vincolo di salvaguardia.
Nel 2004 ebbi l’incarico da Stefano Leoperdi, allora assessore provinciale all’ambiente, di realizzare un volume dedicato agli alberi secolari della provincia di Macerata, con tanto di mappe di individuazione e rilievi fotografici, in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato, che mi fornì i dati vegetativi di ogni soggetto; di tale volume la Provincia, due anni dopo e sotto l’amministrazione Silenzi, mi commissionò un aggiornamento. Ebbene, la maestosa quercia in questione viene descritta come pianta in buone condizioni generali, nonostante i suoi cinque secoli di età presunta: il potenziale vegetativo delle piante arboree di alto fusto, in particolare delle roverelle, si misura anche dalla omogeneità di concentrazione di rami e foglie della chioma e questo splendido elefante di legno non era messo male. Per quanto concerne gli insetti xilofagi, posso solo dire che ci sono piante che convivono con essi per decine di anni.
Io ho l’impressione che si voglia fare il funerale prima che la pianta sia davvero morta. La tenacia vegetativa di questa pianta è tale che anche senza un “braccio” potrà vivere ancora a lungo e costituire motivo di ammirazione ancora per molti anni. Basterà la semplice precauzione di recintare lo spazio sottostante la chioma ancora integra. Immagino che possano esistere motivi di forza maggiore, dettati da un piano regolatore, che impongono l’eutanasia per questo albero, ma voglio sperare che si possa operare una deroga che consenta alla “Cerqua di Passo di Treia” di sopravviverci, come ha fatto negli ultimi cinquecento anni.
Oh è una pianta! Pare che sia morto qualcuno… niente è eterno…
… si narra che a macerata, zona s.croce, nottetempo scomparvero delle querce in una zona che si voleva lottizzare……cosi’ narrano le leggende…..
Gentile Fazi…mi auguro che lei abbia scritto in toni ironici quelle parole o mostrerebbe una povertà intellettuale veramente rara
@ afermani
bah, povertà intellettuale di che?
Se un uomo l’avrebbe abbattuto ok, sarei dalla vosta, ma le cause naturali sono naturali… imparate come va il mondo prima di parlare…
secondo me è molto più vecchia di 450’anni…
Una perdita veramente grave:
sarebbe bene che ciascuno ci impegnassimo di più non solo a tutelare il patrimonio vegetale, nostro polmone, ma anche a piantare più alberi per pensare che le generazioni future possano eredidate un mondo migliore!
L’associazione delle due espressioni “Povertà intellettuale” e “se un uomo l’avrebbe abbattuto” costituisce una trovata grammaticale degna del miglior Totò.
Egregio Sig. Fazi,
lei invece sa come va il mondo e me ne sento rassicurata…le consiglierei comunque di leggere bene l’articolo per comprendere che le cause naturali sono state aiutate dall’intervento o dal non intervento umano. Sullo stato “precario” della roverella già nel 2000 erano usciti alcuni articoli di denuncia…
Le assicuro, poi, che si “piange” un essere vivente che muore, anche se non è necessariamente intervenuto qualcuno a porre fine a quella esistenza…talvolta anche indipendentemente dal suo valore o dal suo potere…forse qualcosa da imparre dalla vita, come me, ce l’ha anche lei…(grammatica a parte).
E comunque, come diceva il sig. Spalvieri, fortunatamente ancora si potrebbe intervenire per salvare questo nostro monumento…sperando che qualcuno abbia la volontà di intervenire.