Più cuore che cervello
negli slogan di liste e candidati

La comunicazione in campagna elettorale - di Giancarlo Liuti -

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di Giancarlo Liuti

Che dire dell’estro comunicativo di liste e candidati in vista dell’imminente confronto elettorale? Cominciamo dal centrodestra, cui non mancano né un’accesa inventiva né, soprattutto, ingenti risorse finanziarie, come dimostra l’uso massiccio dei più svariati mezzi pubblicitari, vetrine, manifesti, depliant, furgoni, video, accendini, penne e perfino erudite conferenze di filosofia estetica. Fabio Pistarelli ha aperto la propria danza chiedendo l’adesione al Pdl di cittadini “coraggiosi, capaci, positivi, determinati, onesti, sognatori, liberi, ottimisti, appassionati e generosi”. Si mormora che, miracolosamente provvisto di tutti e dieci questi requisiti, se ne sia presentato solo uno, il quale, alla richiesta di fornire le generalità, ha risposto: “Dio”. “Spiacenti”, gli hanno detto, “lei risulta già iscritto, il suo nome figura al secondo posto dell’elenco nazionale dopo Silvio Berlusconi”. Ma la fantasia di Pistarelli non si limita a questo. Ogni giorno una trovata, ogni giorno un lampo di luce. Il debutto è stato cardiologico: “Macerata è nel cuore”. Poi si è passati alle quotazioni di borsa: “Io credo nei valori di questa città”. Poi alla meteorologia primaverile: “C’è aria di risveglio”. Infine, confermando la sua passione per i lunghi elenchi, ecco una decina di “Io credo in”, riguardanti famiglie, studenti, professionisti, imprenditori, anziani, servizi, tutela dei diritti, aree verdi, turismo e beni culturali.

Meno immaginifico ma perfettamente in linea con la francescana umiltà e col naturale riserbo del locale Partito democratico è l’appello al voto del candidato di centrosinistra Romano Carancini. Esso si apre con la straordinaria notizia che a fine marzo Macerata avrà un sindaco diverso da Giorgio Meschini: “Comincia una nuova storia …”. E i puntini di sospensione? Beh, nella singolare pensata che questa dura campagna elettorale vada affrontata in un modo il più possibile soft, i puntini vogliono far capire che il futuro è nelle mani del Signore e la nuova storia, chissà, potrebbe anche essere quella di Pistarelli. L’appello aggiunge: “La persona al centro di ogni progetto”. Può darsi che gli animali restino delusi, ma, se non altro per una questione di trasparenza, si è ritenuto corretto precisare che l’appello è rivolto esclusivamente alle persone.

Su un unico punto la coalizione di centrosinistra ha già vinto: il numero delle liste collegate. Esse sono ben sette e comprendono anche quella di Massimiliano Bianchini, che alle primarie si presentò con “Se po’ fa’”, slogan mutuato da Obama, Alberto Sordi e Mario Affede, e stavolta, invece, è ritornato all’asettico “Pensare Macerata”, incurante dell’obiezione, per lui assessore della giunta uscente, di chi gli dicesse “Potevi pensarci prima”. Assai laconici sono i titoli delle due liste di sinistra: “Federazione della sinistra” e “Sinistra per Macerata”, mentre sul generico e un po’ sul leopardiano, tipo “erra l’armonia per questa valle”, è quello dei Verdi: “Per i beni comunali”. E l’Italia dei valori? Anche questa lista preferisce tenersi nel vago con un “Novità in movimento”, due parole – novità e movimento – che, riferendosi a un’elezione comunque destinata a scuoter le acque della politica maceratese, possono valere per ogni schieramento.

Originale, col tipico linguaggio dei messaggini, il titolo della lista con la quale Paolo Ranzuglia si propone alla carica di sindaco: “Maceratiamo”, in cui fa di nuovo capolino il fuoco dell’Eros. Tema ricorrente, questo, se si pensa che sull’altro versante, oltre al già detto “Macerata è nel cuore” di Pistarelli, l’associazione di Fabio Massimo Conti s’intitola “I love Macerata”. La qual cosa lascia supporre un mutamento di rotta del centrodestra, che fino a poche settimane fa dipingeva Macerata come un repellente cumulo di macerie. Restando su questa coalizione, di chiaro stile western è lo slogan della Lega Nord, il cui leader locale, Enzo Marangoni, paventa, per i maceratesi, una sorte identica a quella degli Indiani Sioux: “Loro non hanno saputo mettere regole all’immigrazione e ora vivono nelle riserve”. Con tanti saluti alla coerenza e alla compattezza del fronte Pistarelli, dove altri, strizzando l’occhio alla Curia, insistono invece sul valore di Macerata come città dell’accoglienza. Dimentica dei precedenti, parte in quarta la lista di Giulio Conti, con lo slogan pucciniano e turandottiano “Macerata vince”, dove Macerata potrà pur vincere ma di sicuro, com’è universalmente noto, ha perso lui.

Attestate, almeno nel primo turno, su una posizione di autonomia rispetto al confronto bipolare,  sono anche la lista di Anna Menghi (non male, anzi il migliore, lo slogan: “Le buone differenze”, anche perché lei è l’unica donna in lizza) e la lista di Giorgio Ballesi (non male neanche questo: “Il coraggio di una scelta diversa”). Quel coraggio che, a quanto ha dichiarato un abilmente perplesso segretario regionale Antonio Pettinari, l’Udc di Macerata (forse indotta proprio da lui all’alleanza col centrodestra, ma questi sono gli affascinanti giochi di prestigio della politica) non ha avuto.

In conclusione, si punta soprattutto sui moti del cuore – l’amore, la paura, la speranza – e meno sul quelli della mente. Ma non è forse vero che, da molti anni a questa parte e in qualsiasi elezione (nazionale, regionale, provinciale, comunale e financo di assemblea condominiale) una considerevole percentuale dei voti risponde al sentimento – o all’istinto – del viva Berlusconi o dell’abbasso Berlusconi? Il futuro di Macerata, d’accordo. Ma conteranno non poco il “miracolo” sui rifiuti di Napoli da una parte e il pasticcio sulle candidature romano-lombarde dall’altra. Non a caso, per le elezioni delle Marche, i manifesti del centrodestra recano a grandi lettere il nome di Berlusconi e, sotto, notevolmente più in piccolo, quello di Marinelli, che, fino a prova contraria, sarebbe il candidato a guidare la nostra regione.


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