Il crocifisso in classe
e le radici cristiane in Europa
Interessante dibattito in Ateneo
di Eros Mandolesi
Si è svolta ieri nell’Antica Biblioteca della facoltà di Giurisprudenza la conferenza indetta da Azione Universitaria Macerata dal titolo “Le radici cristiane dell’Europa”. Al dibattito hanno partecipato il Presidente provinciale Azione Universitaria Vittorio Gustamacchia, il ricercatore di filosofia e assessore alla cultura del Comune di Porto San Giorgio Cesare Catà, il Consigliere regionale Fabio Pistarelli, il Dirigente Nazionale Giovane Italia Augusta Montaruli e il Presidente Regionale Giovane Italia Michele De Simone.
La tematica presa in esame nella discussione ha centrato l’attenzione sul concetto delle radici cristiane presenti in Europa cercando di capire (dopo la sentenza della Corte europea sulla presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche) se queste possono essere ancora considerate elemento portante del vecchio continente. Ha indirizzato l’argomento Michele De Simone mettendo al centro della discussione proprio il concetto di Europa e della sua storia plurimilionaria che si fonda dice: “in una civiltà dalle radici cristiane. Nella nostra società esiste oggi un vuoto identitario con una perdita di quei valori che nobilitano l’uomo nel suo essere, che va colmato con delle riflessioni importanti nei paesi appartenenti alla Comunità Europea”.
Fabio Pistarelli dice: “La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo si è espressa con i carismi dell’ufficialità e della formalità istituzionale. Questa decisione è a conclusione di un lungo processo di un pensiero che è sempre esistito nella Comunità Europea, che si è evoluto nel corso degli anni e che ha trovato la sua pratica politica con questa decisone. Per contestualizzare l’argomento si rifà al libro scritto dall’ex presidente del Senato Marcello Pera in concomitanza con l’allora cardinale Joseph Ratzinger (ora Papa Benedetto XVI) dal titolo “Senza Radici”. Nel pensiero che attraversa la realtà occidentale oggi non ha più importanza affermare la nostra identità nel rapporto con gli altri, perché diventa quasi di ostacolo e intralcio all’identità personale in relazione a quella pubblica. c’è quasi imbarazzo oggi nel presentarsi al pubblico come una persona credente nei valori cristiani. Questa unità di pensiero che ha trovato spazio nella nostra comunità si è sviluppato nel tempo ed oggi ha trovato il sostegno degli organi politici che governa proprio il rapporto tra i popoli”. Per Augusta Montaruli (venuta alle cronache poche settimane fa per un infuocato intervento durante la trasmissione Annozero di Santoro) “Non è una sorpresa che si sia arrivati a questa sentenza visto che nella realizzazione della costituzione europea è stata negata l’introduzione della religione cristiana, ed è anche colpa nostra – aggiunge – se oggi siamo arrivati a questo. Il crocifisso – prosegue – è un elemento che unifica e non che divide il pensiero comune a prescindere dalla loro nazionalità, usi e costumi di provenienza. Qui non si tratta di ragionare nella differenza che esiste tra cristiani e non cristiani ma su coloro che vogliono riconoscere la propria identità e chi no. Questo lo dimostra la croce stessa che è simbolo portante di molte bandiere appartenenti alla comunità europea, il quale elemento si ripete nelle strade, nei cimiteri, nelle cattedrali sparse in tutta Europa. È un simbolo quindi di unificazione a prescindere dalla valenza della religione cristiana, al contrario della sentenza europea che mira a dividere l’opinione pubblica. La costituzione europea purtroppo non aiuta, bensì bacchetta ed è per questo che molti paesi europei l’anno bocciata e che con il passare del tempo ci vede sempre più euroscettici”. Chiude il dibattito il filosofo Cesare Catà che si rifà al concetto di umanità allargata per definire il rapporto che c’è tra l’Europa di oggi e quella di ieri. “Per umanità allargata si intende l’insieme di uomini e donne viventi, di quelli che sono stati e di quelli che verranno. Il nostro essere uomini è il prodotto di una cultura conscia o meno che ci ha cresciuti fino ad oggi. L’Europa è un’identità spirituale che si fonda su una cultura; cultura che nasce la dove tutto è iniziato, vale a dire in Grecia dove si è sviluppato il principio generale dell’essere uomo. Attualmente siamo europei di fatto e non di spirito perché manca quel sentimento comune che unifica i diversi popoli in un valore assoluto. Viviamo infatti in un epoca barbara dove il rapporto tra popolo e istituzione assume un carattere conflittuale, lo dimostra il dissenso popolare alla decisione presa dalla Corte europea”.

