“Ecco come l’Università di Macerata
ha trionfato alla più grande
simulazione di lavori diplomatici del mondo”

La professoressa Barbisan illustra il progetto NMUN - di Beatrice Cammertoni -

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di Beatrice Cammertoni

Fiore all’occhiello della nostra Università, il progetto NMUN (National Model United Nations), proietta Macerata a livello internazionale facendogli guadagnare importanti riconoscimenti nel confronto con atenei provenienti da tutto il mondo. Da ormai quattro edizioni, un gruppo di selezionati studenti maceratesi prende parte all’annuale simulazione dei lavori diplomatici dell’Onu che si tiene a New York, rappresentando la delegazione politica di un paese nelle sessioni previste dal protocollo in uso. Il 2009 è stato l’anno del trionfo per Macerata, che ha guadagnato ben tre premi: Outstanding Position Papers, riconoscimento ai documenti presentati prima dei lavori e contenenti proposte di discussione, Honorable Mention, per il lavoro svolto in Commissione ed Outstanding Delegate in Committe guadagnato da Mauro Meletti, studente di Giurisprudenza, per la sua performance di delegato.
Lo scorso Giovedì, il Preside di Scienze Politiche, Francesco Adornato, il Rettore Roberto Sani ed il presidente della provincia Franco Capponi, hanno premiato i partecipanti del 2009, nel corso di una cerimonia che ha riunito i delegati di tutte le edizioni.
In vista delle selezioni per la settimana dei lavori del 2010, la professoressa Benedetta Barbisan, responsabile della direzione dell’Nmun, ci presenta il progetto e le novità del prossimo anno.

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“Si tratta della più importante simulazione di lavori diplomatici, l’unica realizzata con il patrocinio delle Nazioni Unite e che nelle cerimonie d’apertura e di conclusione prende luogo nel Palazzo dell’Assemblea Generale dell’Onu. Le prime edizioni risalgono a quando esisteva ancora la Società delle Nazioni e consentivano l’accesso ai soli atenei americani. Oggi partecipano 400 Università e oltre 5000 studenti, di cui la metà non è di madrelingua inglese. Qualche hanno fa anche l’Università di Macerata ha aderito e io ho accettato l’incarico di occuparmi del progetto. Per formare i primi delegati ci siamo rivolti ad una società esterna, che offrendo un pacchetto completo si occupavano della fase di preparazione e della partenza. Dal secondo anno invece la formazione è autogestita, con la predisposizione di corsi e lezioni tenuti da docenti dell’Università. Macerata è forse l’unico ateneo italiano che offre questo servizio, contenendo i costi, predisponendo borse di studio e proponendo il soggiorno a New York più lungo e meno oneroso.”
Alla luce degli importanti riconoscimenti ottenuti nel 2009, qual è stata l’evoluzione che ha portato a tale risultato?
“Il miglior risultato è quello che si riscontra alla partenza, quando ci si può guardare in faccia con onesta dicendosi che è stato fatto tutto ciò che si poteva e doveva nel miglior modo possibile. I premi sono comunque un risultato tangibile che ci dà visibilità e che mette in mostra i progressi a chi non conosce il progetto. Ogni anni anno c’è da migliorare e da provare qualcosa di inesplorato e per farlo è indispensabile un supporto finanziario non indifferente. Stante la sensibilità dell’ateneo alla dimensione internazionalistica dell’Nmun, avere un partner istituzionale come la Provincia di Macerata ci è di imprescindibile sostegno”.

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Il progetto vede la partecipazione attiva degli studenti, che in molti casi guadagnano il ruolo di Tutors o di Head-delegates contribuendo anche alla fase amministrativa e didattica.
“Un altro dei nostri convincimenti è che l’Nmun debba appartenere agli studenti, che oltre a dare il loro contributo nel corso della loro edizione possono capitalizzare la loro esperienza per supportare i delegati alla prima simulazione.  L’obiettivo è quello di acquisire un metodo di lavoro, che trascenda la somma dei singoli interessi e che invece sia consapevole dell’importanza di mettere il proprio talento e le proprie potenzialità in servizio di un progetto comune.
Quali sono state invece le maggiori difficoltà riscontrate nel corso delle scorse edizioni?
“Esclusi alcuni inconvenienti tecnici, come il mancato decollo del volo in partenza da Roma ed i relativi disagi seguiti alla parcellizzazione del gruppo in molti aeroporti europeo, diciamo che le maggiori difficoltà sono state quelle relative alla gestione delle risorse umane. Anche quando il capitale umano è ottimo gestire le relazioni non è facile, è necessario creare un bell’ambiente, poiché, sono convinta, che in un buon contesto le persone lavorino meglio.”

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In che cosa consisteranno le prove delle prossime selezioni?
“I candidati saranno sottoposti a due prove scritte, una di inglese, l’altra di diritto internazionale, ed ad un colloquio motivazionale. Le selezioni avverranno alla presenza dello staff: reputo molto utile per gli studenti che lo compongono parteciparvi, soprattutto per quando saranno loro ad essere giudicati in una medesima situazione. L’obiettivo di quest’anno sarà quello di acquisire un ruolo nello staff organizzativo americano che gestisce i lavori: per entrare in questo gruppo sono necessarie moltissime credenziali e speriamo di riuscire a portare qualche nostro studente a svolgere questa importante funzione. Ad un maggiore protagonismo nel corso dei lavori, speriamo di affiancare anche qui a Macerata un corollario di eventi di approfondimenti delle questioni della politica internazionale alla presenza di nomi illustri del mondo diplomatico.”
La cerimonia di Giovedì ha celebrato i progressi del progetto, riunendo in Aula Magna i delegati di tutte le edizioni alla presenza delle istituzioni.
“La ragione per cui ogni anno si porta a termine questo grande lavoro è offrire agli studenti qualcosa in più del semplice studiare sui libri. Non c’è ricerca di una visibilità personale, ma la volontà di offrire sempre nuove opportunità. I ragazzi sono stati felici della cerimonia, la simulazione organizzata e coreografata da loro ha ottenuto un grande successo nella sala, piena di genitori e amici che si sono emozionati vedendo con i loro occhi ciò che avviene ogni anno a New York. Questa felicità dà il senso alle cose.”

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