La Lube, i biglietti doppione
e quel numero diabolico

La cornice della sconfitta - di Maurizio Verdenelli -
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di Maurizio Verdenelli

636. Se il 666 è notoriamente (brrr!) il numero del Signore delle Tenebre, il 636 gli è molto vicino. Per la Lube che il Primo Maggio ha visto svanire
l’accarezzato sogno di mettere le mani sul volleyworld ed issare la propria bandiera sulla vetta più alta della stagione. Tutto lo lasciava presagire, dopo l’inizio trionfale da Bolero di Ravel. Supercoppa e Coppa Italia, tanto per cominciare. “Robbetta, rispetto a quello che dovrete conquistare” aveva detto, sussurrando ma non troppo, Luciano Sileoni “patron” dei cucinieri alla festa per la conquista della quarta Coppa Italia. Da allora il Bolero ha registrato due stecche da ferire i timpani: Champions League e Scudetto. Addio “sold out”. Il tutto esaurito si è registrato soltanto al Palarossini per l’ultima fatale sfida con il Piacenza dello “sceriffo” cubano Marshall che ha dato l’alt definitivo ai marchigiani. Non è bastato il tifo infernale dei cinquemila del palas anconetano che ha reso ancora più tristanzuolo il ricordo del palestrone di Fontescodella. Si è registrata da parte dei sempre un po’ abulici tifosi maceratesi, stavolta, un’autentica entusiastica “carica” che non si ricordava dal 1967 per il leggendario match Perugia-Maceratese (3-1) al santa Giuliana del capoluogo umbro.
Tifosi che non hanno esitato a sacrificare il pomeriggio di festa per una festa che non c’è stata. Supporters con biglietti omaggio e tifosi che il biglietto l’avevano pagato e fatta una lunga fila sotto il sole, accorgendosi che il loro posto, numerato in tribuna, era stato già occupato. Regolarmente! Sì, da parte di chi la fila non l’aveva fatta perché in possesso del prezioso tagliando giallo (rosso, come il fatidico cartellino, invece quello di chi aveva sborsato 20 euro per la tribuna e 10 per la gradinata). Che era successo? Che probabilmente la biglietteria aveva messo in vendita posti già assegnati gratuitamente! La “febbre gialla”, come quella messicana, è subito scoppiata in pandemia dopo che le proteste di alcuni erano state “sedate” (è proprio il caso di dire) da un burbero signore dello staff: un semplice errore materiale,vede. Please, prego s’accomodi più sotto. Ma quando sono emersi tagliandi –gialli e rossi- recanti lo stesso numero è stato chiaro che occorreva intervenire con un ….cordone sanitario. “Che?! La colpa adesso è forse la mia?! Vedete, sono di Passo di Treia e il biglietto omaggio me l’ha regalato il padrone (omissis)… capito, no?” a me che (segretamente) lo intervistavo ha detto un gioioso signore dalla folta capigliatura bianca, in giubbetto adidas, mentre il giovane che aveva pagato lo stesso biglietto (il 636!) cercava di affogare la forte amarezza in bicchieroni di birra, uno dietro l’altro. Biglietti gialli contro quelli rossi! I primi in pratica avevano permesso (legittimamente) l’occupazione di una buona fetta del settore: un festoso mare “canarino” in quella parte della tribuna dirimpetto alla centrale quando tutti gli omaggiati hanno mostrato a sua gentile richiesta, all’hostess Cristina, il ticket per l’entrata. Che fare? Il “cordone” (quello di plastica, bianco e rosso, che serve nei cantieri) è stato sollevato per far passare i fortunati possessori del tagliando giallo in altro settore: il parterre. L’esodo tuttavia non terminava lì concludendosi felicemente sulle poltrone bianche sistemate in doppia fila intorno al rettangolo di gioco, al pari di strapuntini in un teatro troppo affollato.
Come in una pandemia che si rispetti, un po’ più tardi la stessa Cristina è tornata sul posto prelevando i “capi infetti”, e cioè i biglietti doppioni. Per l’abbattimento? Mah!
Tutto colpa dell’eccesso del successo, ma soprattutto a causa di quel numero diabolico 636 e forse della scarsa fiducia in un’affluenza massima e nell’eccessivo timore del potere di dispersione del Palas, in un giorno di festa come il Primo maggio che festivo non è stato per i tifosi della Lube. Allora si è fatto forse ricorso ad una distribuzione di tagliandi omaggio (voci mi riferiscono di percentuali alte, molto alte) che data la vendita registrata non sono risultati assolutamente necessari.
C’è però da comprendere i timori della Lube in trasferta in un impianto dalla capienza doppia del Palascodella. No, stavolta a mancare è stata la squadra. Non c’entrano il sindaco di Macerata attuale e quello passato. Di rilevante c’è, però, adesso che la questione Lube esce dalla campagna elettorale in corso per rientrare in quella acquisti per la prossima stagione “grandi firme”. Sperando che stavolta il Bolero si concluda trionfalmente anche se mai come quest’anno la finale, ed eventualmente lo scudetto del volley avrebbe ridato alla gloriosa Macerata dello sport, il sorriso perduto dietro ai libri contabili della società di calcio in Tribunale.



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