Macerata, stop alle polemiche:
“Dal 1995 l’Istituto lavora
per far conoscere Matteo Ricci”

di Tommaso Venturini
Negli ultimi giorni sono state molte le polemiche che attraverso le pagine dei quotidiani locali hanno investito la persona del Prof. Filippo Mignini (nella foto), direttore dell’Istituto Matteo Ricci. Dapprima il violento attacco del Consigliere Comunale Federico Valori, poi la rettifica del sindaco di Macerata Giorgio Meschini ed infine la presa di posizione dello stesso Mignini, che non ha escluso l’eventualità di abbandonare il suo incarico se dovesse permanere questo clima ostile nei suoi confronti. Cronache Maceratesi non vuole entrare nel merito di queste polemiche, ma vuole approfondire la figura del Prof. Mignini, messa in discussione ultimamente, ma che da molti anni si occupa dell’ “uomo strano” con l’obiettivo di far conoscere la sua vita e le sue opere ad un pubblico vasto ed eterogeneo.
Mignini, quando ha iniziato ad occuparsi della figura di Padre Matteo Ricci e quale era allora il suo primo obiettivo?
“Ho iniziato a occuparmi in modo sistematico della figura di Ricci nel 1995, il primo anno del mio impegno di assessore alla cultura della Provincia di Macerata. Preparando il piano di politica culturale della Provincia, mi era sembrato che un ruolo prioritario dovesse essere assegnato alla riscoperta e valorizzazione dei grandi spiriti della nostra terra, i beni più preziosi del nostro patrimonio culturale.
Tra questi, la figura e l’opera di Matteo Ricci mi sembrarono talmente straordinarie, che decisi subito, con il concorso della Regione Marche, di promuovere una nuova edizione delle sue opere storiche, da molti anni fuori commercio, ossia Della entrata della Compagnia di Giesù e Christianità nella Cina e le Lettere, che videro rispettivamente la luce nel 2000 e nel 2001. Il mio obiettivo fu, sin dall’inizio, duplice: rendere finalmente accessibile a un pubblico vasto l’opera di Ricci; trovare le forme più idonee per impiegare la “risorsa Ricci” a beneficio del territorio. In questa seconda prospettiva, la sua figura e la sua opera sono state importanti nell’apertura e nel consolidamento di relazioni positive con diverse realtà istituzionali, culturali ed economico-commerciali della Cina.
Dal punto di vista operativo come ha lavorato in questi anni l’Istituto Matteo Ricci?
“A partire dalla sua costituzione (dicembre 2001) da parte di Regione Marche, Provincia, Comune, Diocesi, Università di Macerata e Fondazione Carima, l’Istituto Ricci ha avuto due compiti principali, in vista delle celebrazioni del quarto centenario del 2010. Per statuto, infatti, l’Istituto è stato costituito per questo fine e alla fine del 2010, a meno che i Soci non decidano diversamente, esso cesserà. Gli obiettivi principali sono dunque due: attendere alla ricostruzione storica della figura e dell’opera di Ricci e promuoverne la conoscenza presso il grande pubblico.
Si è lavorato al secondo obiettivo con le tre grandi mostre di Macerata (2003), Roma (2005) e Berlino (2005), con la promozione nelle scuole, con la produzione di libri, video e altri strumenti di conoscenza. Al primo obiettivo si è provveduto con il progetto, in fase di avanzata realizzazione, di pubblicazione delle Opere di Ricci, comprese quelle in lingua cinese (molte delle quali mai tradotte), per un totale di 11 volumi.
Le opere di Ricci sono, prevalentemente, di filosofia, cultura classica greco-romana, cultura rinascimentale, teologia e scienze naturali, discipline che egli si è sforzato di sintetizzare e tradurre in lingua cinese, con l’aiuto di amici intellettuali cinesi. Eccettuata un’opera (Venticinque sentenze) affidata a uno studioso esterno, che aveva già lavorato su di essa, tutte le altre sono state tradotte e sono in corso di pubblicazione grazie all’impegno diretto dell’Istituto. Il mero lavoro di traduzione è affidato a giovani studiosi cinesi, dotati di una sufficiente conoscenza della lingua italiana, che soggiornano per tre anni a Macerata con borsa di dottorato dell’Università. Tuttavia, i pur bravi studiosi cinesi non riescono a tradurre le opere di Ricci senza il concorso sistematico di chi conosca le fonti latine e greche, di chi conosca le dottrine filosofiche e teologiche o le teorie scientifiche che l’autore vi espone, di chi possegga la lingua italiana in modo adeguato per una resa dignitosa dei testi. Ne deriva quindi, necessariamente, un intenso e appassionante lavoro a più mani, che riproduce a rovescio, a quattro secoli di distanza, il formidabile lavoro a più mani che Ricci compì con i suoi amici cinesi. Rivedo una traduzione, fianco a fianco con lo studioso cinese, almeno dalle tre alle cinque volte, e altre volte da solo, prima di chiedere il controllo di un lettore sinologo esterno. C’è poi il lavoro di introduzione e di commento, anche questo compiuto a più mani.
Sono sei, finora, i giovani studiosi cinesi che hanno collaborato o collaborano tuttora alla traduzione delle opere di Ricci. Tre di essi sono già tornati in Cina e costituiscono, nelle Università in cui insegnano, un ponte importante non soltanto per le relazioni internazionali dell’Istituto, in particolare con la Cina, ma anche della città di Macerata e del territorio.
Sin dal 2005 l’Istituto ha iniziato a lavorare, in perfetta intesa tra laici e cattolici, al programma delle celebrazioni del 2010, già pronto per essere inviato al Ministero dei beni Culturali nel marzo del 2007. Il Ministero ritenne che la presentazione fosse troppo anticipata e chiese di posticiparla all’anno successivo. Nel frattempo, dopo il cambio di direzione della Diocesi, i soci fondatori (eccettuata la Fondazione Carima uscita dall’Istituto come da tutti gli altri enti di cui faceva parte) hanno deciso che il luogo di concertazione e di regia delle celebrazioni del 2010 non dovesse più essere l’Istituto (come previsto nello Statuto) ma un Comitato promotore costituito dagli stessi soci tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008. L’Istituto ha continuato a svolgere la sua attività scientifica, l’edizione delle opere, la promozione nelle scuole e molte altre attività di collaborazione e supporto a iniziative concernenti la figura e l’opera di Matteo Ricci.
Quali risultati sono stati raggiunti anche a livello internazionale? Quali nuovi obiettivi si sta ponendo l’Istituto Matteo Ricci da qui al prossimo anno?
“In questi anni l’Istituto, e con esso gli Enti che vi sono rappresentati, ha acquisito considerazione e rispetto nel contesto internazionale, stabilendo anche amichevoli rapporti di collaborazione con altre istituzioni che nel mondo si occupano a vario titolo della figura e dell’opera di Ricci: ad esempio, con l’Istituto Ricci di Parigi, con quello dell’Università di San Francisco, con l’IstitutoRicci per le relazioni con l’Occidente di Pechino, con l’Istituto Ricci di Macao o con quello di Taipei. Iniziative congiunte sono allo studio o anche previste per le celebrazioni del 2010. Oltre alle relazioni con gli altri istituti, numerose sono le collaborazioni internazionali con soggetti in qualche modo pubblici o semplicemente privati, ad esempio per la realizzazione di documentari, video, servizi televisivi, interviste ecc. A titolo di testimonianza e per dimostrare come l’Istituto si muova in ambito nazionale e internazionale senza alcun pregiudizio o limitazione di carattere politico o religioso, trasmetto la lettera che ho ricevuto questa mattina (10 aprile) da un professore cinese di teologia, appartenente all’ordine salesiano, il prof. Savio Hon, che insegna in diverse università cattoliche orientali:
“Carissimo Prof. Mignini,
Auguri di Pace e Bene!
Le mie condoglianze per il terremoto a Aquila! Sia sicuro delle mie preghiere!
Le mando un mio articolo (attached file), che ho preparato per un convegno (The First International FuJen Academia Catholica Conference: Interdisciplinary Dialogue on Catholic Studies, Taipei, FuJen Univ., May 1 -2, 2009)
Sono stato invitato. Ho scelto il tema On Faith and Reason from De Amicitia of Matteo Ricci [Su fede e ragione a partire dal De Amicitia di Matteo Ricci]. Ci sono altri speakers, ma parlano di vari temi che non riguardano Matteo Ricci.
Per questo mio articolo, La devo ringraziare per le ispirazioni ricevute da Lei e dai due libri: Amicizia e Il chiosco delle fenici. La mia riflessione dipende molto dal materiale dell’ Amicizia.
Vorrei fare leggere a Lei. Sono nuovo in questo campo e non sono storico. Chiedo scusa per le imperfezioni. Mi farà grande piacere, se Lei mi dia qualche correzione o suggerimento.
Ho notato dal Web-site che il Suo Istituto Matteo Ricci farà la commemorazione del Quarto Centenario della morte di Matteo Ricci. Auguri di ogni successo e di tanti frutti!
Auguri di Buona Pasqua!
Saluti Cordiali, Savio”
Ci ha fatto altrettanto piacere, dopo l’uscita della nostra edizione dell’Amicizia, la proposta ricevuta da alcuni ricercatori della Fordham University, l’Università dei gesuiti a New York, di collaborare con loro all’edizione di un’opera analoga di Alfonso Vagnoni. Considerando “esemplare” la nostra edizione dell’Amicizia, ci proponevano di collaborare alla ricerca delle fonti classiche criptocitate e a una corresponsabilità complessiva dell’edizione. La mancanza di tempo non ci ha permesso tuttavia di accogliere l’invito.
Quanto al prossimo anno, proseguiremo con i programmi avviati, nella speranza di poter concludere felicemente la pubblicazione degli 11 volumi previsti delle opere di Ricci.
I cittadini maceratesi stanno gradualmente scoprendo e rivalutando la figura ricciana: secondo lei questa può essere la testimonianza più importante dell’apprezzamento da parte della gente comune verso il vostro lavoro?
“Come ho già detto, il fine ultimo che ci proponiamo è quello di favorire la conoscenza più ampia possibile della figura di Ricci nel grande pubblico, a cominciare dai cittadini maceratesi. Non saprei dire in quanta parte la crescente conoscenza del personaggio dipenda dal nostro lavoro. Ci fa piacere pensare che questa maggiore conoscenza dipenda anche dai nostri sforzi. Posso dire però con certezza, per averlo già sperimentato molte volte, che a noi basta riuscire a operare il primo significativo incontro di questo personaggio con la gente. Il fascino che Ricci riesce ad esercitare è tale, che il resto del lavoro lo fa egli stesso da solo”.
Quanti conoscono la storia di Mario Morbiducci?
Quanti maceratesi sanno che Alberico Gentili (nato a San Ginesio e a cui è intitolato l’Istituto Tecnico Commerciale della nostra città) fu Regius Professor of Civil Law all’Università di Oxford e morì a Londra?
Caterina Franceschi Ferrucci, che visse per molti anni a Macerata, quanti sanno che fu patriota italiana?
Perché la Piazza della Stazione è Piazza XXX Aprile??
Cosa accade il XXIV Maggio di così importante da avere quel giorno il nome di una via maceratese?
Ci sono tantissime vie, piazze e borghi a Macerata intitolate a persone, date, avvenimenti che, alla stragrande maggioranza dei maceratesi, non dicono quasi nulla.
Fino a quando non si cominciò a parlare diffusamente di Matteo Ricci, come una figura religiosa famosa in Cina, non credo che in tanti a Macerata sapessero cosa avesse fatto: certo avendo il prefisso “Padre” tutti comprendevano che fosse un prete ma quanti sapevano che, per i cinesi, era una figura cattolica importante??
Per decenni per i maceratesi Padre Matteo Ricci è stato “solo un nome semisconosciuto” tra i tanti semisconosciuti nomi di vie e piazze maceratesi… Far finta oggi che, per Macerata, Padre Matteo Ricci significhi qualcosa di “speciale” credo che si tratti di una grossa esagerazione.
Matteo Ricci ha svolto tutta la sua attività religiosa lontano da Macerata ed anche buona parte della sua vita è stata trascorsa lontano da Macerata.
Non ha lasciato nulla a Macerata…
Non ha scritto nulla quando era a Macerata…
Non ha minimamente influito nel tessuto civile, politico o sociale della Macerata del suo tempo…
Fino a qualche anno fa Padre Matteo Ricci era solo uno dei tanti nomi (di vie, piazze e borghi) caduti nel dimenticatoio cittadino in quanto, avendo vissuto e operato lontano da Macerata, alla città non aveva lasciato nulla.
L’unico motivo per cui il prossimo anno lo ricorderemo come “maceratese importante” è il fatto che è casualmente nato a Macerata.
Come Tucci, grandissimo fotografo ed esploratore, che però lasciò Macerata da giovane per non farvi più ritorno: anche lui è famoso ma assolutamente non ha alcun legame con la città, proprio come Padre Matteo Ricci.. Se non un occasionale legame di nascita.
Ma come Tucci avrebbe potuto nascere a Milano anche Matteo Ricci avrebbe potuto nascere a Genova.
Comunemente si ricordano gli “uomini famosi” nella loro città di origine, anche se la stragrande maggioranza delle volte questi “uomini famosi” nella loro città di nascita non fecero nulla, non inventarono nulla, non crearono nulla, non vissero nemmeno dove erano nati se non nella loro prima giovinezza: ma è una consuetudine, adottata in molte Nazioni, in cui “l’antenato illustre” viene celebrato nella sua città di origine, anche se poi al 99% è diventato famoso ed importante altrove..
E’ un modo per averla scusa di battere a quattrini per le celebrazioni: famoso è famoso Matteo Ricci (tra l’altro molto più famoso in Cina che in Italia e tra l’altro religiosamente molto più importante in Cina che nel resto del Mondo, dove è sconosciuto) ma è solo un dettaglio che si celebri a Macerata la sua importante persona.
Ancora oggi, per moltissimi maceratesi, Padre Matteo Ricci non si sa bene chi sia.
E smettiamola per cortesia di far finta che abbia “fatto grande Macerata” perché non è così.
Importantissimo religioso per i cristiani in Cina, forse il più importante in assoluto, ma sconosciuto ai Maceratesi e nell’alveo della religione cattolica è una delle tante figure minori…
PS: Tra l’altro sono quasi sicuro che a Macerata sia più “famoso” San Giuliano (tra l’altro anche lui non maceratese e santo sicuramente “minore”) che Padre Matteo Ricci